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THE LEX L. BRONKOWITZ ORCHESTRA CATALOGUE
     

 

BOHUSLAN BIG BAND

ENSEMBLE AMBROSIUS MUFFIN MEN

 

PIERREJEAN GAUCHER

OSSI DURI

DIE BEISTELLTISCHE
  ZAPPATISTAS    
     
 
     

© 2007 private release
Lex L. Bronkowitz

 

  LEX L. BRONKOWITZ ORCHESTRA
Great Boogly Moogly 

SORPRESONA! 
anche se questa volta addirittura sono solo 6 i minuti proposti, sono ben contento di potervi segnalare quella che sembra essere  la più recente fatica Zappiana di ALEX L BRONKOWITZ.
La misteriosa busta contenente il prezioso manufatto mi è arrivata ad un indirizzo sbagliato e solo una fortunata circostanza ha reso possibile il recupero dell'oggetto in questione.
Una slimbox che presenta un CD-R contenente (sigh!) DUE SOLI brani:
MOGGIO e FIRTH OF FIFTH
(?? ... si si, proprio il brano di Selling England ... dei Genesis

Anche in questo caso ... il pastiche zappiano è sempre efficace ... una cifra stilistica che ha reso Alex davvero unico ed originale nella sua personalissima rilettura delle pagine musicali del Nostro.
Il puzzle musicale però qui si "complica" e si capisce perchè la digressione "prog" del brano successivo non sia del tutto estranea.

Aspettiamo pazientemente un lavoro completo ... speriamo che sia reso disponibile MOLTO MOLTO PRESTO!

     

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© 2005 private release
Lex L. Bronkowitz

 

  LEX L. BRONKOWITZ ORCHESTRA
Plays FZ 

AAARGHHH! ma come !?!?!
solo 12 minuti e-sedici-secondi di nuove straordinarie avventure di questo che personalmente ritengo un vero e proprio F E N O M E N O musicale della scena zapparelata europea - e non solo? ... NO!
NON E' POSSIBILE !!!
Ed io che ho aspettato tutto l'anno pazientemente l'evento dello Zappanale perchè sapevo che l'inafferrabile Lex avrebbe portato in quell' esclusivo consesso zappiano la sua nuova fatica COMPLETA ... e non vedevo l'ora di poterla ascoltare ...
che rabbia !!!
Vabbé ... cresciuto con la proverbiale Zap-pazienza e per questo ormai allenato alle delusioni evito il  naturale disappunto e mi affido al prossimo futuro (ancora!) ed mi accontento di quanto (peraltro così avventurosamente) pervenuto tra le mie mani (un grazie sentito ai bolognesi Grand Wazoo).
Ok, allora sentiamo che cosa contengono questi "miseri" 12 minuti di performance dell'One-man-band tedesco.
Già la copertina è ancora più misera del solito, con un semplice "reminder" scritto a mano che serve a denotare il fatto che si tratta della sedicente Lex L Bronkowitz Orchestra che "suona Zappa".
Nel medesimo stile "essenziale" sul retro della bustina di cartone vi sono i titoli:
Echidna's arf, That Evil Prince, RDNZL/Inca roads.
Bene, passiamo all'ascolto ... eppure mi viene una rabbia!!! ... vabbè dai ... ascoltiamo.
Il suono lo si riconosce subito, con quella caratteristica tipica della compressione audio dell'home-digital recording, ma con quella straordinaria dinamica che il Nostro ci ha abituato a sfoggiare. L'apertura con
Echidna's Arf è semplicemente da brivido e la convulsa parte tematica ben si confà alla capacità quasi chirurgica di Lex nel bilanciamento degli arrangiamenti, sempre in bilico tra estremo virtuosismo e voglia della citazione "as is". Esempio? ...un'atmosfera quasi "a-la-Aereosmith" introduce le prime battute e poi l'esposizione del tema principale, per poi sfociare nella caratteristica spigolosa sezione politimbrica. Lex semplifica alcune parti, certo, ma lo fa mantenendo quasi orgogliosamente quelle più complesse (e sicuramente più divertenti da fare!!!). Chitarra acustica e basso in grandissimo spolvero, come sempre! Finale molto brusco, ma del resto il brano - giustamente - non è nella sequenza originale di ROXY AND ELSEWHERE.
E' la volta di
That Evil Prince ... a cui voglio premettere di essere personalmente legato al punto da ritenerlo uno dei migliori esempi di composizione ed arrangiamento del Maestro nella sua versione originale ... le mie orecchie sono particolarmente attente ... ma come ... ok ... una bizzarra citazione ... New York New York (filologicamente perfetta visto che nella trama originale di THING-FISH si parla di un musical Off-Broadway... no?). A cantare lo splendido tema è ancora una volta la sorella Katherina (non ci sono note, ma sono certo che sia lei!) che poi fa sua la leggendaria parte che fu di Napoleon (prima) e di Ike (poi) nelle varie versioni conosciute. Arrangiamento efficacissimo e capace di "educare" all'ascolto del brano rendendolo apparentemente fluido e semplice, quasi come se fosse una sorta di nuovo standard da club ... formidabile. Una misuratissima citazione di Heavy Duty Judy permette al brano di giungere alla sua conclusione. La successiva accoppiata è rappresentata da due vecchie conoscenze del repertorio di Bronkowitz... RDNZL è presente già in un altro album (?) di Lex, precisamente in I'M ONLY ON HIM FOR THE MONEY (del 2002 in quel caso interpolata a Holiday In Berlin), come del resto anche la successiva Inca Roads era presente nell'album precedente intitolato GET DRESSED OR ARRESTED (1999), ma le due versioni qui presenti sono molto differenti dalle relative precedenti e si compenetrano perfettamente dando ancora una volta l'esempio concreto della Big Note zappiana.
Ma non c'è neppure il tempo per entusiasmarsi che il disco finisce. AAARGHHH!
Ok, allora vorrà dire che mi ascolterò gli altri tre lavori e pubblicherò qui sotto le recensioni già disponibili sul DK26 ... credo.


