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FRANK ZAPPA AND
A DAUGHTER OF CONVENTION
Per Moon Unit Zappa, crescere con quel nome si e’ rivelato l’ultimo dei suoi problemi.
Un nome come Moon Unit sarebbe certamente sembrato piuttosto strano a Guildford,
nel Surrey, ma non certamente in una citta’ come Los Angeles dove i figli dei tuoi vicini
si chiamano magari Beauty, Treasure o Luna.
Moon, che adesso ha 32 anni, ha un buon motivo per portare un simile nome ... i suoi genitori.
Infatti lei e’ la primogenita del musicista Frank Zappa e di Gail Sloatman. Per questo motivo,
anche i suoi fratelli portano nomi bizzarri e decisamente inusuali come Dweezil, Ahmet e Diva.
Frank Zappa č stato una delle figure dall’identita’ piu’ spiccata ed influente nel vasto panorama della
controcultura degli anni ’60 e ’70 con il suo inconfondibile aspetto allampanato e segnato dai capelli
lunghi ed i suoi originalissimi baffi-a-mosca oltreche’ dal suo comportamento spesso irriverente
verso chiunque.
Ma diversamente dalla stragrande maggioranza dei musicisti della sua epoca, quasi tutti dediti
all’uso delle piu’ svariate sostanze stupefacenti, Zappa ne rimase lontano continuando ad alimentare
la sua prolifica produzione e diventando anche uno stimato e rispettato compositore moderno, cosa
testimoniata dagli oltre 50 dischi pubblicati in vita.
Il suo orizzonte creativo e’ stato straordinario per vastita’, capace quindi di produrre tanto complesse
composizioni per alcune tra le orchestre piu’ famose nel mondo quanto stralunate canzoni
come ‘Don’t you eat the yellow snow’ relativa a rischiose minzioni nelle regioni Artiche.
Zappa, che si autodefiniva “un patriota”, nello stesso tempo detestava lo stile di vita tutto
americano e sosteneva che le ‘canzoni d’amore’ fossero la prima causa dei disturbi mentali
del popolo americano.
Piu’ avanti negli anni Frank Zappa e’ diventato una vera e propria icona vivente soprattutto in
Europa Orientale, dove e’ stato apprezzato in particolar modo per la sua costante affermazione
di liberta’ nella musica e nella vita quotidiana, valore questo essenziale nella difficolta’ esistenziale
dei regimi comunisti. Suo estimatore piu’ celebre e’ stato probabilmente il Presidente della allora
Cecoslovacchia Valclav Havel.
Zappa e’ morto nel dicembre del 1993 a causa di un tumore alla prostata all’eta’ di 52 anni.
Poco piu’ di tre anni fa Moon scrisse un articolo per la rivista “Details” su cosa avesse significato
per lei crescere come una “Zappa”. Questo articolo venne considerato molto interessante anche
dall’editore della testata che propose alla stessa Moon di espandere lo scritto fino a produrne
un libro vero e proprio.
“... mi era sembrata una proposta piuttosto strana “ ricorda Moon, ma va detto anche che in
precedenza lei stessa aveva scritto un racconto intitolato “America the Beautiful” che in parte
potrebbe essere considerato come un velato accenno alla sua esperienza personale.
Il suo alter-ego in quel libro era rappresentato dal personaggio di America Throne, il cui padre –
famoso e bizzarro pittore di nome Boris Throne – era morto piuttosto giovane.
L’intera famiglia Throne comunque viveva una vista coscientemente disordinata a Los Angeles.
Moon sostiene di aver voluto raccontare la storia di una persona a cui sembra essere concesso
qualsiasi cosa, ma allo stesso tempo, di come questa condizione non rappresenti uno stato poi cosi’ invidiabile.
“Ho avuto in dote un cognome famoso, ma questo non mi ha concesso di rendere facilmente riconoscibile
il MIO stesso lavoro ... ” ricorda Moon Zappa “ ... ed ho provato il disagio di coloro che nascono con una
simile condizione, in grado cioe’ di avere molte cose, ma nessuna di esse direttamente procurata dal proprio
lavoro o dalla propria reale identita’.”
Siamo seduti nel salotto della sua modesta casa in Los Angeles e a parte il fatto che il ragazzo di Moon –
batterista in un gruppo rock locale –
E’ nell’altra stanza che guarda uno sceneggiato in televisione, non esiste alun indizio dell’essere in una
“casa Zappa”. Qui tutto e’ ordinato, pulito e tranquillo, e stiamo avendo una pacifica conversazione con le solite cose.
Moon e’ graziosa, simpatica e molto esuberante. E’ facilmente incline al sorriso ed in generale al comune
senso dell’umorismo ... probabilmente grazie anche al fatto che da poco tempo sta recitando una commedia
umoristica per una compagnia che sta avendo un discreto successo di repliche in un teatro locale.
I suoi occhiali senza montatura mettono in evidenza i suoi occhi dal colore marrone chiaro.
