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PAUL REMINGTON & DAVID WALLEY
© Cosmik Debris webzine - traduzione per DK 17

Introduzione di Paul Remington

La prima biografia dedicata a Zappa fu pubblicata nel 1972. Dalla mente dell’autore David Walley uscì un lavoro in grado di cogliere con attenzione l’essenza del musicista e compositore Frank Zappa, non solamente nell’ottica del suo brillante operato nel campo della musica a cavallo tra avanguardia, moderna e contemporanea, ma anche con uno spiccato approccio verso il carattere del personaggio Zappa, unico nel suo caratteristico personalissimo carattere.

Intitolato appropriatamente ‘No Commercial Potential : The saga of FZ”, il libro apparve nella sua dimensione di 150 pagine, dove Walley ripercorreva i fatti attraverso tempi e circostanze per far emergere un interessante angolo di visuale della carriera e della vita di FZ.

Dall’origine allo scioglimento della prima formazione delle Mothers, ed oltre, il libro era scritto con un linguaggio scorrevole spesso contraddistinto da citazioni ‘dirette’ di FZ, di dichiarazioni ufficiali  della famiglia e dei suoi più diretti collaboratori, dei musicisti che lavoravano con lui e di qualsiasi cosa avesse avuto una qualche relazione con l’argomento trattato.

Le citazioni venivano usate a sostegno del contenuto del libro e le riproduzioni fotografiche in esso contenute supportavano a loro volta il percorso cronologico dello svolgimento del testo stesso, creando in questo modo un unica presentazione molto coinvolgente da leggere. E, ancor più significativamente, rimane preziosa testimonianza inalterata nel tempo del periodo intorno alla fine degli anni 60, con la scena ‘freak’, la vita Americana di allora e la cultura che ha influenzato Zappa.
Nel 1980 Walley diede alla pubblicazione una nuova edizione che conteneva materiale precedentemente scritto nel 1972 - non rielaborato - oltre ad una nuova sezione che riguardava l’attività musicale di Zappa dai primi anni ’70 fino agli anni ’80.
Per quanto questa nuova sezione deviasse dall’approccio originale del 1972, in realtà offriva una interessante analisi del lavoro svolto da Zappa in quell’arco di tempo.
La più recente versione di ‘No Commercial potential’ rappresenta la terza riedizione disponibile sul mercato dal 1972.

In questo modo Walley descrive l’insieme di aggiunte presenti in questa ulteriore edizione : « la vita dopo gli anni ’80, elementi di ‘continuità concettuale’, come realizzava la sua musica, brevi recensioni dei dischi, la loro relazione con l’intero suo percorso artistico, discografie aggiornate, bibliografie, videografie, elenco delle pubblicazioni ‘spontanee’, informazioni relative a collegamenti con Internet, il fascino per il Synclavier ed il motivo di ciò, informazioni sul tour dell’88 e ancora ... ». 
Questo atteggiamento di interesse da parte di Walley verso l’aspetto ‘umano’ del personaggio Zappa non è stato accettato da tutti, primo fra questi proprio Zappa. Con un incostante approccio a volte favorevole e a volte invece decisamente contrario, Zappa alla fine bollo’ pesantemente in negativo il libro di Walley giungendo a definire l’autore : « ...uno psicotico ... ».
E la cosa si diffuse tra i più integralisti appassionati zappiani al punto di considerare il libro di Walley a pressochè’  “inutile”.
Per altri invece, esso rimane un importante documento che si aggiunge agli altri disponibili sulla figura di Frank Zappa.
Incurante degli strali lanciatigli contro da Zappa stesso, il libro è comunque rimasto in catalogo, e continua ad acquisire lettori tra le nuove generazioni più giovani in grado di scoprire l’uomo Zappa dietro la sua figura di compositore. Walley espone diverse sfumature dell’uomo Zappa attraverso le citazioni delle opinioni espresse da chi ha lavorato con Zappa stesso.