Nel frattempo ... cerchero' di entrare in contatto con questa primula rossa zappiana ... magari riusciamo anche a fargli suonare live i suoi straordinari arrangiamenti ... non si sa mai.

     

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© 2004 private release
Lex L. Bronkowitz

  LEX L. BRONKOWITZ ORCHESTRA
The Dangling kitchen session 

Sorpresa, sorpresa. Lex L Bronkowitz mi ha fatto una sorpresa graditissima inviandomi copia del suo nuovo lavoro, o meglio, una anticipazione dello stesso a mezzo un CD ep che contiene solamente (sigh) 5 brani per un totale di 9-NOVE-minuti (troppo pochi!!!). Eppure la qualità delle rielaborazioni di Lex ha ormai raggiunto un livello ben al di sopra di qualsiasi aspettativa. In questo caso il cd (anticipazione dell'attesissimo lavoro completo previsto per Giugno 2005) contiene le reinterpretazioni di Dupree's paradise, Big Swifty, Clowns on velvet, Beauty knows no pain, G-spot Tornado. Unico brano cantato e completo, Beauty knows no pain mette per l'ennesima volta, in evidenza le qualità vocali della sorella Katharina e l'intelligente sistema di arrangiamento. Gli altri brani sono energiche riproposizioni dei temi principali tranne che per l'acrobatico G-Spot Tornado che viene proposto con un arrangiamento tra i più indovinati e mai immaginati per una musica così incredibile  con le interpolazioni di Zombie Woof, Pick me I'm clean fino ad una citazione conclusiva della rimica della Roxy-version di Trouble Everyday ad offrire motivo di attenzione e soddisfazione per l'appassionato delle citazioni zappiane. Se questo è solo l'antipasto ... non vedo l'ora di passare al primo.

     

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© 2002 private release
Lex L. Bronkowitz

