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PETER RUNDEL (1997)

Pietro Scuderi ed Alessandro Pizzin intervistano

P e t e r   R u n d e l

Settembre 1997

Il 12 settembre 1997 con la rassegna Settembre Musica sono iniziate a Torino le non ufficiali ‘celebrazioni Zappiane’ che si sono poi naturalmente protratte fino al successivo mese per chiudersi con l’evento del 19 ottobre dedicato a Frank dagli organizzatori del 2° Salone della Musica. Intendiamoci, sono state apparizioni zappiane fugaci, spesso inserite in contenitori-guazzabuglio di eventi confusi e ricchi di altre proposte (colte nel primo caso e spesso di bieco ‘mercato’ nella seconda occasione). Solo la grande passione per il lavoro del Maestro poteva spingere degli zappiani come noi ad affrontare luoghi e circostanze dalle quali solitamente il genio di Zappa risulta ‘bandito’.

PETER RUNDEL & LO SQUALO GIALLO
L’occasione di ascoltare in una sede ‘consona’ alle sonorità classiche la musica scritta da Zappa era imperdibile, così come anche l’ipotesi di scambiare quattro parole con chi ha direttamente costruito l’intero evento era motivo sicuramente sufficiente per programmare il viaggio. Della esibizione ad opera dell’ EM vorrei parlare solo in conclusione di questo contributo, mentre vorrei invece soffermarmi sull’incontro con Peter Rundel, disponibilissimo e gentilissimo, ma altrettanto impegnatissimo nel sistemare le due 'esecuzioni' non Zappiane previste dal programma e quindi non in grado di concedere molto tempo ad un ‘fan club’. Speravo di poter usufruire della documentazione audio-video dell’intervista ufficiale realizzata a cura di Riccardo Bertoncelli dal Salone della Musica, ma purtroppo non siamo riusciti ad avere copia del video e quindi ho deciso di integrare l’intervista del DK (breve purtroppo) con quanto ricordavo del colloquio tra Rundel e Bertoncelli (ero infatti presente alla loro conversazione e raccoglievo gli appunti che si sono rivelati poi estremamente preziosi per ricostruire il tutto). Ne è venuta fuori una specie di intervista ‘possibile’, ove tutte le domande che io e Pietro Scuderi, socio DK catanese intervenuto per raccogliere da Rundel materiale utile alla sua tesi di laurea, hanno trovato risposte dirette ed indirette.

 

Intervistatore immaginario: Come è stato l’incontro, o meglio, l’impatto con Zappa ?
Peter Rundel: Il management dell’EM decise di proporre a Frank Zappa un progetto musicale comune. Lui ci ascoltò grazie ad alcune registrazioni di materiale contemporaneo, tra l’altro piuttosto ostico, e la cosa lo interessò al punto di accettare di visionarci direttamente presso il suo studio a Los Angeles. Tra l’altro fu una cosa abbastanza strana, dal momento che fino all’ultimo noi stessi fummo incerti sul da farsi e rischiammo di rinunciare all’avventura propostaci. Avevamo infatti trascorso un anno in tournee ed eravamo ormai pronti a prenderci una meritata pausa, ma un po’ perché alcuni di noi erano degli accaniti estimatori di Zappa ed un po’ perché forse intuimmo l’importanza dell’opportunità scegliemmo di recarci negli Stati Uniti e sottoporci alla sua supervisione.