Dopo aver letto il libro, ci si può anche chiedere il perché di tutto questo chiasso intorno ad esso ed alla fine è possibile realizzare che l’unica ragione di polemica è stata caratterizzata da Zappa stesso, che del resto da sé stesso osservò : « ... questo libro resterà in giro per parecchi tempo ...».
L’approccio di David Walley è equilibrato.
Riconosce che la visuale che uno ricava da Zappa è solamente in relazione a come il lettore lo guarda attraverso il suo approccio verso l’autore.
Il risultato è che molti dei libri dedicati a Frank Zappa che sono disponibili sul mercato offrono una visione di Zappa solo leggermente diversa tra loro. E come Walley osserva, paragonando il suo libro a quello di Nigey Lennon
Being Frank’ : « ...forse se leggi i nostri due libri in contemporanea appare una nuova dimensione di Zappa. ».
Sembra essere questa la chiave per ‘capire’ Zappa, per poterlo comprendere appieno, è necessario abbracciare tutti gli aspetti della vita e della musica dell’uomo. All’interno dello Zappiano ‘Progetto/Oggetto’ e della forse più accessibile ‘Continuità Concettuale’ che scorre il filo conduttore di tutta la poliedrica creatività di Frank Zappa.
Zappa è personaggio tridimensionale, con una immensa profondità, individuale e musicale.
Risulta pressochè impossibile catturare questa ‘essenza’ in un solo libro.
No Commercial Potential’ porta un attento approccio al primo periodo di Zappa, ed è diventato non solamente un importante lavoro per chi acquista Zappa, ma anche per i suoi biografi.

Il monumentale libro di Ben Watson ‘The negative dialectics of the poodle play’ è stato scritto con una particolare attenzione al libro di Walley al punto che quest’ultimo dice : « ... una cosa è certa, senza il mio libro, Watson non avrebbe avuto un solo spunto per scriverlo ... ».
A seguire una conversazione con David Walley che ci ha portati a parlare - ovviamente - di Frank Zappa, dell’uomo e della sua musica, dei libri di Nigey Lennon e di Ben Watson, del suo rapporto con Zappa e di quanto la sua musica si sia inserita ed abbia influenzato la scena musicale in generale e anche elementi di storia e sociologia che hanno circondato la vita di questo realmente unico compositore moderno Americano.

Paul Remington
Quando e come hai presentato ufficialmente a Frank Zappa il tuo libro ‘No Commercial Potential” ?

David Walley
Probabilmente è stato nel 1970 o nel 1971 che gli ho prospettato la mia idea. Ricordo che mi disse « ... non vorrei compromettere la tua possibilità di guadagnarti da vivere ... » e che io gli risposi « ... ma non lo stai facendo... ». C’è un passaggio contenuto nella prima stesura di ‘NCP’ che offre l’elemento fondamentale della nostra conversazione. Considera che all’epoca io ero uno dei pochi giornalisti che stava dalla sua parte a New York, uno dei pochi che conosceva come scrivere riguardo il suo lavoro ... mi disse « ...una delle poche persone che capisce quello che sto facendo ... ».
Io ricordo quando stavo per concludere il mio soggiorno a Los Angeles (più o meno lo stesso periodo in cui Nigey Lennon viveva ‘sotto il di lui pianoforte’ - Nigey Lennon ‘Being Frank’ capitolo n.9 -) e gli confidai che ero molto meravigliato del materiale raccolto e che ero preoccupato da come egli potesse vivere in mezzo a tanta caotica attività (il gruppo, la famiglia, l’attività politica ecc) e nello stesso tempo mantenersi così solitario.
Ricordo che mi diede uno sguardo bizzarro senza dire nulla, ma capii che avevo centrato il bersaglio.
Dovevano essere le quattro o le cinque di mattina e mi ricordo anche che quando gli dissi che non avrei potuto completare il libro e che ero in crisi su cosa fare a riguardo egli rispose confortandomi in modo molto amichevole, lontano dal precedente rapporto intervistatore-intervistato « ...ma certo che sei in gradi di realizzare il libro ... tu capisci cosa sta succedendo ..., sei un buon scrittore ... ». Vedi, sapevo che l’unico modo per carpire il vero Zappa sarebbe stato quello di essere altrettanto vero e spontaneo me stesso ... forse troppo sincero.
Io credo che lui abbia sempre avuto problemi ad essere sincero con gli altri per autodifesa, nel timore che gli altri avrebbero potuto fargli male, cosa questa che comunque alla fine ha cercato e trovato.
A dirla tutta, lui sapeva perfettamente che io avevo capito, ma sapeva anche che non era mia intenzione di danneggiarlo in qualche misura. Per cui quali potevano essere le alternative ?
Avrei potuto parlare (e, ad onor del vero, l’ho fatto) con le sue ex ragazze ed usare il materiale così raccolto. Avrei potuto parlare con la sua ex-moglie che avrebbe avuto senz’altro un sacco di cose da dire, ma non era nelle mie intenzioni. Sarebbe stata robaccia. Era un problema di riconoscenza.
Sapevo chi fosse Zappa, al contrario lui non aveva benchè la minima informazione sul mio conto. Aveva una fortissima personalità dotata di grande magnetismo, capace di metterti in soggezione, ma non era mia intenzione avere qualcuno sopra di me, in grado di trasformare in un qualcosa di meramente pubblicitario il mio libro che invece avrebbe dovuto rappresentare con intensità e profondità quanto in esso contenuto.