  LEX L. BRONKOWITZ ORCHESTRA
I'm only on him for the money 

Splendida quanto inaspettata sorpresa rintracciata casualmente tra i
tantissimi dischi in vendita durante lo Zappanale 13 a Bad Doberan. All’acquisto
ho pensato si trattasse del classico furbone di turno, che sfruttando
l’occasione zappiana mette in vendita merce scadente con il solo motivo di
renderla in qualche modo coerente con l’ambiente circostante. Tra le altre cose
ricordo l’autore presente durante i concerti perchè facilmente riconoscibile
dato il suo look ricco di piercing e con un gigantesco ritratto di Gandhi
tatuato sul braccio sinistro (probabilmente sara’ ritratto in qualche fotogramma
delle nostre riprese dello Zappanale stesso...) ed intento a ballare con ogni
tema zappiano eseguito dalle varie band. Considerato poi che di una ‘private
release’ si tratta (senza nemmeno la serigrafia sulla superfice del cd!!!) il
sospetto si è ingigantito, portando a lasciare in fondo alla lista degli ascolti
questo presunto tarocco. Ma, come nelle belle fiabe, quando poi ho deciso di
approcciare questo reietto cd ho avuto una sorpresa strabiliante. Adesso
definirlo il migliore disco di cover zappiane fin qui prodotto potrebbe essere
eccessivo, ma il solo fatto che la tentazione sia stata forte potrebbe indicare
il livello e la qualità dell’operazione che questo sconosciutissimo Lex L.
Bronkowitz ha portato avanti a mio modo di vedere.
Mai avrei pensato pero’ che lui fosse l’autore dell’eccezionale rielaborazione
in questione. Per parlare della musica comunque, si tratta di una costruzione di
base sintetica (drum machine e sequencers) con tutte le parti principali pero’
gestite e proposte con un arrangiamento massivo di chitarra, una vera e propria
orchestra di corde elettriche (talvolta inacidita da dissonanti clusters atonali
cone in
Teenage wind) che mantiene tesa e brillante l’atmosfera generale. I
cantati sono affidati ad una voce femminile assolutamente adeguata alla
situazione e qualche special guest (sempre al femminile!) offre nuove timbriche
(trombone, tromba) qua e la’. Brani come
Andy e Uncle Remus diventano
veramente emozionanti e difficilmente descrivibili, resi compatti ed
estremamente essenziali nell’arrangiamento, pur mantenendo la logica della
struttura multilivello tipica della composizione originale (‘Andy’) oppure
aggiungendo scritture politematiche (
Easy meat su Uncle Remus) assolutamente coerenti ed efficaci. Una veloce e fulminea Zoot allures (interpolata con brevi citazioni del Bolero di Ravel) introduce una spettacolare Strictly Genteel geniale per arrangiamento e svolgimento così come la preziosa e
rarefatta
Outside now viene arricchita da un misurato ed intelligente solo di
chitarra, ricco anch’esso di citazioni (in questo caso
Uncle meat e Dog
breath
).

     

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© 1999 private release
Lex L. Bronkowitz

  LEX L. BRONKOWITZ ORCHESTRA
Get Dressed or Arrested 

Inutile scrivere delle meraviglie di questo ulteriore capitolo re-inventivo e ri-strutturale del nostro protagonista. Qui, a fare grande sfoggio di se stesse sono una stravolta quanto tirata Transylvania boogie, le curiose strumentali Honey, don’t you want a man like me e (la molto innovativa) Mom & dad oltre ad una ordinata e coperta Inca roads. Il procedimento rielaborativo è lo stesso che caratterizzera’ poi il disco successivo (ovvero I'M ONLY ON HIM FOR THE MONEY vedi sopra), ma qui con forse meno voli autonomi e – di conseguenza – con un maggiore rigore filologico strettamente musicale, anche se il gioco delle "scatole cinesi" permette a Lex di interpolare le quasi sconosciute tradizionali Wedding Dress Song e Handsome Cabin Boy all'interno di Mr Green Genes, con una naturalezza proprio da assoluto conoscitore della materia. Stessa perizia nel riproporre King Kong, Let's move to Cleveland, Harry you're a beast, la super chitarristica strumentale The Idiot Bastard Son, ed una "bass variation" sul tema di Oh No. Forse l'esperimento meno riuscito è quello di una troppo rigida e molto "metronomica" Watermelon in easter hay... ma si sa che in quel caso il compito era particolarmente arduo.
Ovviamente sospinto dalla curiosità di tale imprevedibile qualità di riproposta zappiana ho contattato direttamente Alexander L Bronkowitz per approfondire la questione. Il frutto di questa ricerca è stata questa nota riassuntiva speditami dallo stesso Alex che quindi risulta da sola in grado di ricostruire sinteticamente la nascita dell’idea all'origine dei prodotti della
LEX BRONKOWITZ ORCHESTRA.
"grazie per la tua email, mi fa veramente piacere sapere che esiste una così numerosa famiglia di zappiani in Italia, e capaci anche di organizzare una rivista! Da chitarrista ed appassionato della musica di Frank Zappa per me è sempre stato un sogno pensare di suonare quella musica. Il problema era quello di organizzare una simile avventura, sapendo di per certo che non sarebbe stato facile trovare musicisti interessati ad in simile progetto. solo nel 1999 ho deciso di provarci da solo, cimentandomi con quelle orchestrazioni così complesse contando solamente sulle mie forze. Dopo essermi comperato un piccolo registratore ad 8 tracce, ho fatto la mia prima registrazione con tutti gli strumenti ed una batteria elettronica molto economica. Contento del risultato ottenuto ho coinvolto anche mia sorella Katharina affinchè cantasse in
Mr. Green Genes. In poco più di un anno sono arrivato ad avere più di quindici cover pronte. Le ho registrate su CD-r e le ho regalate ad amici e parenti che le hanno accolte con grande entusiasmo (ma si sa, i parenti sono sempre così benevoli, no?). L'anno successivo ho avuto l'opportunità di vendere ben 150 copie dello stesso cd allo Zappanale 11 e questo per me è stato motivo di ulteriore interesse e coinvolgimento nel progetto ed il risultato è stato I'M ONLY ON HIM FOR THE MONEY che ha visto la partecipazione di Katharina ed altri tre musicisti provenienti dalla mia Rap'n'Soul band di Amburgo: Melontoast.".

