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© 1999
Bleeding hearts |
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NEIL
SADLER
Theory of forms
Quando mi capita di sfogliare le note di copertina di un disco prodotto
da un compositore per me sconosciuto e mi trovo davanti ospiti del
calibro di Mike Keneally, Bruce Fowler, Walt Fowler, Albert Wing e Kurt
McGettrick credo sia automatico decidere di ascoltarne il risultato, con
l’auspicio – non sempre confortato- di trovarsi di fronte ad un prodotto
musicalmente di buona qualità. In questo caso la mia aspettativa non è
stata disattesa e questo album di Neil Sadler, tastierista americano che
ha voluto accanto a sè personaggi del calibro di quelli sopracitati per
realizzare questo ambizioso progetto definibile
new-progressive-contemporary-jazz, è proprio bello. Intendiamoci subito,
se tra di voi c’è qualche estimatore di Miles Davis, magari di quelli
che ritengono che dopo Miles si sia persa la strada della
sperimentazione nel jazz moderno, allora questo disco potrà permettervi
di elencare le numerose influenze compositivo strutturali tipiche di
Davis a cui in misura maggior o minore tutti i moderni compositori o
performer jazz sono riconducibili. Ma se invece apprezzate una radice
rock europeo venato da scomposte incursioni free-form di moderni solisti
quali Zorn, Skopelitis o Didkowsky (per citare alcuni veri
“neurockers”...) allora questo è il disco che fa per voi. All’ascolto
poi riaffiora spesso la composizione moderna tipicamente nordamericana
(David Borden, Birdsongs of the mesozoic, Doctor Nerve), con l’aggiunta
però in questo caso di una potentissima sezione fiati che travolge tutto
e tutti. Maiuscola veramente la prova di Keneally, tanto visionario ed
imprevedibile come non mai quanto a volte capace di ridurre in brandelli
il tipico chitarrismo super tecnico di musicisti quali Steve Vai e
ricontestualizzarsi con un pesante suono rock (pedale wha-wha
compreso...) in uno scenario assolutamente ricco di intrecci, patterns,
moduli e drive rigorosamente previsti. Del resto, questo è il contesto
sonoro in cui il compositore Neil Sadler li ha valorosamente costretti
(si fa per dire ovviamente) a destreggiarsi. Anche i fratelli Fowler
(ah, dimenticavo, c’è anche Steve al sax ...) che danno vita ad una
performance di alto virtuosismo e gusto, con una particolare meritoria
citazione per un intramontabile, inossidabile Bruce in grandissimo
spolvero. Tra i titoli in scaletta vi segnalo l’iniziale Jazz bastards o
Dna for beginners, quest’ultima con una splendida introduzione
sorprendentemente Frippiana (soundscapes ...per capirci), la lunga e
complessa Theory of forms e la pirotecnica esasperazione di wFb.
Un’ultima doverosa citazione la meritano anche i due bassisti,
validissimi comprimari (ma poi nemmeno tanto comprimari) degli altri
nomi già citati: Bryan Beller e Joel Woods. Per ulteriori informazioni
il mio consiglio è di visitare il sito della Immune Records o provare a
contattare direttamente il compositore via email all’indirizzo:
nsadler@apc.net (ap) |