Da poco piu’ che adolescente Moon era diventata famosa per aver contribuito ad evidenziare quel fenomeno
conosciuto come “Valley Girl”, che aveva prodotto un notevole successo per suo padre grazie al suo
contributo nella canzone “Valley Girl”, una vera e propria presa per i fondelli delle adolescenti della San Fernando
Valley e del loro modo bizzarro di atteggiarsi e di parlare.
Ancora oggi Moon si infastidisce quando realizza che la gente non ha capito che quella canzone era una presa in
giro e non rappresentasse invece il modello di vita alla quale lei stessa aspirava. Lei aveva scritto quel monologo
solamente per ottenere l’attenzione del padre.
Quando gli ho chiesto quale fosse stato il suo rapporto con il padre, la sua risposta
e’ stata semplicemente: “Telepatico!”.
Il perche’ e’ presto spiegato dal momento che non avendo mai avuto molte possibilita’ di vederlo
fisicamente, l’unico modo di provare a comunicare con lui era quello non fisico. Del resto, quando
lui era a casa lavorava tutta la notte e dormiva tutto il giorno. Diversamente era spesso in giro in
tournees che duravano mesi e mesi.
Moon capi’ abbastanza presto che cio’ che accadeva in “casa Zappa” era molto differente da quanto
invece era solito accadere al di fuori della stessa casa. Al di fuori infatti vi erano delle regole
completamente diverse da quelle all’interno della casa ... o meglio ... semplicemente ESISTEVANO
delle regole, cosa completamente estranea alla dinamica di “casa Zappa”.
Capiamoci. Non che la casa di Frank e Gail fosse una sorta di comune hippie, e del resto ne’ Frank ne’ Gail
sono mai stati hippies. Diciamo pero’ che all’interno la vita quotidiana e’ sempre stata vissuta con un
spirito decisamente anarchico e caotico.
Cio’ significa anche che Moon non si sia sentita mai al sicuro in quella casa ... e forse a ragione.
I genitori erano semplicemente terrorizzati dall’idea che lei ed i suoi fratelli potessero essere rapiti. E del resto
c’erano sempre persone tra le piu’ bizzarre che solitamente frequentavano quella casa.
Moon ricorda infatti la volta in cui un tizio rimase a casa loro con una pistola in bell’evidenza cosi’ come quella
volta che - all’eta di dieci anni - rimase a casa con un altro tizio che era appena stato dimesso
dal locale manicomio psichiatrico.
“I miei genitori sono stati terribilmente generosi” ricorda Moon “le persone che lavoravano per loro
molto spesso non avevano abitudini igieniche normali, per esempio non facevano il bagno molto spesso, ma
magari erano veramente bravi nel produrre animazioni con la plastilina, oppure erano delle ottime baby sitter,
ma erano solite appiccicare del nastro adesivo sui capezzoli per abitudine”.
“C’era tanta gente di questo tipo intorno a noi. Ricordo addirittura di un tale che si perforo’ il naso per
poterci fischiare meglio ...”
Moon per questo amava trascorre del tempo anche a casa dei suoi amici solamente perche’ le offriva
l’opportunita’ di vivere in condizioni “normali” ed e’ molto eloquente quando racconta “... avevo degli amici
che pranzavano e cenavano con i genitori ... e gli stessi genitori ti rimboccavano le coperte la notte e ti facevano
trovare pronta la colazione la mattina. Avevano addirittura sempre pronta una bicicletta anche per gli amici ...
e tutto questo mi appariva semplicemente meraviglioso...”.
“La rivista GQ in quel contesto rappresentava la cosa piu’ strana al mondo ... con i modelli dai vestiti che si
abbinavano in modo stravagante ..., ma quando tuo padre si veste da donna e porta scarpe che sembrano delle
portaerei, un paio di scarpe normali sembrano incredibili”.
Moon e’ cresciuta molto nei mesi immediatamente precedenti la morte del padre ed era presente quando e’ spirato.
Per lui e per la madre prova un profondo rispetto perche’ “... non hanno cercato di modificare cio’ che loro
realmente erano solamente per fare felici noi figli ... dicevano «anche tu sarai TU ».”
Moon rimane piuttosto stupita dalla mia affermazione relativa al fatto che a mio parere tra le righe del libro
si insinua una certa rabbia contro i suoi geniori. Al contrario Moon sostiene che non e’ quello il modo corretto
di interpretare il suo scritto. Il suo e’ stato un tentativo di descrivere come possa essere problematico essere
un artista riconosciuto e contemporaneamente un genitore presente.
Gli equilibri per ottenere questo duplice ruolo sono possibili, anche in contesti bizzarri ed anarcoidi, ma se
esistono dei contrasti, essi sono comunque destinati a manifestarsi indipendentemente dai ruoli e dalle
attitudini dei propri genitori.
Christopher Goodwin
© Sunday Times
- Agosto 2000 -
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