Intervistatore immaginario: Può dirci qualcosa del metodo di lavoro adottato durante le prove ?
Peter Rundel: Innanzitutto credo sia significativo sottolineare come all’inizio tutti noi dell’Ensemble Modern fossimo piuttosto disorientati. Ci sentivamo tutti senza un punto di riferimento preciso, Zappa invece sembrava avere un approccio in ‘divenire’ dell’intero progetto. Infatti durante le prove ci invitava a suonare determinate partiture e se l’esecuzione non lo convinceva al primo colpo, era solito fin da subito omettere quel particolare brano dalle sessione di prove. Per noi dell’EM risultava piuttosto frustrante sembrare incapaci di rendere questo o quel brano con la sicurezza richiesta dal compositore, ma alla fine decidemmo di far notare a Frank che essendo musicisti di estrazione classica, eravamo soliti provare i brani più volte, studiare le partiture a lungo prima di ottenere una corretta esecuzione e quindi avevamo un sistema di lavoro naturalmente differente da tutte le precedenti incarnazioni del suo gruppo The Mothers of Invention. Noi non eravamo le Mothers e quindi necessitavamo di altre prove. Zappa decise quindi di scegliere i brani in base alla ‘seconda’ prova.

Intervistatore immaginario: ... e di Zappa ... al lavoro ?
Peter Rundel: Non vi è dubbio che la fama di Zappa come vero e proprio lavoratore infaticabile ha un suo preciso ed indiscutibile fondamento. Veramente impressionante la sua dedizione al lavoro e soprattutto in relazione al suo già precario stato di salute. Uno dei miei ricordi più intensi di questa esperienza è quello delle necessario interruzioni delle sedute di prova, quando Zappa improvvisamente veniva colto da forti dolori, talmente forti da farlo tremare vistosamente e costringerlo ad abbandonare la sala. In questi casi, con molta dignità usciva dalla sala per trascorrere qualche minuto altrove. A crisi superata, egli rientrava con una professionalità spaventosa per riprendere le prove interrotte.

AP: Sembra comunque che durante le prove si fosse creato una specie di scambio democratico di vedute e dei idee tra Lei, Zappa ed i musicisti dell’Ensemble, una forma di collaborazione fattiva e molto utile ...
Peter Rundel: ... beh, non userei il termine « democratico » perché darebbe una impressione non corretta della reale situazione. Certamente si respirava una atmosfera molto amichevole, molto collaborativa ... e penso che ciò che realmente irritava maggiormente Frank Zappa - e non solamente nel nostro progetto - era il fatto di sentire qualcuno dire «... non è possibile farlo !», ritenere cioè impossibile approcciare una qualsiasi cosa.

AP: ... si, ma poi era proprio lui che da poche prove stabiliva ciò che poteva essere sviluppato e ciò che doveva venire eliminato dal progetto stesso ...
Peter Rundel: ... vero, ma e' pur sempre vero anche che il gruppo era costantemente in ‘prova’ ed inoltre credo sia opportuno aggiungere che non c’era comunque alcun dubbio sul fatto che Zappa solo fosse a capo di tutto il progetto ... lui aveva le idee e lui faceva le scelte che riteneva più opportune.

AP: ... possiamo comunque dire che in un certo qual modo l’EM ha saputo fornire ad uno Zappa, forse non sufficientemente abituato ad una simile collaborazione, utili indicazioni con osservazioni fatte dal ruolo proprio del musicista esecutore classico, risultate opportune per una migliore interpretazione del lavoro stesso ...
Peter Rundel: ... assolutamente vero.

AP: ... il che disegna nuovamente una struttura operativa che funzionava grazie alla utile collaborazione tra l’autore, il direttore e gli esecutori ...
Peter Rundel: ...esatto!