Paul Remington
Nell’apprestarti a scrivere ‘NCP’ avevi intenzione di affrontare l’argomento da una prospettiva sociologica oppure eri interessato a far emergere quanto la cultura ed il costume Americano fosse parte del personaggio Zappa e delle sua musica ?

David Walley
Ho guardato alla musica di Zappa come ad un importante momento storico e culturale. Era interessante non solamente dal punto di vista di ciò che scriveva (testi, crogiolo di stili ...) ma anche COME egli la realizzava. Se fosse stato solamente una ‘celebrità del mondo rock’n’roll’ avrei probabilmente apprezzato il suo lavoro, ma non ne sarei diventato così appassionato.
Mi sono diplomato con una tesina che riguardava la storia moderna Europea e scrivendo un saggio sull’argomento ‘Movimenti rivoluzionari nella Comune di Parigi’. Era il 1968. Parigi era in fermento, ed io mi stavo chiedendo di quanto non fosse importante trarre dalla storia motivo di previsione futura.
In Zappa ho intravisto una sorta di risorsa fondamentale, una grande opportunità per discutere la cultura Americana nel suo manifestarsi di allora.

Paul Remington
Sei stato il primo a dedicare una biografia a Frank Zappa. Cosa hai riscontrato in lui che ti ha spinto a scrivere un libro sulla sua persona ?

David Walley
Zappa ... era qualcosa di più di una semplice ‘celebrità del mondo rock’n’roll’ ... anzi ... non era una ‘celebrità rock’n’roll’ ... era invece un compositore che utilizzava il linguaggio della musica rock’n’roll come qualsiasi altra forma espressiva della musica Americana. Venni colpito dal suo modo di utilizzare forme musicali tra le più disparate così quanto dall’uso delle parole così ricche di satira.
Tali parole e tale musica faceva di lui un vero e proprio personaggio unico nella cultura Americana, molto vicino a Charles Ives e Howlin’ Wolf ... voglio dire ... io fui affascinato dal fatto che egli viaggiasse attraverso tutte le possibili aree musicali ampliandole a loro volta. Il suo ambiente concettuale era di gran lunga più ampio di quello di una ‘stella’ della musica commerciale. Se non avesse rappresentato un fatto storico a livello culturale io credo che non ne sarei rimasto così impressionato. Ovviamente, avrei comunque ricercato, ma non sarei stato così innamorato di quanto egli stesse facendo all’epoca.
Poi, aveva anche un immagine ‘seria’ al tempo della ‘contro-cultura’, ma non nel vacuo senso della contestazione giovanile tout-court.

Paul Remington
Quando hai iniziato a lavorare a ‘NCP’ ?

David Walley
Nel 1967 ed ero all’Università di Rutgers - e se ricordi bene la classe del ’67 passò dalle battaglie per i diritti civili all’uso dell’acido in soli quattro anni ... - ( e a questo proposito Walley mi ha rilasciato un ulteriore precisazione « ... ciò a cui facevo riferimento erano gli ideali che vivevo da studente negli anni sessanta. L’interesse politico negli anni dell’università cambiò gradualmente - ma velocemente - dall’interesse per i diritti civili sociali attraverso il movimento di protesta contro la guerra del Viet Nam, e contemporaneamente la cultura degli stupefacenti divenne manifesto di ‘controcultura’ ». N.d.t. ) per andare a vedere Butchy McCormick ( un amico di Walley, colui che lo ‘iniziò alla musica di Zappa ed all’uso delle sostanze stupefacenti - n.d.t. ) che mi affascinò, suonò anche ‘Help I’m a rock’ (...) (sorriso) Dopodichè vidi i Mothers al Garrick Theatre di New York. Quando mi trasferii a New York e lavorai alle recensioni musicali per il giornale Jazz & Pop Magazine, pubblicarono la mia recensione di ‘Uncle Meat’ e dal momento che il mio editore era amico di un amico di Frank, ebbi l’opportunità di incontrare Zappa al festival jazz di Newport dove, leggendo la mia recensione mi disse che io ero «... uno dei pochi che aveva capito quanto lui stesse facendo... ». Così io continuai a scrivere di Frank, e fui comunque uno dei pochi critici nella Underground Press a dargli spazio più di una volta.