     

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© 2004
ElectRomantic Records

 

OSSI DURI
X

Che il lavoro di perfezionamento della capacità interpretativa dell'(ormai ex) baby band piemontese fosse a buon punto, ne avevo avuto il sentore vedendoli suonare live con due mostri sacri della comunità zappiana Ike Willis e Napoleon Murphy Brock. Ma che tale lavoro fosse giunto a cotanta qualità, sinceramente mi era sconosciuto. Meglio! Tutto il saper-zappiano acquisito dai ragazzi e fortemente indotto dalla figura di padre-manager di Filippo Bellavia (vero genitore di due, zio di uno e mentore degli altri ‘Ossi’) è stato convogliato nella realizzazione del disco che dovrebbe consegnarli definitivamente agli appassionati zappiani italiani ed internazionali come una delle realtà dedicate al Maestro più convincenti. Certo, il fatto di sentire le voci originali di Ike (leggendario “fro:madjo”) Willis e Napoleon aiuta, così come aiuta la presenza qua e la' di Mike Keneally, Elio, Riccardo Balbinutti e i dialoghi surreali di Rocco Tanica e Claudio Bisio, ma è indubitabilmente profondo il solco che divide una qualsiasi buona cover band zappiana internazionale dalle gesta di Martin, Ruben, Simone ed Alex. X esce a dieci anni (ma dai?) dalla scomparsa di Zappa, ma al contempo celebra i dieci anni (ma dai... dai?) di attività della band, una coincidenza che non poteva essere lasciata senza una qualche celebrazione. Proprio per questa ambivalente ragione, il progetto messo a fuoco in questi mesi ha prodotto un lavoro capace di mettere in evidenza anche le doti compositive della band, non solo quelle di notevole capacità interpretativa delle complesse pagine musicali di Zappa. I tre brani originali presenti nella raccolta non sfigurano con le rimanenti cover di Zappa, se non nella misura in cui il pubblico è nella stragrande maggioranza digiuno dello stile compositivo dei ragazzi, mentre con ogni probabilità ben conosce quello del Maestro-da-cui-tutto-parte. Se addirittura poi uno dei brani originali (Balletto) viene affidato ad Elio non si può non notare come lo stile del gruppo sia credibile anche per dei ‘ fratelli indiscutibilmente più grandi’, in perfetta in sintonia con lo scenario circostante. Zappianamente parlando invece sono decisamente notevoli le renditions di Florentine Pogen, Andy (ma perché la voce non è quella di Nappy???) e Packard Goose, ma su tutte una sconvolgente Sinister Footwear (soprattutto per tutti coloro che non li hanno mai visti live, la stessa micidiale composizione è presente nell'esecuzione live degli OD a Bad Doberan durante lo Zappanale 13, nel cofanetto triplo dedicato alle registrazioni della kermesse Pomerana), ordinata e miracolosamente pressoché perfetta nonostante la scrittura ostica ed acrobatica. Semplicemente imperdibile la ridicolizzata Black Page, eseguita al pianoforte a quattro mani (immaginate un'inquietante duetto di Pippo Baudo e Franco Bracardi) e ‘ridotta’ ad essere degna solo di accompagnare una passerella da avanspettacolo di Garinei e Giovannini (ma chi ha avuto questa GENIALE idea?!)... Frank sicuramente avrà apprezzato.
Concludendo, il voto per questa fatica non può che essere 10 (dai... ma dai!), ma con la meritatissima lode di una totale dedizione ed interesse all'ascolto ed alla crescita musicale che questi quattro ragazzi hanno saputo far vedere in tutti questi anni. Ora, probabilmente, visto che tecnicamente non hanno più nulla da dimostrare a nessuno (se non forse una necessaria crescita sul piano dell'interpretazione vocale), è ora di spiccare il volo da soli, magari con il bonario occhio accigliato del baffuto Maestro di Baltimora a fare loro da ispiratore e pignolo produttore esoterico, per finalmente far capire all'italico pubblico che l'intelligenza qualche volta può (e deve) anche pagare, soprattutto quando ... lo merita!!! (ap)

     

