Recensioni disponibili

 

FLAT EARTH SOCIETY

 

RESEARCH & DEVELOPMENT

ABUS DANGEREUX

JETTISON SLINKY

 

NEIL SADLER

JOHN TABACCO

XEN
 

© 2006
Crammed Discs

 

FLAT EARTH SOCIETY
Psycho scout

Se non fosse per le chiare ed evidenti zappianità applicate in passato nella carriera di PETER VERMEERSCH con i suoi X-LEGGED SALLY a qualcuno potrebbe venire il dubbio di una segnalazione forzata per questo disco della FLAT EARTH SOCIETY.
Invece è presto fatto, basta dedicare solamente un minuto all'ascolto di questo lavoro datato 2006 e l'evidente intelligenza di queste pagine musicali composte dal talentuoso chitarrista belga appare in tutta la sua chiarezza.
Si dice in questi casi che questa "musica" sfugge alle definizioni più sofisticate, con il suo blending di differenti stili ed approcci, e nemmeno il tentativo di declinare il termine Jazz in mille modi (Avant-Jazz, Prog-Jazz, Art-Jazz ... e chi più ne ha più ne metta) sembra venirci in aiuto. Non resta che ASCOLTARE quindi questo episodio del repertorio di questa band brillante ed inquietante allo stesso tempo, ricordandosi sempre che stiamo parlando di una musica che nasce in Europa.(ap)

torna all'inizio

© 2003
Research & Development

 

RESEARCH AND DEVELOPMENT
Primate Social Behaviour

Questo sconosciuto ensemble di Santa Rosa, in California con una oscura carriera nelle cantine locali, nel 2003 ha provato a proporre il suo originale blending musicale, che organizza uno stile prodotto dalla fusione di atteggiamenti Zappiani efficacemente mescolati con le derive pop vagamente assimilabile agli Oingo Boingo di Denny Elfman o ad uno stralunato Stan Ridgway (ipoteticamente con una big band a fargli da sostegno musicale) ed evidenti elementi afrojazz e di euro prog.
Preziose tessiture fiatistiche si accavallano ad improbabili euro-solo chitarristici, in un generale senso di sincera freschezza creativa.
Potrebbe mancare un simile manufatto nella raccolta di dischi versatili di un appassionato della musica intelligente?

NO, quindi un'altro acquisto molto consigliato !!!.(ap)

torna all'inizio

© 1979-2000
M records/Musiclip

 

ABUS DANGEREUX
Le quatrieme mouvement

A farla da padrone in nell'esordio discografico di questa band francese è proprio quel tipico Jazz progressivo d'oltralpe che tanto deve alla scuola inglese (Canterbury non è poi così lontana...) ma che l'operato di band come MAGMA, GONG o ZAO hanno contribuito a rendere assolutamente personale e significativamente originale. ABUS DANGEREUX è comunque una creatura (10 musicisti!!!) che vede al suo interno splendere la stella compositiva di PierreJean Gaucher, talento chitarristico in grande spolvero anche nell'organizzazione del suono generale del gruppo. Le sue complesse partiture si caratterizzano per le loro continue cangianti atmosfere, prevedendo per l'ascoltatore una necessaria attenzione e concentrazione, premiata però con interessanti elementi sonori pienamente all'altezza della situazione. Va inoltre notato con particolare apprezzamento il fatto che Gaucher rimanga comunque relativamente "defilato" nel suono generale, privilegiando il cesello, il "particolare" alle eventuali esposizioni solistiche, lasciate invece al talento di Laurent Kzrewina (sax) e Eric Bono (tastiere). Una scelta evidentemente dettata più da ragioni di efficacia sonora che non da una forma di timidezza performantica. Gaucher è evidentemente uno che sa ascoltare la band e sa quando è il momento di porsi in luce con discrezione e misura. In sostanza un gran bel disco di jazz-prog della fine degli anni settanta, uno dei pochi ultimi colpi di coda di un'intelligenza musicale che di lì a poco perderà ogni contatto con il mercato musicale giovanile soppiantato da atteggiamenti e "apparenze" degne più delle vetrine di un qualsiasi centro commerciale piuttosto che non di un negozio di dischi.
Assolutamente consigliato !!!.(ap)

torna all'inizio

© 1998
Evander Music

 

