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Era atteso da molto tempo un vero documento sonoro dedicato ad una delle formazioni più sconosciute del variegato universo cre-attivo di mister FZ.
Grand o Petit Wazoo che fosse, era finalmente giunto il momento di far prendere aria a quel progetto così ambizioso e ricco di entusiasmo creativo da parte del suo stesso creatore.
Questo documento sonoro ci offre la non comune opportunità di ascoltare con sufficiente qualità dell’audio questo ancora insuperato esempio di organizzazione musicale su “larga scala”.
Scrive STEVE VAI sulle note di copertina di Imaginary Diseases:
In molti hanno tentato di definire chi veramente fosse Frank Zappa nel
suo “essere creativo”, eppure ogni cosa egli abbia composto, suonato,
cantato o detto lo ha inevitabilmente definito come squisitamente
“indefinibile”.
Imaginary Diseases è un altro gioiello zappiano che pone il suo lavoro
ancora una volta lontano da qualsiasi facile categorizzazione generica.
E questo aspetto è quello che ci piace di Zappa.
Alcuni dei brani qui contenuti ci permettono di dare un’occhiatina da
più vicino nella costantemente cangiante musa ispirativi di Frank.
A volte è stato in grado di lavorare su di un brano e pubblicarlo ad un
certo punto del suo stesso possibile sviluppo per poi continuare a
lavorarci in seguito ulteriormente.
Ricordo che una volta mi mostrò dieci differenti re-armonizzazioni per
“Twenty small cigars” e molte di più ancora per “Village of the sun”.
Nel solo tessuto compositivo della quarta traccia di questo disco
“Farther O’Blivion” possiamo chiaramente sentire elementi e frasi
musicali che poi diventeranno parti integranti di molti altri brani come
“The Steno Pool (section)” ed altri ancora che diventeranno elementi
fondanti di “Greggery Peccari”, “Be-Bop Tango”, “Cucamonga” o di chissà
quali altre composizioni che mai ascolteremo in futuro. Il tutto nella
ben conosciuta concezione della “Continuità concettuale” dell’universo
musicale di Frank, che è adesso celebrato come un artista di portata
storica. Ed in futuro questa sua importanza verrà ancor più messa in
evidenza.
Per fortuna, essere in grado di poter documentare a posteriori la storia
della musica ci dimostra che un giudizio futuro non è più condizionato
dalla contemporanea moda o tendenza, grazie a Dio Come chitarrista che
ha lavorato con Frank, posso ritenermi fortunato per essere stato parte
integrante di diverse Sue bands. Ho trascritto un numero incalcolabile
di ore del suo modo di suonare la sua chitarra e sono stato a pochi
centimetri da lui sul palco per molti mesi in tournee, guardandolo
suonare una media di un’ora e mezza di assolo ogni sera.
Ascoltando il suo lavoro chitarristico di questo disco ho avuto una
ulteriore conferma che Frank non abbia mai avuto limiti nella capacità
di creare composizioni istantanee sul suo strumento. Sembra non
ripetersi mai, funziona sempre e ciò che ne esce è dannatamente buono!
Se siete un novizio Zappiano e vi siete imbattuti solo per caso in
Imaginary Diseases, è molto probabile vi troviate a grattarvi la testa
chiedendovi “ah, non ho mai sentito nulla di più diverso eppure comunque
musicale e divertente allo stesso tempo”. ambizioso e ricco di
entusiasmo creativo da parte del suo stesso creatore. Potreste anche
sentirvi un po’ contrariati nel realizzare il fatto che possiate mai
essere stati convinti ad acquistare del materiale attraverso gli ascolti
con la radio pubblica che molto raramente trasmette la musica di Frank,
propinando invece delle stupide produzioni stereotipate.