Paul Remington
E quale è stato invece l’approccio alla prima edizione del 1972 ?

David Walley
In realtà è stato ‘il materiale’ che si è avvicinato a me ... all’epoca stavo leggendo ‘Cat’s Cradle’ di Kurt Vonnegut e venni colpito da una frase « ...come era ovvio supporre capitasse ... » che mi fece riflettere su come fosse stata quella la mia opinione sull’organizzazione della vita di Frank Zappa.

Paul Remington
Hai trovato difficile creare un ‘profilo’ di Zappa ?

David Walley
Era complicato perché non ero io - in un certo senso - a condizionare il materiale raccolto, ma era il materiale stesso a condizionarmi. Ero partito dall’idea di cercare di presentare quest’uomo nel suo tempo e da questo poi evolvere il discorso.
Avrei voluto mettere in parole e spiegare il procedimento di come Zappa costruiva la sua musica, descrivere quindi il meccanismo operativo del suo lavoro, scrivendo, con la sua stessa tecnica musicale applicata alla prosa, la sua storia.

Paul Remington
Quanto successo riscosse la prima edizione del libro ... che ovviamente adesso è considerato una delle biografie essenziali su Zappa ... ma all’epoca, venne subito notato ?

David Walley
Ha sempre riscosso recensioni favorevoli in tutte le più importanti pubblicazioni del momento, dal Rolling Stone, Cream, Rock Magazine, Win Magazine.
Naturalmente ciò era anche aiutato dal fatto che molti dei miei colleghi che mi conoscevano erano perfettamente al corrente di quale situazione di merda avessi dovuto accettare non avendo voluto essere ‘di parte’, ma era anche in fondo un buon lavoro che essi apprezzarono. Era una formidabile presenza nella sua originale stesura stile ‘anni sessanta’ dopo tutto ...

Paul Remington
Certo è che se tu dovessi scrivere adesso ‘NCP’ il materiale da analizzare sarebbe sicuramente più ricco e differente di quello che avevi a disposizione nel 1971. Vorrei capire in che modo i cambiamenti occorsi durante la vita di Frank Zappa avrebbero potuto modificare la tua descrizione di lui come soggetto biografico ... in che modo il tuo punto di vista su Zappa è cambiato dall’originale ispirazione delle parole di Vonnegut...

David Walley
Non capisco cosa intendi per ‘più ricco e differente ‘.
Io ho scritto ‘NCP’ per contestualizzare Frank, per offrire ai lettori qualche spunto per capire da dove egli provenisse. La maggior parte delle celebrità della musica commerciale non hanno altro contesto se non quello del successo di mercato e del mondo ad esso correlato. In questo, la figura di Frank Zappa è di gran lunga più ricca, voglio dire, per la storia degli Stati Uniti, gli anni ’60 hanno rappresentato un momento molto importante, unico. Una volta inserito in un contesto tutto viene di conseguenza correlato ad esso.
Prendiamo un esempio, Frank NON era un hippie, era un freak. La parola ‘Hippie’ è una precisa categorizzazione commerciale. Ecco un percorso : beatnik-head-hippie-doper-yuppie. La satira di Zappa ha interessato tutti questi stadi, queste fasi comportamentali.
La storia politica contemporanea Americana stessa ha fatto parte della fonte da cui Zappa ha tratto ispirazione, così come i giornali e la televisione.
Se sei dotato di uno spiccato senso della satira, allora lavori con quello che hai intorno, un po’ come Mort Sahl o Lenny Bruce, che usavano i quotidiani come veri e propri elementi dei loro spettacoli, da cui attingere spunti, analogamente Zappa lo ha fatto con sistemi più moderni ... per così dire.

Paul Remington
...si, infatti è una delle cose che ho sempre trovato affascinanti del lavoro di Zappa, questa sua capacità di inglobare qualsiasi cosa, commerciale e non.
Era al di là dell’aspetto meramente commerciale. E’ interessante anche sottolineare come fu il suo rapporto con il mercato che da una parte lo rifiutò, mentre dall’altra lo attirò a se cercando di accorparlo. Credi che cercasse di combattere una battaglia - persa peraltro in partenza - nel suo tentativo di ridefinire i canoni della ‘commercialità’, che in questo modo avrebbe potuto permettere al suo lavoro di essere completamente accettato ?

