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Intervistatore immaginario: Come è stato l’incontro, o
meglio, l’impatto con Zappa ?
Peter Rundel: Il management dell’EM decise di proporre a
Frank Zappa un progetto musicale comune. Lui ci ascoltò
grazie ad alcune registrazioni di materiale contemporaneo,
tra l’altro piuttosto ostico, e la cosa lo interessò al
punto di accettare di visionarci direttamente presso il suo
studio a Los Angeles. Tra l’altro fu una cosa abbastanza
strana, dal momento che fino all’ultimo noi stessi fummo
incerti sul da farsi e rischiammo di rinunciare
all’avventura propostaci. Avevamo infatti trascorso un anno
in tournee ed eravamo ormai pronti a prenderci una meritata
pausa, ma un po’ perché alcuni di noi erano degli accaniti
estimatori di Zappa ed un po’ perché forse intuimmo
l’importanza dell’opportunità scegliemmo di recarci negli
Stati Uniti e sottoporci alla sua supervisione.
Intervistatore
immaginario: Può dirci qualcosa del metodo di lavoro
adottato durante le prove ?
Peter Rundel: Innanzitutto credo sia significativo
sottolineare come all’inizio tutti noi dell’Ensemble Modern
fossimo piuttosto disorientati. Ci sentivamo tutti senza un
punto di riferimento preciso, Zappa invece sembrava avere un
approccio in ‘divenire’ dell’intero progetto. Infatti
durante le prove ci invitava a suonare determinate partiture
e se l’esecuzione non lo convinceva al primo colpo, era
solito fin da subito omettere quel particolare brano dalle
sessione di prove. Per noi dell’EM risultava piuttosto
frustrante sembrare incapaci di rendere questo o quel brano
con la sicurezza richiesta dal compositore, ma alla fine
decidemmo di far notare a Frank che essendo musicisti di
estrazione classica, eravamo soliti provare i brani più
volte, studiare le partiture a lungo prima di ottenere una
corretta esecuzione e quindi avevamo un sistema di lavoro
naturalmente differente da tutte le precedenti incarnazioni
del suo gruppo The Mothers of Invention. Noi non eravamo le
Mothers e quindi necessitavamo di altre prove. Zappa decise
quindi di scegliere i brani in base alla ‘seconda’ prova.
Intervistatore
immaginario: ... e di Zappa ... al lavoro ?
Peter Rundel: Non vi è dubbio che la fama di Zappa come vero
e proprio lavoratore infaticabile ha un suo preciso ed
indiscutibile fondamento. Veramente impressionante la sua
dedizione al lavoro e soprattutto in relazione al suo già
precario stato di salute. Uno dei miei ricordi più intensi
di questa esperienza è quello delle necessario interruzioni
delle sedute di prova, quando Zappa improvvisamente veniva
colto da forti dolori, talmente forti da farlo tremare
vistosamente e costringerlo ad abbandonare la sala. In
questi casi, con molta dignità usciva dalla sala per
trascorrere qualche minuto altrove. A crisi superata, egli
rientrava con una professionalità spaventosa per riprendere
le prove interrotte.
AP: Sembra
comunque che durante le prove si fosse creato una specie di
scambio democratico di vedute e dei idee tra Lei, Zappa ed i
musicisti dell’Ensemble, una forma di collaborazione fattiva
e molto utile ...
Peter Rundel: ... beh, non userei il termine « democratico »
perché darebbe una impressione non corretta della reale
situazione. Certamente si respirava una atmosfera molto
amichevole, molto collaborativa ... e penso che ciò che
realmente irritava maggiormente Frank Zappa - e non
solamente nel nostro progetto - era il fatto di sentire
qualcuno dire «... non è possibile farlo !», ritenere
cioè impossibile approcciare una qualsiasi cosa.
AP: ... si, ma
poi era proprio lui che da poche prove stabiliva ciò che
poteva essere sviluppato e ciò che doveva venire eliminato
dal progetto stesso ...
Peter Rundel: ... vero, ma e' pur sempre vero anche che il
gruppo era costantemente in ‘prova’ ed inoltre credo sia
opportuno aggiungere che non c’era comunque alcun dubbio sul
fatto che Zappa solo fosse a capo di tutto il progetto ...
lui aveva le idee e lui faceva le scelte che riteneva più
opportune.
AP: ...
possiamo comunque dire che in un certo qual modo l’EM ha
saputo fornire ad uno Zappa, forse non sufficientemente
abituato ad una simile collaborazione, utili indicazioni con
osservazioni fatte dal ruolo proprio del musicista esecutore
classico, risultate opportune per una migliore
interpretazione del lavoro stesso ...