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© 2001
Die Beistelltische

  DIE BEISTELLTISCHE
Zappa a cappella 

Contrariamente a quanto affermato nella loro webpage  il progetto di questi sei ragazzi di Göttinger non è il solo dedicato alla riproposizione vocale a-cappella della musica di Frank Zappa e questo lo sanno tutti coloro che hanno seguito le performance di Rockapella durante l’ormai lontanissimo Zappa’s Universe o –più recentemente- quelli che hanno acquistato il disco del gruppo vocale The Persuasions (e recensito qualche DK-numero fa). Ho recentemente ricevuto copia del loro cd promo intitolato semplicemente Zappa-a-cappella e devo ammettere che ero molto curioso di approfondire la loro reinterpretazione zappiana soprattutto dopo aver ascoltato i due files mp3 presenti (finora) online. Dei due, Dead girls of London in particolare mi era piaciuta molto, dal momento che non mi aspettavo certo una versione vocale di uno dei brani più ‘oscuri’ e sconosciuti di Frank (tanto oscuro da comparire solamente in YCDTOSA 5 e relegato a brano-traino del disco di L.Shankar Touch me there prodotto da FZ nel 1979). Ad ogni modo la curiosità dettata anche dalla indubbia capacità organizzativa delle voci dei Die Beistelltische nel creare una sorta di Zibaldone Zappiano mi ha spinto ad aspettare la loro uscita discografica ufficiale con una certa impazienza. Aspettative premiate perchè, anche se alla fine hanno deciso di proporsi soltanto con un breve demo di 22 minuti scarsi, il sestetto germanico riesce comunque a distinguersi da tutte le altre esperienze precedenti per una accurata quanto bizzarra scelta del repertorio da utilizzare come presentazione del proprio lavoro. I sei brani contenuti in questo cd sono nell’ordine: Shall we take ourselves seriously?, My guitar wants to kill your mama, Brown Moses, Promiscuous, Sharleena, In France e non ci vuole molto per cogliere l’intelligente stranezza ed obliquità della selezione musicale effettuata. Nel caso specifico di Brown Moses o Shall we take ourselves seriously? la rendition è veramente interessante, con variazioni del tempo e di armonia molto funzionali allo scopo.
In My guitar (unico brano da poter ‘confrontare’ con la versione di The Pesuasions) la scelta di rispettare una maggiore dinamica di gruppo li ha portati ad utilizzare una voce per simulare con buona resa il suono della chitarra solista distorta, un curioso modo di intendere lo stile a-cappella. Questo primo contatto con Die Beistelltische risulta senz’altro convincente e spero vivamente in nuove elaborazioni prossimamente disponibili per gli appassionati appiani. Sono disponibili per concerti anche in Italia ed il modo migliore per contattarli è attraverso il loro website: http://www.diebeistelltische.de/index_eng.html

     

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© 2001
Jazzprint Records

  ZAPPATISTAS
Absolutely Live 

ZAPPATISTAS è un progetto nato su commissione della Nottingham Arts originariamente destinato ad essere una occasione unica per dedicare una serata musicale alla memoria di Frank Zappa da tenersi nell’ambito di un festival a Newmark alla fine del 1998. Il concerto che ne risultò però fu talmente entusiasmante da indurre i musicisti coinvolti a ripensare al progetto con una maggiore potenziale continuità, progettando per il gruppo ulteriori occasioni per esibirsi. Responsabili primi dell’esistenza di questa band sono il chitarrista John Etheridge (già apprezzato solista e con all’attivo in passato brevi collaborazioni in gruppi come Soft Machine o con alcuni tra i più conosciuti esponenti della scena jazz-rock inglese tra i quali ricordo al momento Elton Dean, Dick Heckstall-Smith, Alan Skidmore) ed il tastierista Steve Lodder. Avvalendosi della collaborazione di musicisti del calibro di Annie Whitehead (già con Penguin Cafe Orchestra e attualmente Soupsongs Project), Teena Lyle (pianista e multistrumentista molto apprezzata come session-woman), Ben Castle, Paul Jayasinha, Rob Statham e Mike 
Bradley gli Zappatistas creano il perfetto interplay per una buona riuscita della proposta musicale, dove le composizioni 
scelte vengono eseguite con la giusta impostazione e la capacità degli esecutori è ben in evidenza. Su tutti, ovviamente la chitarra di John Etheridge, veramente in grande spolvero (Sexual harassement in the workplace) con il suo stile personale e privo di inutili virtuosismi gratuiti. Anche Il sax di Ben Castle (King Kong), il trombone di annie Whitehead (The Grand Wazoo) e soprattutto il funambolico vibrafono di Teena Lyle (Big Swifty) riservano altre piacevoli sorprese all’ascolto. 
Comunque, al di la delle annotazioni esclusivamente individuali, l’intero meccanismo generale sembra funzionare in modo convincente e lo spessore della band si fa apprezzare anche in brani (Eat that question) dove la ridotta dimensione del combo non condiziona neanche minimamente l’esecuzione. La monster-track Grand Wazoo (quasi 23 minuti) offre poi la migliore combinazione ed interazione tra i musicisti coinvolti, che a volte raggiunge apici insospettabili. La registrazione raccolta in questo cd è relativa ad un concerto tenutosi a Leeds (UK) nel novembre del 1999 e sfortunatamente non presenta né l’intera scaletta di quella serata né il repertorio completo della band. Merita comunque di essere incluso nella vostra raccolta di registrazioni dedicate a FZ perché è proprio una bella testimonianza zappiana, tanto fedele quanto altrettanto originale. A parziale integrazione del materiale qui pubblicato sono disponibili online (in formato realaudio) altri brani registrati dalla band in quell’occasione. L’indirizzo per ascoltarli e/o scaricarli è il seguente: 
http://www.johnetheridge.f9.co.uk/zappa/index.htm