David Walley
...non ritengo fosse ‘OLTRE’ l’aspetto ‘commerciale’, nel senso che aveva una sviluppatissima sensibilità a ciò che era ‘commerciale’, o meglio, di ‘come’ poter far parte del ‘mercato’. Penso cercasse di vendere il suo prodotto al mercato di un suo pubblico più ampio possibile. Secondo me, vi sono parecchi altri gruppi che avrebbero dovuto imparare la lezione da Zappa - anche di come sia stato in grado di far vendere la sua ‘dance music’, positiva o negativa ... (risata) ... vedi, quando uscii dalla scuola superiore ero saturo di studi classici quali Orazio, Petronio, Erodoto, Livio eccetera. E nello stesso tempo fui entusiasta di imparare dall’acido cosa significasse la ‘metafora’. Perciò comunque, il mercato discografico non è solamente un grande palcoscenico, e se hai gli occhi per vedere, vi puoi trovare favole e lezioni interessanti da conoscere ed imparare, positive e negative ... tipo ... ‘non credere mai alla tua personale pubblicità’. L’importante sta nell’avere delle buone coordinate per attraversarlo.

Paul Remington
... essere ‘OLTRE’ l’aspetto ‘commerciale’ era riferito solamente alla sua musica, non a lui in qualità di persona ... e per quanto ‘commerciale’ possa essere la musica di Zappa è comunque molto spesso ignorata dai media ed in particolare dalle emittenti radiofoniche ... sei d’accordo ?

David Walley
Dipende di che brano musicale stai parlando ... credo che molti responsabili di trasmissioni radiofoniche abbiano avuto grosse difficoltà a collocare o catalogare o identificare quella musica.
Per farlo era per loro necessario pensarci troppo e questa considerazione li ha indotti a ritenere che anche il loro pubblico avrebbe avuto la stessa necessità ... il che non è necessariamente vero.
I direttori dei programmi sono spesso ‘molto indietro’ con i gusti per cui parte della musica di Zappa o era troppo ‘ricercata’ oppure troppo ‘volgare’. Zappa ha forzato i limiti ... sfortunatamente i limiti lo hanno respinto ...

Paul Remington
‘NCP’ contiene una molto dettagliata descrizione della Los Angeles e della scena Freak dei tardi anni ’60, il che fa capire che tu vi abbia fatto parte in qualche modo, o abbia vissuto tutto ciò molto da vicino. Puoi spiegarci qualcosa di quel tuo passato e di come quel passato ti abbia fornito quanto necessitavi per scrivere il libro ?

David Walley
A quel tempo lavoravo per alcuni giornali (East Villago Other, Jazz and Pop Magazine) e collaboravo saltuariamente con altri. Vivevo nel quartiere Lower East Side a New York e l’ufficio del mio giornale era proprio sopra il Fillmore East nella Second Avenue, vero centro culturale.
Visto che il mio lavoro era quello di giornalista avevo l’opportunità di usufruire di un buon numero di viaggi pagati per incontrare altri miei colleghi. Comunque il fenomeno Village era in crescita ed io ero proprio lì, al numero 7 di 74 East, proprio nel centro della stessa strada. La mia provenienza era quella di un diplomato in storia inserito senza una particolare specificità nel mondo della musica rock’n’roll. Credo di essere stato fortunato ad essere stato nel posto giusto al momento giusto ... o almeno così sembra sia capitato ...

Paul Remington
Quali contatti, se ve ne furono, avesti con Zappa o i suoi collaboratori prima di scrivere il libro ? ... o meglio ... hai sviluppato i contatti personali durante il periodo in cui scrivevi il libro ?

David Walley
A dire il vero prima di iniziare a scrivere il libro non ebbi alcun contatto con il gruppo ... magari giusto un saluto informale di tanto in tanto ... solamente nella fase di stesura del libro ho approfondito i miei contatti, in special modo con Don Preston e quel gruppo, e più tardi con Mark (Volman), Howard (Kaylan), Jim (Pons), Aynsley (Dunbar), Jeff (Simmons) e George (Duke) mentre lavoravo a tempo pieno sul progetto.

Paul Remington
Quale fu la primissima reazione di Zappa alla lettura del libro ? e come cambiò nel tempo ?

David Walley
Zappa ne fu divertito ma non particolarmente entusiasta.

