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MOTHERS OF INVENTION  - Joe's Corsage

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Dati Cd
01 - "pretty pat"
02 - Motherly love
03 - Plastic people
04 - Anyway the wind blows
05 - I ain't got no heart
06 - "the phone call"/my babe
07 - Wedding dress/Handsome cabin boy
08 - Hitch hike
09 - I'm so happy I could cry
10 - Go cry on somebody else's shoulder
11 - How could I be such a fool?
12 - "we made our reputation doing it that way..."

Questa volta sembrerebbe inopportuno lamentarsi della Vaulternative Records (emanazione oscura della volontà degli eredi legittimi) perchè la nuova inattesa uscita discografica dedicata al materiale tratto dall'archivio di registrazioni contenute e gelosamente conservate nel VAULT sembra aver proprio colto nel segno. Innanzitutto doverosi i complimenti a Joe Travers che - guidato, consigliato o costretto ... non lo sapremo mai - ha saputo sfornare un prodotto decisamente all'altezza delle aspettative degli appassionati. Un vero materiale d'archivio (stiamo parlando di registrazioni datate 1964/1966) perfettamente compilato e proposto in una veste sufficientemente esauriente per informazioni e note di copertina.
Il 72esimo disco del catalogo ufficiale FZ è quindi un prodotto di altissima qualità e di indubbio valore storico musicale soprattutto perchè offre un (seppur breve) ritratto del primissimo Zappa con i Mothers of Invention originali (nei primi quattro brani suona addirittura Henry Vestine). E' il momento di semplice ascolto, di "proiezione" spazio temporale verso quegli anni pionieristici e nello stesso tempo così regolati da indicazioni e standardizzazioni musicali estremamente rigorose ed inevitabili. Eppure, nonostante la apparente "conformità" delle canzoni qui proposte, la cifra peculiare, la "spezia" è veramente presente, e con la sua presenza rende ancora più imperdibili ascolti come "Anyway the wind blows" o la primissima "Motherly Love", dove l'ingenuità si regge sul filo del rasoio di una imprevedibilità sempre possibile. Mentre sorprende l'introduzione blues di una stralunata "I ain't got no heart" ricca di elementi poi perduti nella versione definitiva (la lamentosa chitarra di Vestine, per esempio o il finale molto "bluesy-driven"...).
L'inedita cover di "My Babe" permette di intravvedere (assieme anche alla successiva "Hitch Hike") il "colore" della band impegnata in brani di repertorio da locale, brani di routine per poter sbarcare il lunario, brani indispensabili per poter venire scritturati dai proprietari dei locali dell'epoca. Emerge anche chiaramente la qualità vocale di Ray Collins, aumentando il rimpianto per non averlo avuto in squadra Mothers anche qualche anno in più successivamente.
Invece "I'm so happy I could cry" non è un brano inedito, quanto piuttosto l'inedita versione embrionale de "Take your clothes off when you dance", con un testo totalmente differente sia per metrica che per "argomento". Commoventi "Go cry on somebody else's shoulder" e la conclusiva "How could I be such a fool?" dove la direzione sembra già definitiva.
I brani sono suddivisi in tre gruppi inframezzati da alcune registrazioni dello stesso FZ che racconta la storia dei Mothers di allora, chiarendo anche qualche piccolo dubbio dopo tutti questi anni.


grazie ZFT ... cento di questi ... dischi !!!!!!!!!!!!!!!!!!

Alessandro Pizzin

Traccia 01
"pretty pat"
  Intervistatore: A chi è venuta l'idea di chiamare la band MOTHERS OF INVENTION
Frank Zappa: A me
Intervistatore: cioè...
Frank Zappa: beh, diciamo che c'e' stata una certa forzatura nei miei confronti, il gruppo originariamente si chiamava semplicemente THE MOTHERS ed avevamo un contratto discografico con la Verve records, una affiliata alla MGM. Fu proprio la MGM a non voler scritturare un gruppo con un simile nome ... lo ritenevano osceno. Ci proposero di cambiarlo in THE MOTHERS AUXILIARY. Cosi', per necessità diventammo THE MOTHERS OF INVENTION ... è abbastanza banale
Intervistatore: certo
Frank Zappa: ma è esattamente quello che è successo!
 
