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Le moderne
intricate partiture (alcune delle quali intitolate sconvolgentemente
‘Preferenze Orchestrali’ o ‘Orifizio Alieno’) sono diventate
effettivamente delle ‘preferite’ ... o almeno questa sembra essere il
principale motivo per cui, con la dicitura ‘Frank Zappa e i Padri
dell’Invenzione’ la Britten Sinfonia ha proposto tre serate
concertistiche dedicate a Stravinsky, Nancarrow, Reich, Varese, Copland,
Ives e Cage. L’ensemble orchestrale, diretto da Stefan Asbury, si è
esibito recentemente a Cambridge. La gente è solita pensare a Frank
Zappa come a quel tizio ritratto seduto sul water ed immortalato da un
poster molto famoso ... o in altro caso come l’autore di stramberie
curiose quali canzoni intitolate ‘Tette
e Birra’.
Contrariamente, i musicisti lo hanno sempre preso seriamente invece.
Basti pensare che
Pierre Boulez
registrò un intero album di sue composizioni (... particolare in realtà
non esatto, dal momento che l’album a cui fa riferimento l’autore
dell’articolo è ‘The Perfect
Stranger’, che contiene solamente tre brani eseguiti dall’Ensemble
Intercontemporain ed altri invece prodotti attraverso l’uso del
Synclavier n.d.t).
E vale la pena aggiungere che
Ken Nagano, giapponese nato in Usa ed ora
direttore della Manchester’s Halle Orchestra, a sua volta diresse la LSO
agli inizi degli anni ’80 nell’esecuzione di alcune composizioni di
Zappa, dichiarando più volte di essersi realmente entusiasmato grazie al
di lui talento compositivo con affermazioni quali «... eppure nessuno si
focalizza sul suo modo di scrivere musica ...» precisando in questo modo
che il sistema di scrittura di Zappa può esser certamente considerata
complesso, ma è altrettanto certamente chiaro e, in definitiva,
‘suonabile’, rappresentando così un significativo stimolo per buoni
musicisti.
Nel libro ‘The Real Frank Zappa Book’, in un lungo capitolo intitolato
‘Tutto sulla musica’, Zappa stesso espone alcune teorie molto ‘pratiche’
riguardo la costruzione e la realizzazione delle sue partiture. Da ciò
emerge quasi che Zappa abbia trattato il suo essere chitarrista come il
suo vero lavoro e la sua produzione orchestrale come la sua vera
passione. Zappa iniziò a scrivere musica a 14 anni soprattutto perché
era affascinato dall’immagine della musica disegnata sul pentagramma.
Fece esperienza ascoltando la musica di Edgard Varese - il musicista
esule francese esponente della corrente legata al cosiddetto ‘suono
organizzato’ - scoprendo poi Stockhausen e Pierre Schaeffer, il pioniere
della ‘musique concrete’.
Soprattutto autodidatta si cimentò con le regole dell’armonia e del
contrappunto prima di optare per un primitivo sistema dodecafonico.
Dopo quella fase post-adolescenziale Zappa ebbe l’opportunità di
ascoltare le sue composizioni suonate e decise che quello stile non era
proprio di suo gusto e quindi opto’ per un approccio alla musica molto
più eclettico. E quando alla fine ebbe a disposizione una vera
orchestra, grazie alla sua notorietà acquisita alla fine degli anni ’60,
Zappa propose un stile maturo che affinò costantemente per 25 anni,
giungendo anche in tempi più recenti all’utilizzo della tecnologia
digitale per ulteriormente espandere la propria immaginazione creativa.
Zappa si guardò dalle strutture classiche quali le sinfonie o i concerto
dichiarando che tali forme erano state imposte ai compositori «in modo
che gli ascoltatori con scarsa immaginazione riuscissero a capire ciò
che il compositore andava facendo».
La maggior parte del suo lavoro quindi mantiene una sorta di continuità
vagamente organizzata oppure una forma-canzone di base.