     

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© 2001
Jazzprint Records

 

  BOHUSLAN BIG BAND
Plays Zappa

Dalla Svezia ecco un nuovo ensemble che si cimenta con la riproposizione della musica del Maestro. Ho scritto volutamente "ensemble", dal momento che in questo caso abbiamo a che fare con una band di ben 20 elementi, caratterizzata da una notevole sezione fiati.Da tempo siamo abituati a sentire la musica di Zappa riproposta in tutti i modi possibili, e quindi una volta accertata la qualità musicale dell'operazione non resta altro che soffermarsi sulle peculiarita' delle scelte musicali effettuate dagli interpreti della stessa.In questo caso diciamo subito che la qualità della proposta è decisamente molto alta, e la capacità interpretativa ed "organizzativa" del suono di questa Bohuslän Big Band è certamente tra le migliori fino ad ora disponibili sul mercato della zappianerie internazionale. Il suono dell'intera band è realmente convincente e potente, a maggior ragione se si considera che quanto registrato su questo cd è la documentazione di due concerti dal vivo tenutosi a Goteborg nel Novembre del 1999 e quindi risulta ancora più evidente la perfetta riuscita dell'operazione. Spiccano renditions di brani come "Sinister Footwear 2", "The Grand Wazoo" ed una splendida "Zoot Allures". Tutti i solisti coinvolti a turno nella dinamica strumentale offrono una grande prova di capacità ed inventiva (un cenno particolare meritano Christer Olofsson al basso tuba solo in "The Grand Wazoo" e soprattutto Owe Almgren che al basso elettrico offre una toccante coloritura nell'assolo affidatogli per la parte centrale di "Zoot Allures").Anche un'insolita cover di "Let me take you to the beach" si segnala per la qualità dell'arrangiamento orchestrale, un'abilità da sottolineare maggiormente anche perchè tutto il lavoro proviene evidentemente da trascrizioni proprie della band, quel solito "labor of love" che esclusivamente dei veri appassionati di Zappa possono anche solo pensare di fare. Proprio per questo e data la complessità della materia alla Bohuslän Big Band dovrebbe andare tutto il plauso della comunità zappiana internazionale che troverà in questo disco vero motivo di divertimento e puro piacere all'ascolto. Le parti vocali sono affidate a Mia Kempff, una cantante dalla voce molto mascolina, ma duttile e molto abile a sottolineare ed interpretare parti come "S.Alfonzo's pancake breakfast", "Father O'Blivion" o l'indimenticabile "More trouble everyday" e che quindi aggiunge un ulteriore interessante e convincente tassello a questo già solido documento sonoro (ap)
     

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© 2000
BIS records

 