JETTISON SLINKY
Dank side of the morn

Disco purtroppo sconosciuto, ma senz'altro degno di essere portato all'attenzione di tutti coloro che - nonostante il difficoltoso reperimento di materiale - rimangono ancora interessati alla ricerca di una musica elaborata in modo intelligente, intransigente e creativo. In tutta onestà, di Frank non viene citato nemmeno il nome tra le scarne note di copertina di questa pubblicazione, ma la sua scuola d'ascolto è talmente presente da sembrare a volte un'inquietante fantasma con cui convive questa band californiana. E del resto, la loro presenza in uno dei due volumi della raccolta ‘tendenzialmente Zappoide’ di A.F-Fz (di cui altrove in questa DK) conferma questa fin troppo evidente dovuta attenzione per il lavoro di FZ. In questo contesto può essere utile il ricordare la forte influenza che Zappa ha avuto inizialmente negli ambienti dell'avanguardia rock europea e di come le primitive formazioni - per esempio - della scena Canterburiana, utilizzassero anche Zappa come palestra di allenamento ‘nutritivo’ per le loro personalissime elaborazioni musicali (Ottawa Ensemble, i fratelli Hopper ... per fare due soli esempi). Le musiche di questo ensemble di 11 persone sono composte dal pianista Graham Connah, che nonostante tutto sembra aver imparato ad ascoltare quanto di più progressivo sia stato prodotto in questi anni in Europa e negli States. Echi dell'avanguardia europea (Henry Cow e tutta la scuola del Rock In Opposition) e del progressive targato '70 (in particolare la scuola Canterburiana) sembrano rappresentare riferimenti o confini entro cui elaborare una musica originale e completa, ricca di idee e proposte potenzialmente sviluppabili in mille nuove forme sonore. In questo lavoro infatti prendono forma intrecci multipli di armonie vocali e trame musicali complesse in composizioni di ampio respiro, in grado di mantenere spesso un ‘aroma decisamente rock’ (grazie soprattutto alla sorprendente chitarra di Alex Candelaria) anche quando i fiati contrappuntano con una lucida struttura compositiva l'intera scena sonora.
Brani come l'iniziale Door Ajar o Sparkly (quest'ultimo già presente nel volume 1 degli AFFzers) trasudano zappianità e perseguono alcune delle idee lasciate strada facendo dal pensiero sonoro di FZ. Invece la lunghissima Atop the bloat cushion/reprise fonde l'art-rock europeo con un free jazz che ricorda a tratti il Braxton più matematico di oltre vent'anni fa, e proprio per questo offrendo un'insolito risultato combinato. L'improvvisazione emerge anche come complemento alla composizione più rigorosa, permettendo ai musicisti coinvolti in questo progetto di esplorare con sicurezza le possibili interazioni tra tutti gli strumenti coinvolti. Ecco che vengono qui proposte aperture musicali che ricordano i Matching Mole o gli Hatfield & the North più aggressivi (After the Belphegor con la chitarra di Candelaria veramente interessante), al fianco di linee vocali che sembrano uscire talvolta dalla fantasia dell'inarrivabile Dagmar Krause dei tempi degli Art Bears (Destination art) e a volte invece dall'elaborata e puntigliosa ricerca armonica di Dave Stewart e le Northettes (Ask the tiddlers). Episodi come Sprinkly o Circles around invece attraversano con curiosità trasversale suoni di un possibile rivitalizzato nuovo jazz-rock (definizione apparentemente quasi dimenticata, ma utilissima in queste occasioni) del nuovo millennio.(ap)

torna all'inizio

© 1999
Bleeding hearts

 

