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SWYVEL

PABST/RESEARCH INSTITUTE

TRIO MAGNETO

 

CORRIE EN DE GROTE BROKKEN AFFZERS vol. 1 NIGEY LENNON

 

Dr.BIZARRO & THE DISGUSTOS  AFFZERS vol. 2 NASAL RETENTIVE ORCHESTRA
 


© 1993
Innovative Media Service  

© 1998 Pee Pee Records

 

PABST/RESEARCH INSTITUTE - « Bowdlerized music » / « Universum »

Volete una recensione veloce di questi dischi ? Allora, come per una 'buona ricetta della nonna' gli ingredienti per meglio apprezzare queste vere e proprie delizie della produzione indipendente europea sono:
1. Pasta di Zappa
2. Spicchi di musica classica del tardo '900 europeo
3. Frammenti a scaglie di rock progressivo dei migliori anni settanta
4. Spruzzate di jazz-rock nella sua forma più evoluta e dinamica quanto basta
5. L'aroma rumorista della sperimentazione contemporanea
ed il tutto cotto a fuoco lento nella colta ironia di una forma 'entertainment' intelligente e proposti da Michael Pabst e Marcus Prußmeier con una straordinaria capacità di scrittura, di arrangiamento e virtuoso solismo strumentale (immaginate Prußmeier come una sorta di Steve Vai che rinuncia di colpo all'immagine metallara e talvolta esageratamente spettacolare per convertirsi ad una musica veramente creativa e scevra da fronzoli per persone who came to see and not to hear...) creano un illuminante esempio di originalità e un confortante segnale che dimostra l'esistenza di una creatività ancora molto viva nel momento musicale europeo. Così ecco che i suoni prodotti e confezionati nel 1993 e nel 1998 dal duo tedesco di Hille (piccolo paesino vicino ad Hannover), si candidano come uno delle migliori prodotti di questi ultimi anni e - per quanto il voler trovare dei riferimenti altrui può sembrare operazione antipatica e poco rispettosa dell'originalità degli autori - vi garantisco che, anche a prescindere dalle citazioni necessarie ed evidenti, la qualità della proposta musicale di questi due tedeschi è assolutamente di primissimo piano e quindi, senza uscire dalla metafora gastronomica, bisogna sempre tenere a mente che non è solamente dalla bontà dei singoli ingredienti che dipende la qualità della pietanza, quanto piuttosto dalla sapiente capacità dello chef di saperli dosare ed amalgamare tra loro e qui - nella cucina dei due "cuochi" Pabst e Prußmeier - siamo veramente nella haute cuisine.
«BOWDLERIZED MUSIC» prodotto nel 1993 (in tiratura limitata a 1000 esemplari) a nome del solo PABST si fa apprezzare per uno spiccatissimo puntiglio di jazzrock-neoprogressivo farcito di composizioni armonicamente e ritmicamente molto intricate, un crogiolo di stili per un originalissimo distillato finale. Brani come 'Love after the days of cholera' o 'Call for Art' esplicano in musica quanto sopra. Non mancano le citazioni colte come la 'Berceuse' di Igor Stravinsky (... toh, guarda caso...) riarrangiata elettricamente da Pabst con grande sapienza e gusto. 'Pain' ha una sezione con una texture che ricorda da vicino la NuovaYorkese 'The purple lagoon', ma è talmente ben inserita nella geometria dell'intera composizione che la potenziale citazione risulta perfettamente integrata ed efficace.
«UNIVERSUM» invece viene prodotto nel 1998 con il nome collettivo di THE RESEARCH INSTITUTE ed è un ulteriore passo avanti in termini di progresso organizzativo dei suoni e dei colori che occupano lo spazio creativo del duo, e mi fa piacere citare che questo disco abbia ottenuto un chiaro apprezzamento anche da Mike Keneally (che tutti voi sapete essere un nostro pallino...). 'Bad neighborhood', 'The blimp' (nulla a che vedere con l'omonima di beefheartiana memoria, ma notevole per l'uso del violoncello e delle percussioni), 'Thinman' e 'Hot chicks' sono molto interessanti e rivelano una tensione creativa ancora gravida di idee. 'Universum' il brano che da il titolo arra intera raccolta è un ammasso apparentemente informe di rumori che serve efficacemente da inquietante introduzione alla ordinatissima (quanto complicata) 'The factory', vero esempio di moderna scrittura polifonica per chitarra e percussioni. E' quasi nascosto e discreto, ma questa volta non manca, un esplicito omaggio a Zappa con un brano dall'inequivocabile titolo '4.12.93' ( e sottotitolato in modo ancor più esplicito 'In memory of a maestro') capace di rielaborare e riassumere in chiave completamente personale ed originale alcune delle caratteristiche compositive e sonore tipiche di FZ. (ap)