Traccia 02
Motherly love
Traccia 03
Plastic people
Traccia 04
Anway the wind blow
Traccia 05
I ain't got no heart
  Tracce 2-5 provenienti da registrazioni in concerto rimasterizzate da FZ e Bob Stone  21.03.1989
Originali 4-tracks databili 1965 (bobine 1/2 di pollice).
Registrazione demo-tape
La formazione:
FZ - chitarra, voce
Ray Collins - voce, tamburino
Henry Vestine - chitarra
Roy Estrada - basso, voci
Jim Black - batteria
 
Traccia 06a
The phone call
  Intervistatore: Come si è formato il gruppo?
Frank Zappa: Loro stavano lavorando come band... il cantante solista Ray Collins, il bassista Roy Estrada ed uno dei batteristi, Jim, lavoravano in un locale, in un bar di una piccola cittadina in California con altri musicisti. Ci fu un diverbio tra Ray ed il chitarrista e quindi avevano bisogno di un rimpiazzo cosi' mi chiamarono. Andai la ed iniziai a lavorare con loro e mi sembrò che il tutto suonasse abbastanza bene.
Traccia 06b
My baby (Hatfield/Medley)
Traccia 07
Wedding dress song/Handsome cabin boy (Traditional)
Traccia 08
Hitch hike (Gaye/Paul/Stevenson)
  Tracce 6-8 provenienti da registrazioni in concerto
Originali stereo databili 1964/1965 (bobine 1/4 di pollice).
il luogo della registrazione potrebbe essere The Broadside, Pomona, CA.
La formazione è quella tipica del periodo pre-Verve attivo nei circuiti dei locali della zona.
FZ - chitarra, voce
Ray Collins - voce, tamburino ed armonica
Roy Estrada - basso, voci
Jim Black - batteria
 
Traccia 09
I'm so happy I could cry
  Rivedendo ancora la ragazza
Che ho lasciato quando me ne sono andato
Per avventurarmi in questo grande mondo
Spero lei provi le stesse cose per me
Quello che provava prima che io me ne andassi via
Per avventurarmi in questo grande mondo
Io so che amo quella ragazza
E spero che lei voglia ancora che io sia
Il suo solo e unico ragazzo
Rivedendo quella ragazza che amo
Sono così felice che potrei anche piangere

Sono tornato per riabbracciarla nuovamente
E dirle che non ho nessuna intenzione
Di lasciarla mai più
La amo così tanto
Che proprio non vedo l'ora di abbracciarla
E non ho proprio l'intenzione di lasciarla più
Lo so, amo quella ragazza
E spero che lei voglia ancora che io sia
Il suo solo e unico ragazzo
Rivedendo quella ragazza che amo
Sono così felice che potrei anche piangere

Aspetto solo il giorno in cui
Anche lei mi amerà completamente
E prego tutto il giorno
Di sentirla dirmi un giorno

Aspetto solo il giorno in cui
Anche lei mi amerà completamente
E prego tutto il giorno
Di sentirla dirmi un giorno

Sei stato via troppo tempo
Mi sei mancato tanto da quando te ne sei andato
Ma adesso che sei di nuovo qui
Io ti amo che non vedo l'ora di abbracciarti
Tesoro, adesso che sei di nuovo qui
Ti prego, lascia che ti prenda tra le mie braccia
E ti stringa, caro, e non far caso
Alle lacrime che scendono dai miei occhi
Perchè adesso che sei tornato da me, tesoro
Sono così felice che potrei piangere
Sono così felice che potrei piangere
Sono così felice che potrei piangere
Traccia 10
Go cry on somebody else's shoulder
Traccia 11
How could i be such a fool?
  Tracce 9-11 provenienti da registrazioni mono
Originali 4-tracks databili 1965 (bobine 7,5 pollici).
Registrazione demo-tape effettuata tra il periodo dei disordini di Watt
[] e le sedute di Freak Out!
La formazione:
FZ - chitarra, voce
Ray Collins - voce, tamburino
Henry Vestine - chitarra
Roy Estrada - basso, voci
Jim Black - batteria
 