 

Frank Zappa
... senti, adesso che ho trent’anni, in cima alla vetta della collina
non è che la cosa mi interessi poi molto,
non me ne frega molto in realtà ...
Se vuoi fare un libro su di me
esprimendo le tue teorie e le tue fesserie,
come potrei fermarti se
per questo tipo di operazioni esiste un ‘mercato’ ?
Quindi, al di la di produrre o meno
documenti che narrino storicamente le cose
il fatto è che le banalità non interferiscono
con i fatti reali ...
David Walley
... fino a quando si scrive dell’artista
ed egli stesso è in circolazione ...
Frank Zappa
...si, lo so ... il momento che cominci
a fare qualcosa di questo tipo nell’ambito
della musica pop automaticamente ...
David Walley
... un momento ... io non ti ritengo un artista ‘ pop’ ...
Frank Zappa
......beh ... è del tutto irrilevante come tu mi consideri ...
e più ci penso meno mi preoccupo di impedirti
di guadagnarti da vivere comunque ...
David Walley
...infatti.

(p. 156, "No Commercial Potential”,© David Walley.)

 

Paul Remington
Parlando di se, Zappa si è autodefinito più di una volta - ‘in cima alla collina’ all’età di 30 anni ... perché ?

David Walley
No, in realtà stava solamente diventando più smaliziato .. voglio dire ... in realtà l’intero concetto di ‘essere in cima alla collina’ deriva dal modo di dire degli anni ’60 mutuato da ‘Don’t trust anyone over thirty’, quando Abbie Hoffman e Jerry Rubin erano popolari intorno ai loro 35 anni ... penso.
Non è da tenersi in particolare considerazione quell’affermazione, no ... io l’ho riportata solamente perché esplicava significativamente qual’era il procedimento del pensiero di Frank ... il suo lato più istintivo ... credo.

Paul Remington
Alcune delle persone del giro di Zappa ti hanno manifestato la loro solidarietà durante la causa tra te e Zappa o sono restati al di fuori dell’intera vicenda ?

David Walley
Molti di loro mi hanno contattato per farmi sapere che secondo loro avevo scritto un libro ‘esplosivo’ chiedendomi però di non fare sapere a Frank la loro opinione altrimenti sarebbero stati da lui citati in tribunale a loro volta. Io ho rispettato le loro richieste, ma già il fatto che mi avessero manifestato apprezzamento per quanto avevo tentato di fare fu per me motivo di soddisfazione.

Paul Remington
Interessante ...un significativo esempio del controllo che Zappa esercitava non solamente sulla sua musica ma anche sui musicisti da lui ingaggiati ... ma come la prendevano i membri delle differenti formazioni questa forma di controllo ... ?

David Walley
Ovviamente la stigmatizzavano (vedi ‘200 Motels’) ma sotto di essa veniva offerta loro l’opportunità di suonare grandi cose e di trascorrere piacevoli esperienze ... naturalmente dovevano stare ben attenti a quanto dichiaravano di lui alla stampa ...

Paul Remington
Credi che i componenti della prima formazione delle Mothers lo abbiano rispettato ... e a che livello ?

David Walley
... erano coetanei ed avevano le loro aspirazioni con lui ... ma dal momento in cui Frank licenziò le prime Mothers ed assunse il controllo divenne il leader. Lui pagava loro perché lavorassero PER lui non CON lui ...credo.

Paul Remington
C’è una sensazione controversa riguardo al tuo libro, da qualcuno ritenuto offensivo e lesivo ... credi possa effettivamente essere inteso in questo modo ?

David Walley
No, solo Frank si offese, e in molti mi hanno detto che - che piacesse a lui o no - esso descriveva esattamente come era il personaggio Frank Zappa ... da qualche parte puoi trovare qualche riferimento in alcune dichiarazione e soprattutto in una lettera che io scrissi a Zappa in quel periodo alla quale egli ovviamente non rispose.

Paul Remington
Credo che una parte dei lettori possa avere l’impressione che tu abbia dato una particolare impronta al libro proveniente dalle considerazioni di quanto NON ti sia piaciuto di Zappa ... molto spesso chi scrive biografie non è così tagliente nei confronti del soggetto del libro ...