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© 1988
Sichting Brokken

 

CORRIE EN DE GROTE BROKKEN - « Brokstukken »

Corrie Van Bisbergen è una chitarrista olandese dalle straordinaria capacità tecniche e compositive che la avvicinano più di ogni altro musicista allo Zappa-pensiero sonoro di gruppo. Uno spirito contemporaneo che permette alla Van Bisbergen di spaziare ovunque nella gamma della musica moderna con dinamiche continuamente cangianti e rinnovabili ogniqualvolta se ne senta la necessità. Una musica che non annoia mai, nemmeno quando la lingua olandese (non certo tra le piu' musicali) prende il via ed il cantato diventa la parte predominante dei brani. Il disco, comunque, è essenzialmente strumentale e permette di porre in grande evidenza le capacità solistiche di tutti i musicisti coinvolti (ben 12!!), e dove la chitarra di Corrie si invola in assoli di indubbia creativita', elaborata, matura e mai autocompiacente. Vi segnalo anche la dedica a Zappa con una lunga composizione dal titolo 'The Zoot Suit'. Da avere.
Contatto utile per procurarsi il manufatto: email
brokken@zap.a2000.nl (ap)

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© 2001

 

AUTORI VARI - « af FZ ers vol.1 »

Questa intera operazione (due manufatti) sembra essere stata più un'occasione goliardica virtuale per tutti gli appassionati di ricerche zappiane che, conosciutisi tra le pagine del più antico newsgroup dedicato a FZ (Alt.Fan Frank-Zappa), hanno deciso insieme di organizzare una raccolta delle loro proprie elaborazioni musicali, a prescindere dalla musica di Zappa e senza vincoli di direzione artistica.
Il caotico guazzabuglio che ne è risultato è piacevole se non addirittura talvolta sorprendente, ma con alcune pericolose deviazioni verso l'inutilia sonoro che qualche volta non confortano certo l' ascoltatore attento.

Patrick Neve, da sempre impegnato online sul fronte zappiano, ha curato la compilazione di questo progetto che va interpretato semplicemente per quello che è, e non va considerato strettamente relato alla figura ispiratrice di FZ, almeno non in termini rigorosamente musicali.

Adrian Clark - Waah! It's the Schizo Sisters!
Pregevole assolo/composizione di chitarra con loop ritmici utilizzati come ritornelli. Non c'e' molto dello Zappa-pensiero chitarristico, ma a prescindere dal tributo Zappiano un brano comunque interessante e dedicato dall'autore all'osservazione della vita di due sorelle dalle abitudini alquanto strane …

AJ Wilkes - Fantasy Garden Through a Child's Eye
Composizione elettronica dall'andamento romantico, ma spesso disturbata da clusters atonali e scale che armonicamente possono ricordare la cadenza degli assoli chitarristici di Zappa.

Antal Adriaanse & Spine - In Isolation/Getromme
Rock tune con un orientamento molto heavy e assolo da bwana-dick nella prima parte, per poi momentaneamente produrre prima un guazzabuglio di collage sonoro da fonti multiple e successivamente una finalone rock melodico.
Website disponibile per ulteriori informazioni - THINK! - http://www.cidanka.nl/antal/

Michael P.Dawson - Crepuscule with Biffy
Breve composizione modale elettronica dove Jazz from hell non puo' che essere il suo più naturale ed immediato Zappa-riferimento.

Bili Leach/Tomland - Think About it Over a Joint
Vera e propria 'song' dall'incedere tipico di quello che potrebbe essere un demo di un gruppo esordiente (ma PROPRIO TANTO esordiente!!!). Song e titolo completamente ingiustificati in questo contesto.

Boss K - Conditioner (skiffle version)
Basso e vocine alterate per una l'unica bella canzoncina mai scritta dallo svedese Johan Wikberg (una 'stupid song' come recita l'autore stesso nel testo) che poco c'entra con Zappa, ma che meriterebbe una collocazione all'interno del repertorio di qualche gruppo cult europeo (dEUS o simili).
Website disponibile per ulteriori informazioni - THE ZAPPA PATIO - http://home.swipnet.se/~w-59501/

Charles Ulrich & The pygmies - The Pygmy Song
Probabilmente questo brano sarebbe più adatto per un tributo ai They might be giants, ma risulta certamente piacevole con il suo sapore 50's ed il suono molto folk di fisarmonica e ukulele. Si sente che i musicisti impegnati in questo brano hanno un'esperienza semi-professionale e non sono suonatori o manipolatori occasionali.