Traccia 12
"we made our reputation doing it that way"
  Frank Zappa: la storia dei... la musica dei Mothers è di per se stessa la storia del ... è una combinazione di ciò che io conosco della musica, diciamo i miei studi più la mia capacità nel saper gestire l'abilità dei musicisti che trovo disponibili, vede, molte volte devo insegnare loro qualche rudimento musicale, visto che non sanno poi molto della materia. Io personalmente ho iniziato quando avevo 14 o 15 a San Diego anni suonando rhythm'n'blues. Poi ho suonato solamente Blues fino a 18 anni, ma era parecchio frustrante ed io suonavo all'epoca la batteria con un gruppo. Presto mi stufai di sentire gli assoli di chitarra fatti dagli altri e così presi una chitarra ed iniziai a studiarla. Ho trascorso la maggior parte della mia adolescenza facendo sempre la stessa cosa, suonando blues bianco, ma in generale, il blues era considerato molto poco commerciale e decisamente undergroud, i miei coetanei all'epoca era interessati ad ascoltare cose molto più semplice che non il Chicago Blues. Nessuno conosceva chi fosse Howlin'Wolf, per esempio, o chi ca**o fosse Muddy Waters. Così sono cresciuto musicalmente, pur se contemporaneamente ho acquistato dei dischi di musica contemporanea e frequentavo le biblioteche dove andavo a studiare musica. Avevo album di Stravinsky, Varese, Webern e Bartok... non ho mai comperato alcunchè di Beethoven, Mozart o simili perchè non mi piaceva il modo come "suonava" quella musica, troppo poco coinvolgente. Di tanto in tanto ascoltavo anche della musica tradizionale. Ma non mi è mai piaciuta la maggior parte della musica folk che si sentiva in giro. I miei gusti folk erano Sea Shanties o musica Mediorientale. Apprezzo anche la musica Indiana e la musica Araba. Tutto quanto ha contribuito a formarmi influenzando i miei guisti musicali. I tizi con cui suonavo all'inizio erano interessati solo ed esclusivamente al rhythm'n'blues. Ora, volendo essere precisi, il rhythm'n'blues con cui siamo cresciuti noi si divide in almeno quattro categorie. le "ooh-wah ballad", quelle con la voce in falsetto acuto ed il basso che gracchia sotto... poi c'e' quello influenzato dal Chicago blues con l'armonica ma senza alcuna stranezza particolare... quello vagamente Texano un po' più rock tipo Bobby Bland e poi c'era quello più spinto e duro delle puttanate di James Brown. Oltre a tutto ciò c'erano anche delle sotto classificazioni di queste tipologie come nel caso delle "ooh-wah ballad" dove le parti cantate erano eseguite con una differente notazione di metronomo... tipo Hank Ballard and the Midnighters o the Royales. Ognuno aveva una sua propria peculiarità. Dicevo che tutti gli altri ragazzi del gruppo erano cresciuti con questi ascolti e non avevano la benchè minima idea di cosa fosse la musica "seria", la musica "colta", oltre Beethoven e Mozart e qualsiasi cosa provenisse dalle sale da concerto tradizionali. In più della cosa non gliene fregava proprio nulla, tanto quanto della musica tradizionale. All'inizio ebbi qualche problema anche solo cercando di far loro notare che esistevano altri tipi di musiche che avrebbero potuto essere suonate. Per farla breve, comunque, eravamo arrivati ad un punto morto della nostra attività e cominciammo a perdere le offerte di lavoro proprio perchè non eravamo in grado di suonare ... chessò... "Wooly Bully" o... "Twist and shout". Non venivamo più scritturati.
Intervistatore: a che periodo ti riferisci?
Frank Zappa: a due anni fa...
Intervistatore: 1965?
Frank Zappa:
Certo. Fu un momento molto difficile perchè quasi tutti i componenti la band avevano a turno espresso il desiderio di mollare... diciamo che ognuno di noi ha lasciato il gruppo almeno 200 volte in quei giorni... Ma alla fine abbiamo avuto l'opportunità di trasferirci a Los Angeles e prorprio questo nostro modo particolare di interpretare il ruolo di band ci ha messo in evidenza nella scena musicale della grande città. Abbiamo iniziato a cercare i circuiti dove suonavano i gruppi veramente "fuori" ma proprio non ce n'erano affatto, o meglio, quelli che c'erano erano veramente degli incapaci, degli inetti senza ne' gusto ne' palle, non erano divertenti e non erano nemmeno piacevoli... erano delle nullità, solo gruppi di ragazzini viziati che suonavano folk-rock o completamente senza alcuna originalità. Ma proprio a quel punto siamo comparsi noi sulla scena, suonavamo forte e facevamo casino, eravamo strani e se qualcuno dal pubblico ci rompeva le palle lo mandavamo a farsi fottere. Ci siamo costruiti una reputazione in questo modo!
 

