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IL TORNADO CHE HA INVESTITO IL ‘PUNTO-G’ DELLA MUSICA CLASSICA

 

da 'Frank Zappa and the Fathers of the Invention'
Cambridge Corn Exchange, 1998

©1998 Newspaper Publishing P.L.C.
Con citazioni da «The tornado that hits the classical G-spot » di John L Walters

Traduzione ed adattamento di Alessandro Pizzin

© Pietro Scuderi 1996

Se è vero che altre rockstars si sono infilate ‘nel naso’ gran parte delle fortune guadagnate con il loro lavoro, è certamente vero che Frank Zappa, tutti i suoi soldi se li è certamente ‘infilati nelle orecchie’. Ora, come sostiene John L.Walters, anche i musicisti prettamente classici si stanno accorgendo dell’uomo ricordato come ‘La Mamma’. La reputazione postuma di Frank Zappa ha raggiunto un livello significativo. Ora che egli finalmente riposa tranquillo nella sua condizione di defunto (giusto ricordare come egli sia morto a causa di un tumore alla prostata pochi giorni prima di compiere i suoi 53 anni nel Dicembre del 1993) sembra che i responsabili dei programmi concertistici classici siano inclini con entusiasmo ad inserire composizioni di Frank Zappa.

Le moderne intricate partiture (alcune delle quali intitolate sconvolgentemente ‘Preferenze Orchestrali’ o ‘Orifizio Alieno’) sono diventate effettivamente delle ‘preferite’ ... o almeno questa sembra essere il principale motivo per cui, con la dicitura ‘Frank Zappa e i Padri dell’Invenzione’ la Britten Sinfonia ha proposto tre serate concertistiche dedicate a Stravinsky, Nancarrow, Reich, Varese, Copland, Ives e Cage. L’ensemble orchestrale, diretto da Stefan Asbury, si è esibito recentemente a Cambridge. La gente è solita pensare a Frank Zappa come a quel tizio ritratto seduto sul water ed immortalato da un poster molto famoso ... o in altro caso come l’autore di stramberie curiose quali canzoni intitolate ‘Tette e Birra’. Contrariamente, i musicisti lo hanno sempre preso seriamente invece. Basti pensare che Pierre Boulez registrò un intero album di sue composizioni (... particolare in realtà non esatto, dal momento che l’album a cui fa riferimento l’autore dell’articolo è ‘The Perfect Stranger’, che contiene solamente tre brani eseguiti dall’Ensemble Intercontemporain ed altri invece prodotti attraverso l’uso del Synclavier n.d.t).
E vale la pena aggiungere che
Ken Nagano, giapponese nato in Usa ed ora direttore della Manchester’s Halle Orchestra, a sua volta diresse la LSO agli inizi degli anni ’80 nell’esecuzione di alcune composizioni di Zappa, dichiarando più volte di essersi realmente entusiasmato grazie al di lui talento compositivo con affermazioni quali «... eppure nessuno si focalizza sul suo modo di scrivere musica ...» precisando in questo modo che il sistema di scrittura di Zappa può esser certamente considerata complesso, ma è altrettanto certamente chiaro e, in definitiva, ‘suonabile’, rappresentando così un significativo stimolo per buoni musicisti.
Nel libro ‘
The Real Frank Zappa Book’, in un lungo capitolo intitolato ‘Tutto sulla musica’, Zappa stesso espone alcune teorie molto ‘pratiche’ riguardo la costruzione e la realizzazione delle sue partiture. Da ciò emerge quasi che Zappa abbia trattato il suo essere chitarrista come il suo vero lavoro e la sua produzione orchestrale come la sua vera passione. Zappa iniziò a scrivere musica a 14 anni soprattutto perché era affascinato dall’immagine della musica disegnata sul pentagramma.
Fece esperienza ascoltando la musica di Edgard Varese - il musicista esule francese esponente della corrente legata al cosiddetto ‘suono organizzato’ - scoprendo poi Stockhausen e Pierre Schaeffer, il pioniere della ‘musique concrete’. Soprattutto autodidatta si cimentò con le regole dell’armonia e del contrappunto prima di optare per un primitivo sistema dodecafonico.
Dopo quella fase post-adolescenziale Zappa ebbe l’opportunità di ascoltare le sue composizioni suonate e decise che quello stile non era proprio di suo gusto e quindi opto’ per un approccio alla musica molto più eclettico. E quando alla fine ebbe a disposizione una vera orchestra, grazie alla sua notorietà acquisita alla fine degli anni ’60, Zappa propose un stile maturo che affinò costantemente per 25 anni, giungendo anche in tempi più recenti all’utilizzo della tecnologia digitale per ulteriormente espandere la propria immaginazione creativa. Zappa si guardò dalle strutture classiche quali le sinfonie o i concerto dichiarando che tali forme erano state imposte ai compositori «in modo che gli ascoltatori con scarsa immaginazione riuscissero a capire ciò che il compositore andava facendo». La maggior parte del suo lavoro quindi mantiene una sorta di continuità vagamente organizzata oppure una forma-canzone di base.