Chet Green - Solstice to Equinox
Assolo chitarristico e composizione che non brilla certo per originalità. A questo va poi aggiunta una registrazione scarsa e veramente approssimativa. Bah!

Chris Roe - Trio Improv 1995
Jam basso-organo-batteria che sembra provenire dalle prove in cantina dei Matching Mole nei primissimi anni settanta … e non solo per lo stile, ma anche per la qualita' della registrazione … fate voi.

Dan Buxbaum - Leftyland
Composizione con ogni probabilità realizzata secondo i dettami della più rigorosa xenocronia. Su un tessuto multi-timbrico e poliritmico si inserisce una chitarra-fuzz che (anch'essa senza riferimenti sincroni) produce variazioni tematiche (… per modo di dire, visto che non esiste un vero e proprio tema riconoscibile). L'autore ci tiene a precisare che non sono stati utilizzati sequencers e/o campionatori per la registrazione.

Darkhop - Beelzebonehead
John S. Hopkins con il suo pseudonimo di Darkhop propone questa breve odissea ritmica tra suoni di batteria elettronica ed effetti campionati qua e là. Un tipico risultato di attenti ascolti appiani.

Dennis Versteeg - The invisibile box
Improbabile marcetta demente, caratterizzata da dissonanze e 'sintetizzatori dal suono largo e grasso'. L'incedere ossessivo aiuta questi suoni 'imperfetti' a creare un'amalgama quasi credibile ed il risultato è decisamente ascoltabile.

Eliot Caged - The Duke of Prunes
Non tragga in inganno il ben noto titolo, perché si tratta di un recitato multiplo (quartetto vocale) e multicanale su una texture di percussioni acustiche. La scansione del recitato varia costantemente e crea effetti di casuale interazione tra le quattro voci. Il testo naturalmente e' incomprensibile e non è dato sapere la sua versione originale.

Fred Banta - Chuckawalla
Strumenti elettronici e composizione pseudo-dance con temi di vaghissimo sapore multizonale, ma senza una particolare efficacia. Il simbolico iniziale suono di collegamento ad un modem è la cosa concettualmente migliore di questo elaborato sonoro.

Geir Corneliussen - Orangutan Man Meets Frankenstein
Attivissimo protagonista dello scenario informatico zappiano Geir offre uno spaccato delle sue capacità musicali con questo cut-up sonoro concettuale e molto elaborato. L'effetto è - come spesso sembra inevitabile in questi casi - caotico e inafferrabile, ma l'atmosfera prodotta risulta comunque interessante. FZ e Residents non sono poi così lontani da qui.

Graham Connah's Jettison Slinky - Sparkly
Brillante esempio di intelligent-music ad opera di questo gruppo (sette musicisti) che ci permette finalmente di ascoltare qualcosa di organico, di concepito e volutamente realizzato senza l'utilizzo (spesso casuale) di tecnologie in grado di simulare elaborate trame sonore. Possibile riferimento allo Zappa di Waka Yawaka, ma non solo.

Jay Jones - Tack
"La musica parla da sola" sostiene l'autore nelle note di copertina e quindi la cosa migliore da fare è ascoltare questi 44 secondi di note in successione più o meno in assetto variabile. Ognuno dia il proprio giudizio.

Jeff Pollack - Wild about you
Energetico cocktail shakerato di Fugs, Stooges ed MC5 … qualche anno dopo

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© 2001

 

AUTORI VARI - « af FZ ers vol.2 »

Eccoci al secondo volume della raccolta sopracitata.

Jerry Hull (Dr.Jerry & the Peripherals) - Zero Sum Game
Cantilena quasi residentsiana di scarso spessore ed interesse. L'autore sostiene che ogni buon appassionato zappiano potrebbe cogliere i riferimenti al alcune vecchie melodie ben conosciute ... boh. Una semplice provocazione.

John Butler-Kerr (Wet-food) - Interference 2
Buon esempio di USA NEUrock dal forte sapore percussivo con un sound molto  simile a gruppi contemporanei quali TEN SECONDS. La band da cui provengono i due artefici del manufatto (John Butler Kerr e Joe Trump) ha anche collaborato con ZoogzRift nell'album "Sanitized for your protection".

