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Lo spirito
di Zappa su Napoli
Non ci aspettavamo grandi folle, anzi egoisticamente speravamo in una
decina di presenze. Una cosa tutta per noi. Zappiani calabro-napoletani,
alcuni ( solo io !) con la fortuna di aver visto tutti i concerti del
maestro in Italia dal 74 in poi, altri giovanissimi come Marco, Simona,
Lidia, Fabrizio di averlo conosciuto solo dopo la sua morte e comunque
dopo aver conosciuto me e frequentato la mia casa , non potevamo mancare
all’appuntamento. In tutto alla fine un centinaio. Non male per noi che
ci siamo subito seduti sotto il palco a pochi metri da Napoleon, Roy e
Don Preston. Con loro un chitarrista veramente all’altezza, Ken Rosser e
un batterista ai livelli tecnici di Chester Thompson. Un buon
affiatamento che si vede funzionare dai primi pezzi quando Napoleon era
ancora freddo. Andy,
Lonely,
Chunga's revenge,
sfilano come burro. Poi cominciano a riscaldarsi ed ecco spararci contro
una sublime King Kong
con un assolo di batteria calibratissimo e ben studiato. Poi tutto è più
facile e Napoleon non può fare a meno di salutare, guardando verso il
cielo il buon Frank e la musica che ci ha regalato. Ed ecco di seguito
Montana,
Sofa,
San Bernardino.
A Napoleon non lo tiene più nessuno, pur nello ristrettissimo palchetto
riesce a saltellare e a creare degli assoli con il sassofono
naturalmente sublimi. Roy Estrada esplode con la sua
In the Sky
richiesta a gran voce da un ragazzo in ogni frammento di pausa e Ken
Rosser dimostra tutta la sua bravura con un eccelente
Watermelon.
La chiusura non poteva non far incazzare i napoletani che con grandi
battimani hanno richiesto un meritato bis che non è mancato. Un
grandioso Village of the sun.
Meglio di così non poteva finire. Alla fine sudatissimi si sono concessi
al pubblico. Grandi abbracci , foto, autografi e naturalmente domande su
Zappa, i loro progetti, la loro tournee in Italia. Zappa oltre la musica
ha insegnato loro il contatto con il pubblico che li aspetta e che vuole
toccarli per ringraziarli infinitamente di vederli ancora girare alla
loro veneranda età per portare in circolazione la vera buona musica.
Francesco Cirillo. |