PS: Proprio dal punto di vista del ‘direttore’ dell’EM, volevo chiederle quanto è stata condizionante la presenza di un personaggio solitamente definito pignolo e scomodo nella preparazione e nello svolgimento del suo stesso ‘ruolo’ di direttore dell’ ensemble orchestrale ?
Peter Rundel: Per me personalmente si è trattato di un’esperienza molto bella ... in realtà io ero parte integrante dell’ Ensemble come musicista, e solo successivamente sono passato al ruolo di ‘direttore’ ... comunque anche se avevo già avuto altre opportunità per dirigere l’EM in altre occasioni, per me questa dello ‘Yellow Shark’ è stata una delle prime VERE occasioni per recitare questo ruolo importante. Ovviamente Zappa mi tenne ‘sotto esame’ costantemente, ed a conferma di questo ricordo che durante una delle prime sedute di prova presso i Joe’s Garage Studios a Los Angeles, Zappa mi si avvicinò dicendomi «ho sentito dire che a volte tu dirigi il gruppo ...credi di essere in grado di farlo anche in questo caso ?» naturalmente gli risposi di si. Infatti, alcuni giorni dopo, organizzò una seduta di improvvisazione guidata con l’uso della sua tipica tecnica gestuale, quando, nel bel mezzo di un’improvvisazione mi disse «Peter, vieni qui ! pensi di poterlo fare anche tu ?» ed in realtà tutto ciò che io dovevo realmente fare era di ricordare ciò che Zappa aveva voluto suggerire ai musicisti con i suoi segnali ... questo fu sicuramente il test più inusuale da superare. Ovvio che dal quel momento in avanti Zappa mi osservò sempre durante il lavoro, ma io capii comunque abbastanza presto che in realtà avevo avuto la sua fiducia nel mio modo di lavorare. In questo modo non era più indispensabile la sua presenza durante le prove, naturalmente era sempre fondamentale la sua guida nell’impostazione e nella preparazione dei brani, ma il gruppo provò per parecchie ore senza Zappa presente. Direi che era psicologicamente importante la sua presenza durante le prove perché era indispensabile confrontarsi con le sue ‘orecchie’, Frank era dotato di un sofisticatissimo sistema di ascolto, ed è probabilmente una delle cose che ha colpito tutti noi del gruppo. Era in grado di scoprire anche la minima imperfezione ed era in grado di suggerire ‘dove’ andare a modificare l’imperfezione ed in questo modo ci permetteva di ovviare ad uno dei maggiori problemi con la sua musica, ‘l’interpretazione’ dei segni apposti sulle note nelle partiture. A volte alcune indicazioni di interpretazione venivano addirittura segnalate su note singole e quindi è facile immaginare come l’interazione tra musicisti non abituati ad un simile linguaggio e l’autore fosse determinante, specie nelle prime fasi preparatorie dell’intero progetto. E’ stato indispensabile prendere ina certa confidenza con il suo ‘pensare sonoro’. Per ovviare a qualche incomprensione a volte Frank prese anche la chitarra ed eseguì le parti per farci comprendere più facilmente quanto indicato nelle partiture , facendoci capire soprattutto quale egli intendeva dovesse essere il ‘suono’ di alcune frasi musicali composte e la connessione tra le parti stesse ... indicate sul pentagramnma spessissimo con indicazioni che noi musicisti di estrazione classica non avremmo mai potuto capire facilmente. Del resto è da ritenersi normale un atteggiamento così da parte sua visto che per anni ha sottoposto il suo lavoro a musicisti che hanno regolarmente 'aggiunto' o addirittura 'sovrapposto' la propria personale interpretazione delle parti loro assegnate ... questo non fu il caso dell’EM e, in ogni caso, questo training si è rivelato molto utile per entrambe le parti ...

PS: ... nel senso che avete avuto entrambi un approccio diverso alla partitura classica ...
Peter Rundel: ... direi di si. Vorrei anche ricordare che ad un certo punto Frank non si sentiva più molto sicuro di poter essere presente alla realizzazione finale dell’intero evento e quindi volle comunque prevenire eventuali difficoltà ... egli sapeva di essere gravemente malato e quindi volle comunque avere la sicurezza della responsabilità della direzione del lavoro affidata ad una persona che comunque aveva avuto l’opportunità di lavorare con lui ... per cui il mio ruolo assunse una caratteristica ben precisa ... portare comunque avanti, se necessario, il progetto, indipendentemente dalla presenza o meno dell’autore.
Zappa in questo modo sentiva la necessità di garantire che la sua musica andasse comunque avanti, indipendentemente da lui.