John Harley - Give me a 5th, the Death Valley Grunge Jam III
Una visionaria versione elettrica del tema della Quinta Sinfonia di Beethoven funge da introduzione a questo inutile documento sonoro. Siamo alle solite. Secondo la solita concezione tipicamente anglosassone secondo cui essere totalmente FUORI dagli schemi è sinonimo di Zappianità. Ma sia chiaro, qui si tratta di dilettanti allo sbaraglio! Ancor più inquietante notare come mr. Harley si prenda la briga di spiegare con dovizia di particolari tutto il processo di registrazione di questo ammasso sonoro occupando il doppio dello spazio testuale a disposizione degli altri... e del resto anch'io ne sto scrivendo anche troppo ... che abbia ragione lui?

Lewis Saul - Perpetual Penguin and a Cowboy
Di ben altro spessore questo lavoro elettronico di Lewis Saul, compositore di Tucson, Arizona. Qui esiste una attenzione realmente musicale verso i temi proposti ritmati sulle inequivocabili onde di un evidentemente ben-recepito Jazz From Hell. Il brano qui contenuto ci da l'opportunità di sapere che è anche disponibile un cd pubblicato nel 2000 dall'enigmatico titolo "In the vicinity of Wa".

Martin Higgs - Amitabha, Buddah of infinite light
Interessante per il suo sviluppo rapsodico, questo brano all'ombra del synclavier di Zappa permette di apprezzare un discreto senso della composizione multipla. Curioso dettaglio: l'autore ci tiene a far sapere che la composizione è stata eseguita con una tastiera elettronica in "rapido disfacimento".

Michael Gula - Orchestral rock
USA prog datato 1992, pomposo e sostanzialmente inutile in questo contesto. Per rendere l'idea... poteva essere forse più opportuno inserirlo in un tributo ai Genesis... ma forse nemmeno.

Michael Pierry - Southington suite
Dichiaratamente ispirata ai Residents, questa suite di ben 12-dico-12 minuti con tanto di libretto disponibile che racconta una storia ambientata in un futuro prossimo (anno 2025) e come scenario gli USA ridotti a luogo inabitabile a causa della contemporanea esplosione di 400 testate nucleari ad opera di un gruppo di terroristi. L'unico luogo rimasto ancora pressochè intoccato dal disastro è l'area di Southington, Connecticut dove gli abitanti vivono in stato di continuo timore per le possibili scorribande di gruppi di mutanti e criminali. Suddivisa in vari movimenti rappresenta uno dei motivi per cui vale la pena acquistare questo disco. Caotica, low-fi e scarsamente melodica (e del resto la lezione dei 4 criptici è assolutamente applicata alla lettera!) è però un buon esempio di  audio/concept collage moderno.

Nick Lowemberg - Tribute to Frank R.
Le influenze di Steve Hillage e Gong dichiarate dall'autore non sono qui poi così  evidenti. Forse invece lo sono alcune sonorità che ricordano l'effimero rock-periferico degli anni settanta inglesi. L'autore definisce la registrazione come un improvvisazione amatoriale. Appunto, tale è.

Ninja - Ronin
Nessuna nota accompagna questa composizione e quindi posso solo basarmi sull'ascolto (il che è anche meglio). Comunque è una specie di future-blues su un pedale continuo di basso ed accompagnato da un suono di batteria che potrebbe ricordare vagamente lo stile RIO, ma azzardo si tratti forse più di una reale carenza di mezzi di registrazione piuttosto di una vera e propria scelta artistica. Non male.

Patrick Neve - Dog Star Man Revisited
Qui torniamo in atmosfere figlie di quel capolavoro riconosciuto che è stato Jazz from Hell. E proprio il grado di penetrazione che quell'album sembra aver avuto nel seguito di zappiani è di fatto l'indice più confortante dell'opera di Zappa, aver saputo offrire ai propri appassionati una chance per scoprire e sperimentare di persona nuove combinazioni sonore grazie al mezzi elettronico a disposizione. Buon solo di fuzz-guitar che non esiterei a definire un esercizio di Xenochronia applicata.

Disguising Godiva - Real Good Friend/Dumb
Flatpicking (o fingerpicking... gli esperti mi potrebbero aiutare nello specifico) acustico per il pezzo più atipico dell'intera raccolta. L'atmosfera di ballata minimale si apre in modo decisamente originale e degno di nota. Rigoroso Low-Fi, ma molto suggestivo. Assolutamente fuori contesto, ma bello.