Peter Rundel: ... assolutamente vero.
AP: ... il che
disegna nuovamente una struttura operativa che funzionava
grazie alla utile collaborazione tra l’autore, il direttore
e gli esecutori ...
Peter Rundel: ...esatto!
PS: Proprio
dal punto di vista del ‘direttore’ dell’EM, volevo chiederle
quanto è stata condizionante la presenza di un personaggio
solitamente definito pignolo e scomodo nella preparazione e
nello svolgimento del suo stesso ‘ruolo’ di direttore dell’
ensemble orchestrale ?
Peter Rundel: Per me personalmente si è trattato di
un’esperienza molto bella ... in realtà io ero parte
integrante dell’ Ensemble come musicista, e solo
successivamente sono passato al ruolo di ‘direttore’ ...
comunque anche se avevo già avuto altre opportunità per
dirigere l’EM in altre occasioni, per me questa dello
‘Yellow Shark’ è stata una delle prime VERE occasioni per
recitare questo ruolo importante. Ovviamente Zappa mi tenne
‘sotto esame’ costantemente, ed a conferma di questo ricordo
che durante una delle prime sedute di prova presso i Joe’s
Garage Studios a Los Angeles, Zappa mi si avvicinò dicendomi
«ho sentito dire che a volte tu dirigi il gruppo ...credi di
essere in grado di farlo anche in questo caso ?»
naturalmente gli risposi di si. Infatti, alcuni giorni dopo,
organizzò una seduta di improvvisazione guidata con l’uso
della sua tipica tecnica gestuale, quando, nel bel mezzo di
un’improvvisazione mi disse «Peter, vieni qui ! pensi di
poterlo fare anche tu ?» ed in realtà tutto ciò che io
dovevo realmente fare era di ricordare ciò che Zappa aveva
voluto suggerire ai musicisti con i suoi segnali ... questo
fu sicuramente il test più inusuale da superare. Ovvio che
dal quel momento in avanti Zappa mi osservò sempre durante
il lavoro, ma io capii comunque abbastanza presto che in
realtà avevo avuto la sua fiducia nel mio modo di lavorare.
In questo modo non era più indispensabile la sua presenza
durante le prove, naturalmente era sempre fondamentale la
sua guida nell’impostazione e nella preparazione dei brani,
ma il gruppo provò per parecchie ore senza Zappa presente.
Direi che era psicologicamente importante la sua presenza
durante le prove perché era indispensabile confrontarsi con
le sue ‘orecchie’, Frank era dotato di un sofisticatissimo
sistema di ascolto, ed è probabilmente una delle cose che ha
colpito tutti noi del gruppo. Era in grado di scoprire anche
la minima imperfezione ed era in grado di suggerire ‘dove’
andare a modificare l’imperfezione ed in questo modo ci
permetteva di ovviare ad uno dei maggiori problemi con la
sua musica, ‘l’interpretazione’ dei segni apposti sulle note
nelle partiture. A volte alcune indicazioni di
interpretazione venivano addirittura segnalate su note
singole e quindi è facile immaginare come l’interazione tra
musicisti non abituati ad un simile linguaggio e l’autore
fosse determinante, specie nelle prime fasi preparatorie
dell’intero progetto. E’ stato indispensabile prendere ina
certa confidenza con il suo ‘pensare sonoro’. Per ovviare a
qualche incomprensione a volte Frank prese anche la chitarra
ed eseguì le parti per farci comprendere più facilmente
quanto indicato nelle partiture , facendoci capire
soprattutto quale egli intendeva dovesse essere il ‘suono’
di alcune frasi musicali composte e la connessione tra le
parti stesse ... indicate sul pentagramnma spessissimo con
indicazioni che noi musicisti di estrazione classica non
avremmo mai potuto capire facilmente. Del resto è da
ritenersi normale un atteggiamento così da parte sua visto
che per anni ha sottoposto il suo lavoro a musicisti che
hanno regolarmente 'aggiunto' o addirittura 'sovrapposto' la
propria personale interpretazione delle parti loro assegnate
... questo non fu il caso dell’EM e, in ogni caso, questo
training si è rivelato molto utile per entrambe le parti ...
PS: ... nel
senso che avete avuto entrambi un approccio diverso alla
partitura classica ...
Peter Rundel: ... direi di si. Vorrei anche ricordare che ad
un certo punto Frank non si sentiva più molto sicuro di
poter essere presente alla realizzazione finale dell’intero
evento e quindi volle comunque prevenire eventuali
difficoltà ... egli sapeva di essere gravemente malato e
quindi volle comunque avere la sicurezza della
responsabilità della direzione del lavoro affidata ad una
persona che comunque aveva avuto l’opportunità di lavorare
con lui ... per cui il mio ruolo assunse una caratteristica
ben precisa ... portare comunque avanti, se necessario, il
progetto, indipendentemente dalla presenza o meno
dell’autore.