NEIL SADLER
Theory of forms

Quando mi capita di sfogliare le note di copertina di un disco prodotto da un compositore per me sconosciuto e mi trovo davanti ospiti del calibro di Mike Keneally, Bruce Fowler, Walt Fowler, Albert Wing e Kurt McGettrick credo sia automatico decidere di ascoltarne il risultato, con l’auspicio – non sempre confortato- di trovarsi di fronte ad un prodotto musicalmente di buona qualità. In questo caso la mia aspettativa non è stata disattesa e questo album di Neil Sadler, tastierista americano che ha voluto accanto a sè personaggi del calibro di quelli sopracitati per realizzare questo ambizioso progetto definibile new-progressive-contemporary-jazz, è proprio bello. Intendiamoci subito, se tra di voi c’è qualche estimatore di Miles Davis, magari di quelli che ritengono che dopo Miles si sia persa la strada della sperimentazione nel jazz moderno, allora questo disco potrà permettervi di elencare le numerose influenze compositivo strutturali tipiche di Davis a cui in misura maggior o minore tutti i moderni compositori o performer jazz sono riconducibili. Ma se invece apprezzate una radice rock europeo venato da scomposte incursioni free-form di moderni solisti quali Zorn, Skopelitis o Didkowsky (per citare alcuni veri “neurockers”...) allora questo è il disco che fa per voi. All’ascolto poi riaffiora spesso la composizione moderna tipicamente nordamericana (David Borden, Birdsongs of the mesozoic, Doctor Nerve), con l’aggiunta però in questo caso di una potentissima sezione fiati che travolge tutto e tutti. Maiuscola veramente la prova di Keneally, tanto visionario ed imprevedibile come non mai quanto a volte capace di ridurre in brandelli il tipico chitarrismo super tecnico di musicisti quali Steve Vai e ricontestualizzarsi con un pesante suono rock (pedale wha-wha compreso...) in uno scenario assolutamente ricco di intrecci, patterns, moduli e drive rigorosamente previsti. Del resto, questo è il contesto sonoro in cui il compositore Neil Sadler li ha valorosamente costretti (si fa per dire ovviamente) a destreggiarsi. Anche i fratelli Fowler (ah, dimenticavo, c’è anche Steve al sax ...) che danno vita ad una performance di alto virtuosismo e gusto, con una particolare meritoria citazione per un intramontabile, inossidabile Bruce in grandissimo spolvero. Tra i titoli in scaletta vi segnalo l’iniziale Jazz bastards o Dna for beginners, quest’ultima con una splendida introduzione sorprendentemente Frippiana (soundscapes ...per capirci), la lunga e complessa Theory of forms e la pirotecnica esasperazione di wFb. Un’ultima doverosa citazione la meritano anche i due bassisti, validissimi comprimari (ma poi nemmeno tanto comprimari) degli altri nomi già citati: Bryan Beller e Joel Woods. Per ulteriori informazioni il mio consiglio è di visitare il sito della Immune Records o provare a contattare direttamente il compositore via email all’indirizzo: nsadler@apc.net (ap)

torna all'inizio

© 1998 Muffin Records – © 1999 reissue It Iz What It Iz music

© 2001 It Iz What It Iz music

 

JOHN TABACCO
« It’s out there feeding on itself »
« Sans lyrics - volume 2 »