Zappa amava «piazzare quei piccoli puntini neri sulla carta da musica ...» ed una volta ebbe a scrivere «...essere in grado di scrivere un brano musicale ed ascoltarlo invece nella propria testa sono due cose che danno sensazioni completamente diverse e rappresentano un’emozione molto diversa da quelle possibili date da un’esperienza d’ascolto comune.»
Ha investito migliaia di dollari per allestire ragionevoli prove per poi realizzare esecuzioni e registrazioni dei suoi lavori orchestrali ... appunto ... i soldi che altre rock star si sono infilati nel naso lui, dopo averli raccolti, se li è infilati nelle orecchie. Eppure non è possibile trovare il suo nome citato in alcun libro di musica classica ... come ad esempio nel gigantesco libro dedicato ai compositori moderni americani da John Warthen Struble il nome di Frank Zappa è omesso. Così, quando la Britten Sinfonia ha scelto di includere Frank Zappa nel proprio repertorio dedicato al viaggio nei diversi paesaggi della musica del ventesimo secolo, è sembrata cosa straordinaria per un’ensemble orchestrale tradizionale.
«
Get Whitey’ tratto dall’opera ‘The Yellow Shark’ è realmente un capolavoro - afferma Cashian - una sorta di similitudine con Passacaglia con melodie che si muovono liberamente ... con un sentire Italiano ... si ha l’impressione di una grande macchina che si muove con il suo grande meccanismo ...». Nicolas Slonimsky, autore del famoso libro ‘Thesaurus of Scales and Melodic Patterns’ una volta osservò che «Zappa utilizza 12 differenti note ed 11 differenti intervalli ... ciò che egli è in grado di realizzare con questi elementi in termini di organizzazione è ... il segreto della sua grandezza In questo modo Zappa è un classicista ed al contempo un costruzionista ... ed il fatto che non sia stato educato da una scuola ‘formale’ accademica è facilmente contrastabile nel momento in cui probabilmente lo stesso Webern non ha mai studiato completamente un libro di contrappunto.» Zappa era sicuramente un pignolo nelle prove, uno in grado di insistere in lunghi periodi di prova ma con una flessibilità evidente verso l’improvvisazione, in grado di assecondare il talento virtuoso di musicisti quali George Duke o Vinnie Colaiuta, un talento naturale non facilmente riscontrabile nei musicisti di estrazione classica. Suonati da ensemble ridotti nel numero, i suoi brani possono suonare artificiosi, freddi e tecnicistici, ma con la giusta combinazione dell’insieme, il connubio tra il musicista ed il direttore portano la stessa musica ad una vitalità indiscutibile, confermato anche dall’affermazione di Kent Nagano convinto che Frank Zappa abbia «...portato alla luce un concetto peculiarmente Americano dell’armonia, come un altrettanto particolare concetto dell’ironia e del buonumore tipico proprio dell’America...» Anche il problema della convivenza artistica in Zappa del repertorio classico e della sua dimensione più rock in fondo risulta un falso problema. Zappa ha trattato TUTTA la musica come una forma di intrattenimento. E la conferma di quanto appena notato è chiaramente distinguibile nell’ascoltare sia le registrazioni dei suoi concerti negli stadi come nelle sue proposte musicali più colte, la qualità dell’invenzione armonica originale e dell’abilità musicale dei musicisti è comune ad entrambe le due dimensioni artistiche.
Tutto lo ‘Zappa-pensiero’ sonoro è presente ovunque, anche in presenza dei testi dileggianti Jimmy Swaggart. La versione ‘reggae’ del Bolero di Ravel che Zappa propose nella fine degli anni ’80 presenta quella particolare ‘spezia umoristica’ che certamente ravviverebbe appuntamenti musicali classici come ‘Night of the Proms’ Ed io ho il fondato sospetto che i musicisti classici trovino talvolta divertente affrontare le partiture di Zappa, magari dopo stagioni di prove ‘ben indottrinate’ classicamente deve rappresentare per loro un brivido illecito abbandonarsi ai turbolenti temi di composizioni quali ‘
G-spot tornado

     

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