Zappa amava «piazzare quei piccoli puntini neri sulla carta da musica
...» ed una volta ebbe a scrivere «...essere in grado di scrivere un
brano musicale ed ascoltarlo invece nella propria testa sono due cose
che danno sensazioni completamente diverse e rappresentano un’emozione
molto diversa da quelle possibili date da un’esperienza d’ascolto
comune.»
Ha investito migliaia di dollari per allestire ragionevoli prove per poi
realizzare esecuzioni e registrazioni dei suoi lavori orchestrali ...
appunto ... i soldi che altre rock star si sono infilati nel naso lui,
dopo averli raccolti, se li è infilati nelle orecchie.
Eppure non è possibile trovare il suo nome citato in alcun libro di
musica classica ... come ad esempio nel gigantesco libro dedicato ai
compositori moderni americani da John Warthen Struble il nome di Frank
Zappa è omesso. Così, quando la Britten Sinfonia ha scelto di includere
Frank Zappa nel proprio repertorio dedicato al viaggio nei diversi
paesaggi della musica del ventesimo secolo, è sembrata cosa
straordinaria per un’ensemble orchestrale tradizionale.
«‘Get Whitey’
tratto dall’opera ‘The
Yellow Shark’ è
realmente un capolavoro - afferma Cashian -
una sorta di similitudine con Passacaglia
con melodie che si muovono liberamente ... con un sentire Italiano ...
si ha l’impressione di una grande macchina che si muove con il suo
grande meccanismo ...». Nicolas Slonimsky, autore del famoso libro
‘Thesaurus of Scales and Melodic Patterns’ una volta osservò che «Zappa
utilizza 12 differenti note ed 11 differenti intervalli ... ciò che egli
è in grado di realizzare con questi elementi in termini di
organizzazione è ... il segreto della sua grandezza In questo modo Zappa
è un classicista ed al contempo un costruzionista ... ed il fatto che
non sia stato educato da una scuola ‘formale’ accademica è facilmente
contrastabile nel momento in cui probabilmente lo stesso Webern non ha
mai studiato completamente un libro di contrappunto.»
Zappa era sicuramente un pignolo nelle prove, uno in grado di insistere
in lunghi periodi di prova ma con una flessibilità evidente verso
l’improvvisazione, in grado di assecondare il talento virtuoso di
musicisti quali George Duke o Vinnie Colaiuta, un talento naturale non
facilmente riscontrabile nei musicisti di estrazione classica. Suonati
da ensemble ridotti nel numero, i suoi brani possono suonare
artificiosi, freddi e tecnicistici, ma con la giusta combinazione
dell’insieme, il connubio tra il musicista ed il direttore portano la
stessa musica ad una vitalità indiscutibile, confermato anche
dall’affermazione di Kent Nagano convinto che Frank Zappa abbia «...portato alla luce un concetto peculiarmente Americano dell’armonia,
come un altrettanto particolare concetto dell’ironia e del buonumore
tipico proprio dell’America...»
Anche il problema della convivenza artistica in Zappa del repertorio
classico e della sua dimensione più rock in fondo risulta un falso
problema. Zappa ha trattato TUTTA la musica come una forma di
intrattenimento. E la conferma di quanto appena notato è chiaramente
distinguibile nell’ascoltare sia le registrazioni dei suoi concerti
negli stadi come nelle sue proposte musicali più colte, la qualità
dell’invenzione armonica originale e dell’abilità musicale dei musicisti
è comune ad entrambe le due dimensioni artistiche.
Tutto lo ‘Zappa-pensiero’ sonoro è presente ovunque, anche in presenza
dei testi dileggianti Jimmy Swaggart. La versione ‘reggae’ del Bolero di
Ravel che Zappa propose nella fine degli anni ’80 presenta quella
particolare ‘spezia umoristica’ che certamente ravviverebbe appuntamenti
musicali classici come ‘Night of the Proms’ Ed io ho il fondato sospetto
che i musicisti classici trovino talvolta divertente affrontare le
partiture di Zappa, magari dopo stagioni di prove ‘ben indottrinate’
classicamente deve rappresentare per loro un brivido illecito
abbandonarsi ai turbolenti temi di composizioni quali ‘G-spot
tornado’ |