Sam Rouse - Queen's flight
Qui invece siamo al limite del plagio delle antiche sonorità early seventies del T.O.N.T.O e dell'inarrivabile Cybernaut. Malcolm Cecil e Bob Margouleff approverebbero.

Steve Cobham - Death waltz
Un valzer PinkFloydiano sorprendentemente incluso in questa raccolta. Non ho idea del perchè della sua presenza qui. I'm certainly wandering why it's here!

Steve Lewis - Hubbub
Aroma Pop-synthy per questo contributo creato in tutta solitudine da Lewis. Le idee per una vera song magari ci potrebbero anche essere, ma la sensazione è che ci si trovi di fronte ad un classico divertissment hobbistico.

Zoogz Rift - Asphyxiated
Qui invece si respira aria buona... eccome!!! A parte il fatto che il brano è stato registrato nello studio di Arthur Barrow, è evidente che il nostro Robert Kowalsky fa le cose bene. E per questo motivo vi consiglio di ascoltare anche altre produzioni del Nostro, sempre riuscendo a reperirle... sigh!

In conclusione, mi sembra però utile ricordare che negli Usa, molto spesso in passato (ma forse anche più di recente) una qualsiasi bizzarria musicale si identificava ancora inesorabilmente con la produzione di Zappa, quasi un luogo comune che i nostri parenti d'oltreoceano faticano a scrollarsi di dosso, probabilmente perché dovrebbero ascoltarsi ancora molta musica prima di saper distinguere ironia ed abilità da semplice goliardia o anarchia sonora gratuita. Ma questo - comunque - è un'altro discorso.

Un cenno per l'impeccabile realizzazione grafica a cura del sempre illuminato Cal Schenkel.

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© 2000
Dinghy Records

 

NIGEY LENNON - « Reinventing the wheel »