Intervistatore immaginario: Una curiosità ... dei brani compresi in The Yellow Shark alcuni erano già stati consolidati successi delle precedenti formazioni Rock degli anni 70, un suo giudizio tra queste due differenti versioni ? 
Peter Rundel: Grazie alle orchestrazioni di Ali N Askin le composizioni del periodo rock di Frank Zappa hanno ricevuto una soddisfacente dimensione orchestrale, ma io comunque preferisco le versioni originali. Discorso molto diverso invece per i brani di nuova composizione, voluti espressamente per l’orchestra. Alcuni dei brani sono veramente eccezionali, io in particolar modo prediligo ‘Get whitey’, che trovo essere un meraviglioso esempio di composizione astratta.

AP: ... Tornando alla stesura definitiva dello ‘Yellow Shark’, si sa che ‘Pentagon afternoon’ era una composizione molto più ampia e che gran parte delle parti provate con l’EM sono poi state omesse, sa dirci per quale motivo Zappa effettuò questa scelta ... ?
Peter Rundel: ...Direi che era una cosa che capitava molto spesso, ciò che a suo avviso non funzionava immediatamente lo toglieva altrettanto immediatamente, per una sorta di ‘principio artistico’. Quello che ricordo perfettamente di ‘Pentagon afternoon’ è che si trattava di una composizione veramente molto lunga, con una partitura molto voluminosa ... provammo parti di essa in differenti momenti delle sedute di prova, e nel frattempo Frank continuava e re-orchestrare e modificarne altre parti, inserendo spazi di improvvisazione guidata e presenze di rumori estemporanei provocati da oggetti tra i più disparati ... ma alla fine solamente una piccola parte di questo lavoro venne effettivamente lasciata nel programma definitivo.

AP: ... Lei ricorda se queste prove sono state registrate e o documentate in qualche modo ?
Peter Rundel: ...Credo proprio che quanto prodotto in quelle sedute di prova SIA STATO TUTTO REGISTRATO.

AP: ... Entrerà a fare parte di quell’ album chiamato ‘EVERYTHING IS HEALING NICELY’ da poco annunciato per una prossima pubblicazione ?
Peter Rundel: ... si, ne ho sentito parlare, ma non so cosa contenga esattamente.

AP: ... ancora una domanda riguardo ...
Peter Rundel: .... scusatemi ma penso proprio di dover tornare alle prove, caso mai possiamo continuare più tardi ...

AP & PS: ... OK, grazie comunque per la cortesia e per la disponibilità.
 

Ci siamo diretti verso il palcoscenico insieme e la cortesia di Rundel è stata sempre costante, ma purtroppo non abbiamo continuato la nostra chiaccherata nè più tardi né dopo il concerto serale. Io e Pietro ci siamo distratti parlando con Riccardo Bertoncelli di molte zappianità varie e ci è sfuggito l’attimo per rientrare in sala dopo le prove dei brani di Reich e Andriessen (che essendo presenti in sala hanno costretto Rundel ad una accurata preparazione dell’esecuzione delle loro composizioni).
Infatti, la performance zappiana è stata di gran lunga inferiore a quella che noi abbiamo visto a Francoforte e sentito nel cd dello ‘YELLOW SHARK’, dimostrando una grandissima verità: non c’è male peggiore per la musica di quello di entrare a far parte di un ‘REPERTORIO‘, di una routinaria esecuzione professionale da parte di un ensemble qualsiasi (orchestrale o rock non fa differenza ... e Zappa lo sapeva benissimo !)
perché in questo modo la musica perde la propria vitalià, il proprio carattere di ‘sfida’ tra il musicista e le partiture, che permette agli encomiabili musicisti dell’EM di SBAGLIARE in modo clamoroso buona parte della prima esecuzione di ‘G-spot tornado’ e di cercare di recuperare con una improbabile seconda esecuzione.
Zappa eseguito con sufficienza è garanzia di probabili brutte figure, ma del resto erano presenti in sala gli autori degli altri brani in programma, non Zappa.

(peccato che a nostro parere almeno il 70% delle persone presenti al Lingotto fosse lì per ascoltare proprio la musica del compositore ... sigh ... ‘assente giustificato’ ... ).

     

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