ENSEMBLE AMBROSIUS
The Zappa Album

Dalla Finlandia spunta inaspettato questo gioiello di riproposta musicale zappiana ad opera di un gruppo che pur concentrandosi professionalmente nella musica barocca, ha trovato forti motivazioni nel ricercare una ennesima chiave di lettura di alcune tra le più conosciute pagine del Maestro e pubblicarle in una pregevolissima raccolta su Compact Disc. In realtà, come Olli Virtaperko scrive nelle esaurienti note copertina, fin dall'inizio questo ensemble ha sempre visto in Zappa una delle sfide interpretative da raccogliere per questa opera di mantenimento e diffusione della musica del compositore americano. Questa determinazione li ha spinti ad una richiesta ufficiale allo ZFT per ricevere l'imprimatur e l'approvazione formale alla realizzazione di questo disco e dopo averla sorprendentemente ottenuta, hanno anche avuto il privilegio di essere introdotti da lusinghiere note di copertina redatte da Ali N. Askin. I brani che compongono la selezione qui proposta vanno dalle più consuete 'Uncle meat', 'Black page n.2', 'G-spot tornado' alle molto meno usuali 'Night school' o 'Echidna's arf (of you)' e mantengono inalterato lo standard di qualità in maniera costante ed ineccepibile. Strumenti quali oboe barocco, oboe da caccia, arciliuto, fagotto barocco, melodica, mandolino o dulcimer sembrano a prima vista delle curiose integrazioni a strumenti anche zappianamente più convenzionali quali harpsichord, violoncello o glockenspiel, ma in realtà ascoltandone il risultato finale non si può non rimanerne affascinati. Gli arrangiamenti dei brani sono concettualmente divisi in due diversi approcci o visioni, proprie dei due principali musicisti elaboratori delle partiture Virtaperko ha scelto una maggiore flessibilità improvvisativa nell'esecuzione (ed infatti la sua rielaborazione di 'Alien orifice' ne è un brillante esempio), mentre Ere Leivonen ha invece optato per una lettura quanto più possibile tradizionale e formale delle pagine originali. Un solo brano cantato è presente in questo disco, ed è 'The idiot bastard son', veramente stupefacente nel suo risultato. L'album intero risulta bello, piacevole e molto interessante nella rielaborazione puramente sonora ben sintetizzata dalle parole di Askin presenti nella confezione del libretto: «... grandi idee di arrangiamento, meravigliosi colori sonori, utilizzo non convenzionale di strumenti ...» in una formula che crea una musica da camera barocca con tematiche zappiane ... quasi un vero Francesco Vincenzo Zappa di Baltimora. Ottimo da avere, il disco è disponibile via internet, ma è disponibile anche nei migliori negozi di musica classica (ap).

     

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© 1999
EFA records

 

MUFFIN MEN
God Shave the Queen

Questo è proprio un disco che fa per me e per cui sono contento di scrivere una recensione per il DK. Innanzitutto non credo sia necessario ricordarvi l’esistenza dei Muffin Men nel novero delle numerose Zappacoverbands internazionali. Il loro primo concerto risale al 1990, quando nessuno pensava alla necessità di diventare una coverband alla memoria di Frank. Da quella prima esperienza sono passate molte lune e si sente perché non solo il gruppo ha subito molti cambiamenti ed ha potuto sperimentare differenti formule operative, coinvolgendo spesso anche vecchi ‘compagni-di-avventura’ del Maestro, ma adesso il suono ed il repertorio sono certamente ben saldi e personalizzati con intelligenza. Probabilmente molto dipende dal fatto che il line-up adesso è formato da musicisti molto affiatati tra loro (alcuni di loro hanno militato insieme in quella – per me - cult band chiamata Wizards of Twiddly) e quindi la sicurezza con cui si pongono nei confronti delle loro riletture è di gran lunga aumentata e consolidata. Liverpool è la città natale di questa band, e non deve stupire quindi se almeno in questa occasione riportano in superfice una presenza beatlesiana di assoluto rilievo per cui prima la citazione di Abbey Road sul finale della sorprendente Lonely little girl e poi l’intera interpolazione tra le Beatlesiane Revolution 9, I want you e King Kong che invogliano ad ascoltare questa band con uno spirito compiaciuto e divertito, nella curiosità dei possibili accadimenti sonori successivi. Per questo ho evitato di quardare le note di copertina per proseguire in un ascolto al buio dell’album. La sorpresa quindi è stata totale e degna di assoluta menzione meritoria. Intanto, per gradire, due cover di un certo Don Van Vliet aka Capt.Beefheart (Sure ‘nuff and yes I do e Dropout boogie) cantate da un tizio, un indiano Cherokee (chi?) poi una magistrale seconda interpolazione di King Kong con la Zeppeliniana Kashmir (… decisamente molto Fred Zappelin!!!). My guitar wants to kill your mama è qui proposta in una versione estremamente tirata e tonica con un bizzarro assolo su una corda della durata di 35 secondi (16 misure piene), che solamente un chitarrista come Carl Bowry (europeo e bizzarro ex WoT) poteva pensare di inserire in un contesto simile. Dupree’s paradise include anche il tema di Big Swifty e mette in grande evidenza il flauto di Martin Smith (anch’egli ex WoT) ed ancora la chitarra di Bowry. Tell me you love me, Heavy duty Judy , I’m the slime sono qui potenti e brillanti come non mai grazie evidentemente alla formazione ‘guitar-power-driven’ senza tastiere e suoni sintetici troppo invadenti. Alla batteria l’onore di una Black Page Drum solo che introduce ancora l’indiano-del-gruppo e la sua storia raccontata appunto nell’originale The indian of the group (con inevitabili micro inserti a-la-Zappa di Day tripper, My Generation, Voodoo Child ogniqualvolta viene citato un qualche personaggio musicale da lui incontrato nella sua carriera). Il disco poi si conclude con una monster-version di Willie the pimp (cantata a-la-Beefheart come soltanto l’indiano sa fare… e contaminata dall’indimenticabile riff e dal finale di Smoke on the water dei Deep Purple!!!) e un vero e proprio tuffo nel lontano luglio 1966 addirittura con una struggente Go cry on somebody else’s shoulder. Per vostra ulteriore informazione il Cd contiene anche una parte ipertestuale con alcune pagine navigabili relative alle varie fasi della carriera della band e qualche breve (troppo) video clip ad illustrare ogni singola evoluzione cronologica. In definitiva un disco realmente notevole indispensabile per gli amanti delle riproposte zappiane. (ap).