Nigey Lennon finalmente ci offre la possibilità di apprezzare la sua indubbia qualità di musicista e compositrice dopo il convincente libro autobiografico “Being Frank”. “Reinventing the Wheel” è – come scrive David Walley - un disco prodotto da una mente Zappa-ossessionata, il che non rappresenta necessariamente un difetto … Non c’è un solo brano di questa raccolta che non valga la pena di essere ascoltato e riascoltato più volte, dal momento che tutto gira perfettamente. Qui sono documentate le tutte tipologie sonore, dal suono tipicamente rock-blues americano (“Messin’ in the kitchen” che contiene anche una “citazione vocale” di WPLJ o “Yer wife don’t like me”) alle escursioni poliritmiche e multitimbriche tipiche delle spettacolari costruzioni dello Zappa più acrobatico (come in “It’s just a black guitar” che contiene entrambe le componenti e – a mio parere - rappresenta probabilmente il brano migliore dell’intero disco). Coerentemente il tributo diretto a Zappa voluto dalla Lennon (… e permettetemi una silenziosa pausa di riflessione sui due cognomi appena citati …) è una spensieratissima e leggerissima versione di “Anyway the wind blows”, cantata (bene!) da Candy Z (sorella minore di Frank) che contiene anche delle microcitazioni di “Uncle Meat”, “King Kong” ed “Inca roads”. Quindi, non c’è proprio alcun desiderio di confrontarsi con FZ a livello di una ennesima reinterpretazione dei suoi brani più noti, quanto piuttosto c’è una divertita consapevolezza di restare nel campo della cosiddetta “Comedy music” dove ironia e divertimento si mescolano talvolta ad una bizzarra costruzione musicale (ne sono un buon esempio “Just another third rate clown”; “Jihad”; o la ballata da bettola portuense “The pirates of Old Northport”, dove vengono riportate alla luce le gesta di bizzarri marinai che nel lontano 1972 erano soliti terrorizzare gli avventori di un bar di Northport con la loro versione INTEGRALE di “Billy the Mountain”; e “The mesmerized cowboy” – il cui testo è stato scritto dallo Zappologo Urban Gwerder e contenente una citazione di “Montana” ed altre bizzarre potenziali Zappianità). Il benevolo fantasma di Frank invece appare sul serio durante la rigorosissima “It must be a cigar” (nel cui finale possiamo apprezzare anche una citazione a cameo del tema di “Big Swifty”). Ma è giusto e quasi doveroso ricordare anche che non di solo Frank sembra essersi nutrita la nostra Nigey, dal momento che una fortissima impronta “funnyjazzy” a-la-Steely Dan è qua e là presente (“Can ya do it?” , la criptica “Calle sin nombre” – il cui testo è stato composto all’indomani di uno status di confusione generato dall’assunzione di farmaci dopo un’operazione chirurgica subita da Nigey qualche anno fa). Ma la cosa curiosa è che John Tabacco, coproduttore e coautore di questa avventura discografica, all’insaputa della stessa Lennon, compie un’azione musicale veramente bizzarra quando conclude l’inevitabile cover di “Brain Tap shuffle” - raro brano inedito del duo Becker/Fagen – con una costruzione musicale tipica dello zappa-pensiero contemporaneo acrobatico, realizzando una sorta di sintesi completa delle due principali influenze musicali presenti in questo disco. Molto interessante ! I due brevi frammenti “The Akai connection” e “Please help me get to the bottom of it all” semplicemente rappresentano ulteriori esempi di “lezione imparata” dalle vecchie interpolazioni magnetico-musicali del primo Zappa. Una particolare citazione merita il lavoro di produzione – e non solo – del già citato John Tabacco, che si conferma arrangiatore e musicista dalle capacità indubbie e dall’originalità indiscutibile (a questo scopo sarebbe utile procurarsi il suo lavoro solista intitolato “Hits dah bad tomb lion”). Partecipano a questo disco anche Mike Keneally, che aggiunge la sua chitarra (un fulminante assolo in “Yer wife don’t like me”) e qualche voce qua e là (il vaccaio Poco in “The mesmerized cowboy”) e lo scrittore David Walley con una sua risata. Degne di nota le interpretazioni vocali di Victoria Berding (anche autrice di “Can ya do it?”) e della già citata Candy Z, così come le parti di chitarra di Teddy Kummel (protagonista di un bell’assolo in “Can ya do it?”) e Jim Dexter. Il cd contiene anche una parte multimediale rappresentata da una versione leggermente differente di “Tit elation” – scritta originariamente per Tom Waits -, un frammento musicale/intervista “Mr Edison”, alcune fotografie e composizioni artistiche varie ed uno scritto di David Walley (decisamente velenoso nei confronti di Frank che definisce “Mustachioed gonzointellect musician”) dove l’autore di “No Commercial Potential” svela il percorso che ha portato al suo personale rapporto con Nigey nell’universo della ricerca Zappiana. (ap)

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© 2001
Pickaboo

 

NASAL RETENTIVE ORCHESTRA - « Fric Out! »