IL CIRCOSTANTE INTORNO

Nel tentativo di offrirvi il miglior prodotto per l'intrattenimento dell'universo, qui all'Utility Muffin Research Kitchen abbiamo attivato Joe Travers - musicarcheologo dalle indubbie capacità - affinchè andasse a ricercare nella miniera d'archivio zappiana nuove proposte per la vostra personale soddisfazione d'ascolto.

Qualche volta Joe sogna. E sa perfettamente che la cosa non è sempre frutto di una semplice immaginazione. In effetti lui è cosciente di aver sentito qualcosa e a quel punto comincia a ragionare chi (oltre a lui) potrà ascoltare ciò che lui ha già la fortuna di ascoltare. E noi qui all'UMRK (dove peraltro la parola ReSearch è il nostro "secondo nome") siamo convinti che questa sia la nostra missione, il nostro dovere. Così abbiamo deciso (secondo la regola dell' Anytime Anywhere Anyplace And For No Reason At All) che dal momento che noi possiamo fare quello che vogliamo con il materiale a nostra disposizione da ADESSO fino a NON SI SA QUANDO FORSE SEMPRE anche voi potrete godere di questo piacere, e questo processo non si fermerà più. Ecco perchè vi presentiamo in questa circostanza una nuova raccolta di "cosette", nella nuova serie di Joe mentre ci troviamo in prossimità del 40mo anniversario della giornata di quelle "altre Madri".

Una "cosetta" di questo tipo, come molti di voi potranno notare potrebbe essere: un significativo frammento inedito, una specialissima esibizione o un altrettanto speciale arrangiamento di uno stesso brano, una sorprendente documentazione dell'attività di una formazione del gruppo raramente o scarsamente proposta in passato, una rara registrazione non necessariamente in studio o in concerto o precedentemente mai pubblicata, interessanti interviste o dichiarazioni registrate, magari tratte da bobine non alterate dallo stesso FZ e di qualità, unicità ed interesse già comunque squisite in partenza. Sempre nella logica dell' Anytime Anywhere Anyplace And For No Reason At All frammenti della carriera e della vita di Frank Zappa - almeno per come la conosciamo noi. Dovrete ringraziare per questa opportunità "la possibilità di riproduzione delle registrazioni"! []

A questo riguardo, eccovi comunque qualche breve estratto dalle note della collana YCDTOSA:

"...alcune registrazioni della primissima edizione dei Mothers of Invention sono state incluse qui - sebbene la qualità della registrazione non sia propriamente HiFi - per tutti coloro i quali continuano a sostenere che le uniche cose interessanti mai prodotte siano state quelle eseguite da questa particolare formazione. Magari la possibilità di confrontare queste registrazioni con gli stessi brani eseguiti qualche anno dopo potrebbe forse far terminare questa fantasiosa credenza" (FZ 1988)

"...forse la caratteristica più particolare di questi Mothers Of Invention è la loro sostanziale CONTINUITA' CONCETTUALE dimostrata nella loro MACROSTRUTTURA COMPOSITIVA. E' certo che c'è stato e ci sarà sempre un controllo voluto di elementi tematici e strutturali in grado di permeare tra loro coerentemente ogni album siano essi in studio, registrati dal vivo o contengano anche solo delle semplici interviste. Sapete con vanno le cose su questo mondo no? Immaginate decenni  e infiniti strati di materiale soggetti a radicali cambiamenti geografici dovuti al trascorrere del tempo. Case, uffici e gente che vi ci abita e ci lavora, magari girano anche dei film... Immaginate che voi forse potreste essere già in uno di questi luoghi passati, magari senza nemmeno saperlo. Che voi lo percepiate o no, questo è il sistema delle cose. Le basi primigenie di questo materiale sono state prodotte nel 1962-63. Le prime elaborazioni sperimentali nella prima metà del 1964, mentre la costruzione e l'elaborazione di questo Progetto/Oggetto è iniziato alla fine del 1964 ed è ancora in via di progresso. Sono convinto che possiate comprendere che un controllo totale di quanto sopra non solo è impossibile, ma addirittura non augurabile (toglierebbe il divertimento dell'imprevedibilità). Il concetto di Progetto/Oggetto contiene elementi pianificati e non, contiene anche elementi di mirata struttura architettonica in grado di sistemare le fatalità e contemporaneamente tutte le peculiarità di eventualità casuali delle varie potenziali circostanze. Il nostro modo di suonare è più significativo del nostro suonare. Noi siamo nello stesso tempo PARTE DEL PROGETTO/OGGETTO che comprende anche ogni e qualsiasi elemento multimediale proposto non solo dai musicisti, ma anche dal pubblico stesso, DIO (ovvero la sua Energia), LA GRANDE NOTA (la materia fondamentale dell'universo) e tante altre cose: Noi facciamo arte in un ambiente ostile ai sognatori"