John Tabacco è compositore e chitarrista di Stony Brook (NY) con trascorsi classici avendo studiato orchestrazione con John Lessard, armonia con Bulent Arel e composizione con Peter Winkler alla locale università. Diplomatosi nel 1983 ha finora pubblicato (quasi sempre in assoluta indipendenza) circa 15 album con la sua etichetta It Iz What It IZ music. La maggiore esposizione pubblica però Tabacco l’ha ottenuta partecipando (in modo determinante) a
Reinventing the wheel primo cd della controversa chitarrista Nigey Lennon (di cui abbiamo già parlato ampiamente nella DK24); un disco molto interessante che, nonostante le riserve dei più intransigenti zappiani, ha messo in evidenza anche le doti musicali della Lennon, finora conosciuta solamente per aver pubblicato quell’ enigmatico libro intitolato Being Frank proprio all’indomani della scomparsa del baffo di Baltimora. Adesso, alla luce di una maggior conoscenza delle capacità di Tabacco è indubbio che senza la sua professionalità in termini di produzione in studio con ogni probabilità quell’avventura discografica si sarebbe rivelata di gran lunga inferiore in termini di qualità della proposta. John è realmente un musicista preparato e capace di gestire suoni ed arrangiamenti con grande disinvoltura e questa sua peculiarità mi ha spinto a cercare di saperne di più sulla sua carriera. Con pazienza, dal suo vasto catalogo ho scelto due dischi, basandomi su alcune sue stesse indicazioni che, a prima vista, magari sembravano essere maggiormente in grado di rappresentare il suo lavoro.
Naturalmente ho scelto prima di tutto
It’s out there feeding on itself (pubblicato nel 1998 dalla ormai defunta Muffin Records di Reinhardt Preuss perchè dedicato alla memoria di FZ) che si è rivelato essere un disco molto particolare, fatto di continuità d’ascolto, con innumerevoli spezzoni musicali inseriti tra un brano e l’altro, in puro stile zappiano, ma in generale l’idea di base è quella di proporre buona musica senza per forza sembrare bizzarro a tutti i costi, e probabilmente per questo motivo se l’approccio è condizionato da troppa aspettativa zappiana si rischia di rifiutare il prodotto al primo ascolto. John è abilissimo nel piazzare brani acrobatici e ricchi di interpolazioni ritmico/armoniche (27b stroke6, A Page In Pog's 5 Subject Notebook), inseriti tra semplici rock-songs raffinate ed intelligenti (Oh Willy Oh Why?, Act of violence?) che per la loro caratteristica sono lontane dallo zappa-pensiero musicale. Ma è indubbio che brani come It could only happen to me (forse qualche ascoltino di Becker & Fagen?) e Mama used to whisper in my ear (Split Enz e Finn Brothers?) con il loro andamento pop estremamente raffinato nelle armonie e la piacevole linea melodica rappresentano una vera e propria lezione di stile perfettamente riuscita.
Sans lyrics (vol.2) presenta invece un contenuto decisamente più complesso e ricercato nelle composizioni caratterizzate spesso da innumerevoli variazioni ritmiche e timbriche realizzate grazie alla programmazione di sequenziatori e sintetizzatori. Gli echi delle vorticose sequenze di note (Farbenduckthumbfoot o l’enigmatica Crawling into your flesh quite dramatically) tipiche di Jazz from hell sono evidenti ed i riferimenti a quell’atteggiamento compositivo sono decisamente espliciti. Spesso fanno capolino qua e la tra i brani anche degli inserti parlati che contribuiscono a rendere ancor più viva e cangiante l’atmosfera. E quando arrivano composizioni più rarefatte come Sweets 4 da sweets o Sperm counting music o molto ordinate come Merry go pigeon gone gaga si apprezza ancor di più la mutevole creatività dell’autore. Possiamo intuire della passione di Tabacco per gli Steely Dan (anche perché nel disco con la Lennon ha voluto inserire una cover di un brano inedito del duo Becker/Fagen…) e pur senza venire dichiarata apertamente essa appare anche qui evidente nella breve quanto piacevole American reggae recipe. Stupenda la conclusiva Reasonable house mates vera e propria moderna rapsodia con i suoi oltre 10 minuti ricchissimi di combinazioni timbriche in continuo contrasto tra loro.
In definitiva, come già altre volte sottolineato, ciò che aggiunge valore ad una dichiarata origine Zappiana di un lavoro originale deriva dalla capacità dell’autore di reinventare e superare le arcinote caratteristiche bizzarre del maestro, portandole ad un livello di autonomia compositiva chiaro e riconoscibile e in questo senso Tabacco dimostra di aver compreso alla perfezione la lezione creando i presupposti per un ascolto continuo gradevole e nello stesso tempo artisticamente gratificante. Super consigliato.(ap)

torna all'inizio

© 1993-1995
Esotericity

 

XEN
David Bagsby & Kurt Rongey

Ho avuto modo di riascoltare dopo qualche anno questo interessantissimo disco che a suo tempo avevo già recensito in modo lusinghiero quando collaboravo con la rivista di "ascolti di frontiera" Deep Listenings. Anche in quell'occasione avevo fatto notare le analogie con Zappa per l'uso intelligente di armonie e poliritmie incrociate e collidenti. Anche a distanza di anni, la mia personale impressione è che si tratti di un disco intelligente, realizzato con coraggio e voglia di guardare al di la' del semplice sperimentare con lo strumento elettronico. La frontiera del "suono che racconta" è qui ben presente e delineata, con una notevole capacità dei compositori-musicisti di coinvolgere l'ascoltatore. Serrate valanghe di suoni e ritmi si alternano a sideree oasi senza riferimenti temporali, offrendo una enorme quantità di variazioni di atmosfere. anche la musica prog fa capolino in queste "memorie" sonore, ma il suo sapiente dosaggio la rende solo una delle tante  componenti dell'intero lavoro.(ap)

torna all'inizio