Esordio del settetto francese nato nel 1999 sotto l’egida dei nostri affezionatissimi cugini Fils De l’Invention in occasione di un tributo parigino a FZ (i nostri illustri parenti ospitano le pagine web della band sul loro sito, compresi alcuni assaggi del Cd in questione).La scelta del nome del gruppo ci sembra particolarmente felice e rivela con ironia una particolare predisposizione all’intrattenimento con tanto di audience participation. Il suono della band non ha riferimenti immediati a epoche zappiane, ma la formazione (due chitarre, sassofoni, tastiera, basso, batteria e voce) tradisce una impostazione FZ 1984, anche se sviluppata con suoni molto diversi. Una scelta piuttosto tradizionale per il suono della batteria costituisce l’elemento di principale distanza col carattere di quella band. Pochi si lamenteranno di questo, considerata lo scarso apprezzamento che spesso ha avuto la scelta elettronica per il set dell’epoca di Wackerman, ma questa è un’altra storia ... Ma torniamo a Fric Out! che parte con Heavy Poodle, una versione francese di Poodle Lecture, idea realizzata anche da noi qualche anno fa ad opera degli Elio e le Storie Tese. Segue una tirata Dirty Love, una delle punte rock del Cd, e poi una miniatura davvero deliziosa: una King Kong Prelude tutta vocine accelerate e suoni quasi carillon. Si ritorna al repertorio rock con I’m the Slime in cui c’è spazio per gli assoli di chitarra e sassofono, in un’atmosfera alla jazz noise here. Segue un momento audience participation che ci spiace non cogliere, anche perché vengono citati alcuni personaggi italici come Jean Paul II. Si ritorna in atmosfera jazz noise con una sorprendente King Kong Variations in cui il sassofono è grande protagonista su una ritmica molto saltellante. Nella seconda parte il sassofono lascia spazio al tema di King Kong 'commentato' da una liquida chitarra. Il sassofonista è Mathieu Metzger, un giovane musicista che vanta già importanti esperienze avendo suonato con professionisti del calibro di Dave Liebman. Cosmik Debris e Yellow Snow ci riportano in territori più blues e rock. La spazzatura non ci colpisce particolarmente mentre la riduzione della saga di Nanook ci sembra all’altezza della prima parte del disco. La successiva Water Turn Black ha la funzione principale di spezzare l’atmosfera rock per portarci dentro a sonorità Jazz from hell con Shanxi Part One' scritta dal bassista Christophe Delbrouck, che è anche giornalista e autore di un libro dedicato a FZ. Il suo pezzo è un riuscito omaggio allo Zappa delle prime esperienze al Synclavier. Segue la divertente Interview in cui l’intervistatore definisce la musica dei NRO jazz rock dadaista e chiede lumi sulle influenze, ma la risposta è quasi tutta inintelligibile (parlati registrati al contrario), si discerneno solo due nomi (due garanzie): 'Frank Zappa' e 'Hermeto Pascoal'. Segue un altro straniante pezzo di Delbrouck, una sorta di improvvisazione su un parlato di Jacques Chirac, peccato anche qui non conoscere il francese. Il lavoro chiude con il classico Black Napkins, ancora spazio per il sassofono che però avevamo apprezzato molto di più in King Kong Variations. Spazio anche e necessariamente per uno scuro assolo di chitarra.Ma non è veramente finita qui, c’è tempo per un altro episodio di audience participation che però purtroppo non cogliamo, e che prelude ad una inaspettata cover: The World’s Greatest Sinner. Una chiusura insolita per un lavoro che ha avuto l’ambizione di tentare una strada scarsamente battuta verso la cittadella zappiana. Alcune episodi ci sembrano riuscitissimi, altri meno. Considerato l’originale approccio del gruppo avremmo preferito rinunciare a rese quasi filologiche di classici come Cosmik Debris o Black Napkins in favore di qualche altra rivisitazione come quella di cui è stato oggetto il mitico Re Kong.

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© 1998
Tone Casualties

 

SWYVEL - « Glinda street »

Discorso molto diverso dal precedente per questo album di musica elettronica composto quasi completamente da un nome certamente conosciuto dagli attenti zappiani dell'ultima ora: Todd Yvega. L'uomo che per anni ha coadiuvato il maestro durante le scorribande sonore con il Synclavier, ha composto questo lavoro certamente complesso, ma allo stesso tempo gravido di emozioni sonore a noi contemporanee. Non e' un lavoro che in qualche modo 'emula' le gesta di Zappa, ma piuttosto uno che ne percorre il solco, in quel gelido sentiero elettronico che per FZ ha avuto in «Civilization Phaze III» la sua massima espressione possibile. Va detto comunque che in questo caso la musica qui e' molto meno 'astratta' di quella di Zappa e la ritmicita' - a volte anche tribale - rende il contesto molto meno estremo in termini di coraggio propositivo. Un lavoro assolutamente consigliabile agli amanti della nuova musica elettronica.
Contatto utile per procurarsi il manufatto: http://www.tonecasualties.com (ap)

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© 2001
StereoSupremo

 

TRIO MAGNETO - « Trio Magneto »