     

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© 2001
Siesta Records

 

  PIERREJEAN GAUCHER
Zappe Zappa

Una inquietante presenza ‘vocale’ di Frank Zappa introduce ‘Heavy Duty Judy’, brano di apertura di questo eccellente disco-tributo a Zappa proposto dal musicista Pierrejean Gaucher, un lavoro che rende giustizia ad un meritorio omaggio all’uomo di Baltimora preparato su richiesta della direzione artistica di un festival musicale Francese all’indomani della morte del Maestro, ma che si è presto rivelata talmente ben riuscita da essere in seguito spesso riproposta in numerosi festivals d’oltr’Alpe.
Da sempre appassionato ascoltatore di Zappa, Gaucher sintetizza con straordinaria intelligenza "l’attitudine zappiana", l’approccio con il mondo delle dodici note (o più) fatto di ironia e capacita’ tecnico-interpretative non comuni. Svariando con un quintetto jazz-oriented, Gaucher riesce a non cadere nel più classico dei trabocchetti autocompiacenti, quello di ridurre cioè la musica di Zappa a temi per improvvisazioni (pur comunque presenti) autocelebrative, che ben poco hanno a che vedere con lo spirito originario delle composizioni usate.
E’ l’inevitabile gioco delle citazioni a scatola cinese che rende questo disco intelligente e spesso addirittura entusiasmente per un appassionato conoscitore di TUTTA la musica composta da FZ, perché tra un tema e l’altro (magistrale le interpolazioni tra "Sofa" ed il tema di "Eric Dolphy’s memorial barbecue" o quella tra il tema di "Sinister footwear" ed "Uncle meat"), i brani diventano realmente ‘opera unica’ assumendo una ‘densità concettuale’ fino ad oggi mai riscontrata in un disco di cover. Ed in effetti i titoli che appaiono indicati sulla copertina non sono che una ‘traccia guida’ nel viaggio di ‘reperti sonori di composizioni zappiane’, ricco di tanti altri frammenti interpolati tra loro, intrecciati in una texture di fondo così indiscutibilmente originale.
Gaucher si spinge addirittura a ‘coverizzare’ "Welcome to the United States" ... traducendo in francese il delirante modulo di richiesta di ammissione nella potente Amerika dei giorni nostri, una scelta questa che a me personalmente è sembrata rappresentare un giusto omaggio allo Zappa dell’ultimissimo periodo, quello capace di continuare nella sua opera di derisione nonostante le sue proprie condizioni di salute ormai compromesse ... un omaggio quindi alla vera natura sempre e comunque ironica dell’uomo Zappa.
Quell’uomo la cui voce ogni tanto riecheggia sorprendentemente qua e la, commentando puntualmente con straordinaria pertinenza questo viaggio attraverso la sua propria musica e quella da lui scelta in vita per citare a sua volta i suoi beniamini (o, a seconda del caso, i suoi bersagli).
Ma è ancora una volta la sensibilità di Gaucher - e dei musicisti che lo accompagnano - che permette di intraprendere questo viaggio attraverso questa impossibile relazione riuscendo a porre tutto in modo sapientemente dosato e calibrato, senza mai eccessi o perdite di stile, neanche quando la dolcissima melodia di "The idiot bastard son" diventa pretesto per uno squisito assolo di sax soprano che mai però dimentica l’origine del tema da cui nasce, rimanendo comunque ad esso fedele senza cioè avventurarsi in divaganti e fuorvianti mondi paralleli. Anche il superbo arrangiamento di "Inca roads" per chitarra e flauto conferma la grande capacità di rilettura delle più complesse partiture zappiane, offrendo in più un saggio di bravura chitarristica dello stesso Gaucher, finalmente libero di suonare il proprio strumento.
Nel ricordarvi che la registrazione di questo lavoro è RIGOROSAMENTE DAL VIVO, si giunge alla conclusione del disco che viene affidata ad una sommessa e disciplinata esecuzione di "Strictly genteel", che sfuma in un silenzio che sa di vuoto, quel vuoto sonoro lasciato purtroppo da un grande Maestro, e inutilmente mantenuto tale da chi potrebbe riempirlo ... ma questa è un’altra storia.
Grazie Pierrejean, grazie di cuore. (ap)
     

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