David Walley
Assolutamente no, non ho in alcun modo voluto caricare con una particolare ‘tendenza’ il libro.
Il materiale che ho raccolto si presenta esattamente per come è apparso a me ... l’ho già detto è stato il materiale stesso a guidarmi nella sua stesura e solo a volte sono intervenuto per sistemarlo ... che mi si creda o meno, non ero alla ricerca di una qualche particolare tensione ‘negativa’ , quanto di negativo presente nel libro deriva proprio da Frank stesso impegnato a pensare quanto avrei potuto dire ma che in effetti non ho detto ... avrebbe potuto accettare il tutto molto molto meglio.
In ogni modo, non capisco ancora oggi che cosa ci sia di negativo nell’affermare che gli esseri umani sono fallaci, era un essere umano in un contesto universale altrettanto umano ... un grande artista, certo ... con ogni probabilità un genio ... ma anche i geni sanno essere stupidi a volte ... e allora ... Frank ha occupato tanto tempo a chiamare ‘stupido’ tante persone ed era sicuramente suo diritto farlo, ma non sembra essersi mai guardato dentro ... e ancora come avrebbe potuto farlo ? Io posso solamente dire che sono stato abbastanza fortunato nello trovare argomenti che mi ispirassero e che mi facessero crescere intellettualmente in questo lavoro ...

Paul Remington
... siamo d’accordo su questo punto, ma altri potrebbero dissentire ... se devo esprimere la mia opinione, credo che il ‘lato negativo’ del libro sia dipeso essenzialmente da Zappa ... una sorta di problema con l’accettazione del proprio lato più umano (per Zappa come per i suoi affezionati e più accaniti sostenitori ). Per molti infatti è difficile vedere il proprio idolo ridimensionato. Ben più facile attaccare la credibilità dello scrittore ... che diventa il bersaglio principale ... sei d’accordo ? e come hai imparato a convivere con questo inconveniente ?

David Walley
Sono troppo poco ‘scrittore’ per avere una reazione scontrosa a riguardo ... io sono perfettamente cosciente di quanto ho fatto, ricordo la cura, la fatica e l’impegno profuso per l’ideazione e la realizzazione del libro. Da scrittore non sono così condizionato dal mito dei grandi musicisti come invece può essere un affezionato estimatore.. Nel periodo in cui lavoravo come critico musicale rock tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, ebbi modo di incontrare molti musicisti. Alcuni erano ragazzi in gamba altri erano degli emeriti stupidi. Non si atteggiavano da pop stars con me, la maggior parte di loro era a me coetanea, per cui giungevamo a parlare di vari e diversi argomenti come l’arte, la musica, la politica e la letteratura. Loro sapevano che era un gioco nella stessa misura in cui io lo sapevo. Cercavamo di conversare di argomenti che effettivamente fossero significativi. Probabilmente l’unica intervista veramente brutta che mi sia capitata fu quella con Jeff Beck e Rod Stewart quando i due suonavano insieme. Sommando entrambi non ho totalizzato neanche una mezza intervista. Comunque, a parte questo, in genere ho incontrato sempre persone piuttosto intelligenti. Tutti ammiravano Zappa per quanto stava facendo, soprattutto la Bonzo Dog Doo Dah Band e Viv Stanshall, per quanto io penso che si trattasse di una sorta di ammirazione comune della generazione.

Paul Remington
... la qual cosa è anche comprensibile, e sono anche persuaso che la maggior parte delle persone che sono venute in contatto con il tuo libro, non sono state ‘offese’ dal tuo approccio all’argomento. Hai ricevuto consensi espliciti al tuo libro ? Indipendentemente dalle proprie convinzioni di ‘coscienza’, posso immaginare che ricevere assensi è una cosa che fa sempre molto piacere e significare molto ...

David Walley
In effetti ho avuto modo di verificare le reazioni di lettori che avevano acquistato anche le altre edizioni del libro, soprattutto professori di musica. Quando ho avuto modo di collegarmi via computer e quindi ho avuto modo di avere contradditori sull’argomento, sono rimasto positivamente colpito da quale portata avesse avuto il mio libro nel mondo degli Zappiani ... a volte uno scrive un libro, lo finisce e ne comincia subito un altro ... alcuni libri però ‘camminano’ altri no.

Paul Remington
Zappa ti ha citato in tribunale per il tuo libro ?

David Walley
No, non ha dato luogo ad alcuna causa, anche se il fratello di Herb Cohen, Mutt, più volte minacciò di agire in tal senso. Il mio editore si sentiva sull’orlo del fallimento, pensando che io non avrei mai avuto il benestare di pubblicare il materiale, ma io il mio lavoro lo avevo svolto, avevo dato loro la richiesta di autorizzazione che però era andata smarrita quando, morto improvvisamente l’amministratore della compagnia, era rimasta sepolta tra le carte della sua scrivania, e lì vi rimase per sei mesi. Mi ero anche preparato personalmente ad omettere i testi offensivi (quelli superflui e non correttamente utili alla comprensione), ponendo sulla copertina la scritta ‘CENSURATO’, il che avrebbe sicuramente aumentato il valore del libro, se non altro il proprio valore storico.
Ma quando poi, alla fine, la liberatoria saltò fuori, noi inviammo loro la somma pattuita ... somma che ci rispedirono e allora, a quel punto decidemmo di mandarli a quel paese e pubblicammo comunque il libro ... alla lunga credo che la cosa abbia funzionato ... no ?