Giorgio Casadei ha deciso di concentrarsi maggiormente sul suo strumento e sulle sue agili composizioni contemporanee ed ha trovato nella formula del Power (?) Trio un veicolo (con)geniale per la sua ricerca.
Con il precedente progetto Ella Guru, a mio modesto avviso Giorgio rimaneva sempre nel limbo di un suono interessante e sempre proiettato verso nuovi approdi, ma quel suo nervoso modo di ‘mal-trattare’ le sei corde emergeva poco dal risultato finale. Ho avuto modo di vedere piu’ volte Ella Guru dal vivo e ho sempre pensato che una chitarra più in evidenza fosse l’elemento mancante al loro suono già peraltro complesso ed articolato tra fiati, tastiere e – quando presenti – percussioni. Mi sembrava però di aver individuato un suo fondamentale ruolo di ‘catalizzatore’, con quello strumento che volutamente stentava a farsi protagonista, ma che alla fine risultava essere il vero e proprio collante indispensabile per QUEL suono globale della band. Adesso che invece è proprio la sua chitarra ad esporsi nella responsabilità della scelta sonora primaria sono doppiamente contento che l’ineguagliabile riminese abbia scelto la giusta occasione per elaborare e proporre finalmente il suo strumento. Coadiuvato da Vincenzo Vasi, bassista e vocalist (non purtroppo in questo disco, se non per la traccia conclusiva del disco) di invidiabile qualità e da Mirko Sabatini alle percussioni già suoi colleghi nell’ensemble di Beefheartiana memoria il nostro Casadei preferito esplora con costante curiosità l’universo che gli sta intorno (sia esso su Altair 4 o Base Luna … per lui non fa differenza) e rende interessante una serie di sue nuove composizioni mettendole in compagnia di ‘grandi classici’ quali ‘Toads of the short forest’ di FZ e ‘You only lìve twice’ di John Barry. Non e’ un disco dalla dinamica prorompente, non e’ un disco di potenza … è un disco intelligente, placido quanto basta per farvi venire i nervi e stimolarvi all’ascolto … e nervoso quanto basta per placare la vostra ira e fermarvi ad ascoltare compiaciuti. Per la Conceptual Continuity di Giorgio, vi segnalo che anche in questo nuovo disco non mancano i riferimenti cinematografici (che sorprendentemente condivido appieno …) e se nei precedenti dischi di Ella Guru i titoli come ‘Dottor Morbius’, ‘Zombi’, ‘Il mostro della palude di Rimini’ e ‘Apocalypse cow’ (che sicuramente sarebbe piaciuto a FZ) si sprecavano, qui il semplice Hitchcockiano ‘Bodega bay’ prosegue l’elenco di locandine immaginarie che il nostro chitarrista visionario propone in una sequenza spero infinita. Una meritoria citazione va a StereoSupremo che ha permesso la pubblicazione di un disco come questo, che spero vivamente ottenga l’attenzione che merita e che indichi nel suo compositore una delle figure musicali più interessanti della scena indipendente italiana.

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© 2001 DiscGusting Records Disc-R 105-A

 

Dr.BIZARRO & THE DISGUSTOS - « Every backs always thingwards »

Robert J Kowalski ha un progetto ben chiaro, una sorta di composizione universale intitolata “The Digital Pagan” che vorrebbe fosse realizzata assemblando frammenti sonori provenienti da ogni parte del mondo. Ma questo progetto tuttora in divenire non gli impedisce comunque di dedicarsi alla sua passione principale che sembra proprio collocarsi nella scia del rock provocatorio ed intelligente di uno Zappa mid-eighties. Con lo pseudonimo di Doctor Bizarro ha pubblicato autonomamente un album certamente piacevole ed interessante, meritevole di segnalazione ai tutti coloro che amano ascoltare una musica sempre in grado di modificarsi all’interno della sua stessa crescita. Il tributo a Zappa è fortemente voluto, fermamente dichiarato e quindi decisamente inequivocabile (a volte forse per qualcuno potrà risultare addirittura imbarazzante come ad esempio nel brano “Another stupid copy band”) ma non mancano gli sprazzi di originalità e di libera determinazione compositiva (“The mozzarella eel”), cosa questa che non guasta affatto e che pone Dr.Bizarro in una luce di autonomia creativa certamente ben accetta. Per sua stessa ammissione Zappa, Beefheart, The Turtles e la Bonzo Dog Doo Dah Band sono stati i suoi riferimenti principali durante l’arco di una carriera che – anche se non di riconosciuto valore internazionale – ha avuto momenti di indubitabile potenziale futuro professionale. Purtroppo fattori extra musicali (un gravissimo incidente alla colonna vertebrale che lo ha costretto ad un rischiosissimo intervento chirurgico) lo hanno forzato ad una repentina retromarcia operativa e quindi Robert Kowalski si è trovato nella necessità di ricostruire la sua identità musicale con una maggiore attenzione verso la composizione musicale in senso stretto. In definitiva, dopo anni di recupero fisico, mentale ed economico, ecco l’album d’esordio per questo musicista in grado di costruire all’interno del suo lavoro un apprezzabile collage di differenti suggestioni, in un continuo susseguirsi di ballate rock, assoli di chitarra e complicate tessiture sonore (“Like you came from Seattle”) che mantengono sempre alta la curiosità dell’ascoltatore. Da segnalare che in molti dei brani contenuti in questo lavoro viene dichiarato senza mezzi termini un odio sviscerato nei confronti di Kurt Cobain e del movimento Grunge in generale attraverso taglienti commenti sarcastici.

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