Zappa in questo modo sentiva la necessità di garantire che
la sua musica andasse comunque avanti, indipendentemente da
lui.
Intervistatore
immaginario: Una curiosità ... dei brani compresi in The
Yellow Shark alcuni erano già stati consolidati successi
delle precedenti formazioni Rock degli anni 70, un suo
giudizio tra queste due differenti versioni ?
Peter Rundel: Grazie alle orchestrazioni di Ali N Askin le
composizioni del periodo rock di Frank Zappa hanno ricevuto
una soddisfacente dimensione orchestrale, ma io comunque
preferisco le versioni originali. Discorso molto diverso
invece per i brani di nuova composizione, voluti
espressamente per l’orchestra. Alcuni dei brani sono
veramente eccezionali, io in particolar modo prediligo ‘Get
whitey’, che trovo essere un meraviglioso esempio di
composizione astratta.
AP: ...
Tornando alla stesura definitiva dello ‘Yellow Shark’, si sa
che ‘Pentagon afternoon’ era una composizione molto più
ampia e che gran parte delle parti provate con l’EM sono poi
state omesse, sa dirci per quale motivo Zappa effettuò
questa scelta ... ?
Peter Rundel: ...Direi che era una cosa che capitava molto
spesso, ciò che a suo avviso non funzionava immediatamente
lo toglieva altrettanto immediatamente, per una sorta di
‘principio artistico’. Quello che ricordo perfettamente di
‘Pentagon afternoon’ è che si trattava di una composizione
veramente molto lunga, con una partitura molto voluminosa
... provammo parti di essa in differenti momenti delle
sedute di prova, e nel frattempo Frank continuava e
re-orchestrare e modificarne altre parti, inserendo spazi di
improvvisazione guidata e presenze di rumori estemporanei
provocati da oggetti tra i più disparati ... ma alla fine
solamente una piccola parte di questo lavoro venne
effettivamente lasciata nel programma definitivo.
AP: ... Lei
ricorda se queste prove sono state registrate e o
documentate in qualche modo ?
Peter Rundel: ...Credo proprio che quanto prodotto in quelle
sedute di prova SIA STATO TUTTO REGISTRATO.
AP: ...
Entrerà a fare parte di quell’ album chiamato ‘EVERYTHING IS
HEALING NICELY’ da poco annunciato per una prossima
pubblicazione ?
Peter Rundel: ... si, ne ho sentito parlare, ma non so cosa
contenga esattamente.
AP: ... ancora
una domanda riguardo ...
Peter Rundel: .... scusatemi ma penso proprio di dover
tornare alle prove, caso mai possiamo continuare più tardi
...
AP & PS: ...
OK, grazie comunque per la cortesia e per la disponibilità.
Ci siamo
diretti verso il palcoscenico insieme e la cortesia di
Rundel è stata sempre costante, ma purtroppo non abbiamo
continuato la nostra chiaccherata nè più tardi né dopo il
concerto serale. Io e Pietro ci siamo distratti parlando con
Riccardo Bertoncelli di molte zappianità varie e ci è
sfuggito l’attimo per rientrare in sala dopo le prove dei
brani di Reich e Andriessen (che essendo presenti in sala
hanno costretto Rundel ad una accurata preparazione
dell’esecuzione delle loro composizioni).
Infatti, la performance zappiana è stata di gran lunga
inferiore a quella che noi abbiamo visto a Francoforte e
sentito nel cd dello ‘YELLOW SHARK’, dimostrando una
grandissima verità: non c’è male peggiore per la musica di
quello di entrare a far parte di un ‘REPERTORIO‘, di una
routinaria esecuzione professionale da parte di un ensemble
qualsiasi (orchestrale o rock non fa differenza ... e Zappa
lo sapeva benissimo !)
perché in questo modo la musica perde la propria vitalià, il
proprio carattere di ‘sfida’ tra il musicista e le
partiture, che permette agli encomiabili musicisti dell’EM
di SBAGLIARE in modo clamoroso buona parte della prima
esecuzione di ‘G-spot tornado’ e di cercare di recuperare
con una improbabile seconda esecuzione.
Zappa eseguito con sufficienza è garanzia di probabili
brutte figure, ma del resto erano presenti in sala gli
autori degli altri brani in programma, non Zappa.
(peccato che a
nostro parere almeno il 70% delle persone presenti al
Lingotto fosse lì per ascoltare proprio la musica del
compositore ... sigh ... ‘assente giustificato’ ... ). |