"Ora, pensate alla popolare versione europea della cosa: "questa è una analogia bizzarra, ovviamente, immaginate la testa di uno spillo, su di essa possono essere riscontrate delle immagini estremamente dettagliate, un pensiero, un'emozione, un simbolo misterioso. Si può anche vedere riflessa l'immagine di un cielo o di un'illustrazione con degli uccelli anche, ma sulla testa di uno spillo tutta l'immagine è estremamente dettagliata. Ora, immaginate che la testa dello spillo non sia altro che una nota musicale con la possibilità di usare corrispondenti effetti fisici - come per esempio l'aggrottamento delle sopracciglie - in grado di modificarne l'enfasi, sia su di un palco o all'interno di uno studio di registrazione dove nessuno vi può vedere.

Ora, provate ad immaginare un numero sufficiente di questi spilli immaginari (magari solamente le capocchie, così si risparmia lo spazio...) in grado di ricoprire un area vasta quanto il Nord America e l'Europa Centrale, in strati spessi 80 chilometri. Ora, immaginate quest'area in sezione non come una figura geometrica ma come un numero ricorrente di decadi cronologiche..."
- FZ: Nel QUANDO del Sempre.

"Progetto/oggetto" è un termine che spesso ho usato per definire il concetto principale del mio intero lavoro anche relativamente a diverse discipline artistiche. Ogni progetto (di qualsiasi natura artistica esso sia) oppure ogni intervista correlata, fa parte di un progetto più ampio per il quale non esiste un nome specifico atto a descriverlo. Provate ad immaginare la relazione tra i materiali in questo modo: uno scrittore di racconti inventa un personaggio. Se è un personaggio ben riuscito vivrà di luce propria. Per quale motivo dovrà rappresentare un solo ruolo? Potrebbe presentarsi con apparizioni estemporanee anche in altri racconti.

Oppure è notorio che Rembrandt otteneva il suo personalissimo "colore" aggiungendo percentuali minime di "marrone" a qualsiasi colore da lui usato dipingendo. Il color marrone di per sè non era certo particolarmente affascinante, ma la sua presenza nell'intera gamma di coloro ha caratterizzato e personalizzato in modo inequivocabile i quadri del suo autore.

Nel caso del "progetto/oggetto" potrete trovare qualche barboncino qui e là, qualche fellatio qui e là etc... etc... ma non che io sia particolarmente ossessionato dai barboncini o dai pom**ni comunque, queste parole (ed altre di pari importanza insignificante), temi musicali ed immagini visionarie ricorrono nell'ambito degli albums, dei video, dei films e nel libro con l'unico scopo di rendere omogeneo il lavoro"
- FZ : The real FZ Book

Note

violenti disordini di carattere interetnico verificatisi tra l'11 ed il 16 agosto 1965 a Watt, sobborgo di Los Angeles. Vi furno 34 morti e molti feriti. Fu una manifestazione di reale protesta contro le ingiustizie amministrative nei confronti della popolazione afroamericana. Come è noto, Zappa ne parla chiaramente ed in modo esauriente anche nel brano MORE TROUBLE EVERYDAY pubblicato in  FREAK OUT!

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letteralmente il testo originale recita: «Praise the l.o.r.d.» dove la parola puntata (altresì evidente nel suo significato di Dio) vezzosamente diviene l'acronimo di Living On Reproducible Data traducibile - anche se in modo alquanto avventuroso - come «Dati viventi riproducibili». Ho pensato di parafrasarlo facliitandone la comprensione  del concetto ... comunque fate voi. torna al testo

 

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