Paul Remington
... ma pensa un po’ ... censurato in copertina ... certo sarebbe stata veramente una coraggiosa e concreta affermazione ... credo che a Zappa non sarebbe piaciuta ... ma del resto come avrebbe potuto contrastare ciò ... cosa ti ha indotto poi a non farlo ?

David Walley
... il fatto che Frank dicesse pubblicamente molte cose che erano in evidente contrasto con il suo stesso comportamento .. come dice Whitman ... « ...se contraddico me stesso, io mi contraddico ... ».
Ovviamente, se lo avessi fatto avrei venduto il libro molto di più e molto più velocemente ...

Paul Remington
... ma la risposta comunque non sembra completa ... perché hai rinunciato a pubblicare il libro con la scritta ‘CENSURATO’ sulla copertina ) Avresti, in fondo, potuto farlo ... la controversia con Zappa è la parte che mi interessa maggiormente, anche se posso intuire una qualche ragione per cui tu non ti sia spinto così avanti...

David Walley
... credo ... riflettendo a posteriori ... che avrei certamente potuto farlo, ma allora sarebbe stata una bugia. Se mi avesse fatto pervenire una diffida ed io ed i miei amici fossimo dovuti andare nei negozi per togliere tutto, allora sarebbe stato l’unico motivo per ricorrere ad un simile espediente. Il mio editore ritenne fosse una grande idea ... comunque sapevo di avere ragione e ... a quel paese Zappa se non sapeva stare allo scherzo ...

Paul Remington
Se ti limitavi semplicemente a riportare fatti, ancora non capisco i motivi della reazione di Zappa, forse riteneva che il libro contenesse un particolare inclinazione verso una TUA interpretazione degli stessi fatti ... cosa che, peraltro è prerogativa degli scrittori ...

David Walley
...chiunque con un minimo di buon senso avrebbe pensato quanto dici, per cui anch’io non ho mai capito perché ha sprecato una buona parte della sua vita (specialmente durante gli anni ’70) a sparlare di me ... ricordo di avergli detto che se non gli era piaciuto il libro, bastava semplicemente che non lo nominasse nemmeno ... ma come recita il vecchio adagio ... «tristezza chiama tristezza, ma alla fine il bene trionfa ...»

Paul Remington
... ma in che modo sparlò di te ?

David Walley
... beh, rilasciò interviste ad alcune riviste (Gallery e Penthouse) dove mi descriveva come uno psicotico, con problemi di personalità, non in grado di capire ciò che egli (Zappa) andava facendo, arrivò al punto di dire che io dovevo aver inventato tutto, che nulla di quanto menzionato nel libro aveva un qualsiasi riscontro nei fatti!

Paul Remington
... cosa hai provato nel realizzare che l’oggetto del tuo lavoro ti si sia rivoltato contro ?

David Walley
Fui molto scosso dalla reazione di Frank al mio libro dal momento che io ero partito da una posizione di assoluto rispetto per quanto lui stava cercando di fare ... la trovai incredibilmente paranoica come reazione, ma, anche questo aspetto, visto a posteriori, è da imputarsi credo alla sua visone del mondo circostante (ampiamente dimostrata ed esposta nel libro), nella misura in cui era evidente che Zappa era una persona molto sulla difensiva, o meglio, richiedeva di essere protetta.
Egli fu colpito da quanto Captain Beefheart disse una volta, cosa chi io trovai molto accurata.
Frank era grande nel criticare gli altri, ma non altrettanto se stesso. Disprezzo il suo primo nucleo di musicisti, arrivando a definire Ray Collins ‘un tipico prodotto della mente bruciata dall’acido’ (frase questa presente nelle primissime stesure del libro e che sono stato costretto a rimuovere dalle successive edizioni perché invitato a farlo legalmente e perché a supporto della veridicità di tale affermazione non potevo portare alcuna registrazione relativa), una definizione crudele quanto probabilmente ‘gentile’ nel novero delle tante altre che diede ... comunque i suoi commenti mi colpirono sempre, a volte inibendo la mia voglia di approfondire amichevolmente gli argomenti ...

... vai alla seconda parte ...

     

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