Se invece siete già dei profondi appassionati di Zappa, non siete certo
soli. Dopo aver ascoltato questo album potreste trovarvi interdetti nel
pensare perché in questo mondo mortale un tizio come lui sia scomparso a
52 anni (un’età tutto sommato giovane per un compositore), che avrebbe
potuto tranquillamente essere l’artista di gran lunga più prolifico
della storia ed il cui intero lavoro rimane come un vero testamento per
l’umanità “creativa”, la cui cifra stilistica è ancora impossibile da
definire … uno dei tanti elementi, questo, che distingue Frank e lo pone
come un vero genio.
E voi, appassionati Zappiani, dopo aver letteralmente consumato il suo
catalogo negli ultimi trent’anni (se non addirittura quaranta) avete
esaminato come feticci tutti i reperti possibili ed immaginabili resi
disponibili e forse conoscete anche più di qualsiasi altra cosa, provate
a riflettere su quanto segue:
Frank ha costruito un magazzino nel suo giardino e vi ha sepolto un
numero incalcolabile di tesori come quello che state ascoltando ed un
altrettanto innumerevole quantità di materiale mai pubblicato che con
ogni probabilità (a prescindere dalla vostra età mentre leggete queste
righe …) non riuscirete ad ascoltare nelle vostra vita.
E non dimentichiamo gli oltre 400 lavori al Synclavier che sono stati
conservati (a vari livelli di rifinitura) nella memoria digitale del
magazzino stesso.
E allora, Frank?
Forse voi siete quel tipo di persone che sono state colpite così
profondamente dalla musica di Frank che vorreste battergli sulla spalla
dicendogli: “…ma ti renti conto di quanto hai fatto per me e per la
qualità della mia vita con la tua musica?, Come è possibile che esistano
persone con queste idee senza tempo e così lungimiranti? Lo sai che ti
voglio bene per questo?”
Ma a quel punto l’amara realtà ci ricorda che Frank ci ha lasciato senza
darci nemmeno il tempo di poterglielo dire.
Cristo, che nervi.
Ok, riascoltiamo nuovamente per cortesia … QUESTA VOLTA CON IL VOLUME
PIU’ ALTO!
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Ma veniamo al contenuto (ed in qualche caso … anche al maltolto…) di
questo manufatto…
ODDIENTS (Montreal, Canada 27 ottobre 1972)
un bizzarro interplay tra improvvisazione della band ed il pubblico in
una delle tipiche direzioni gestuali tanto care a FZ, qui viene comunque
proposto con un "montaggio" audio che non rende probabilmente giustizia
alla vera atmosfera creatasi in quel determinato momento
ROLLO (Philadelphia, Usa 10 novembre 1972 – show 1)
una delle composizioni a mio avviso più lucide e brillanti dell'intera
opera zappiana, per quanto quella proposta in questo caso sia solamente
una piccola parte, per la qualità della composizione, meglio fare
riferimento altrove (cfr YCDTOSA vol.1). Per la qualità della
performance e dell'organizzazione sonora questo combo è comunque
straordinario, i temi sono esposti con grande serenità ed efficacia,
frutto di un lavoro certosino di limatura e contemporanea composizione
atta ad ottimizzare qualsiasi eventuale necessità. Una sola doverosa
osservazione: in occasione del primo show di Kansas City vi fu una
straordinaria esecuzione dell’intero brano … possibile che i
responsabili editoriali di questo progetto non se la siano sentita di
pubblicarne una versione integrale? Davvero rimango esterrefatto!
BEEN TO KANSAS CITY IN A MINOR (Kansas City, Usa 2 dicembre 1972)
Blues routine (che all’inizio sembra quasi una possibile estensione di
“King Kong” …) che si apre con un ordinario assolo alla tromba di
Malcolm McNabb, nella tradizione dei blues zappiani utili soprattutto
per rimpinguare le serate musicali e per offrire un minimo di libertà
creativo-interpretativa ai musicisti altrimenti ossessionati dalle
rigide partiture d'insieme. Inevitabile in queste circostanze anche lo
spazio per la chitarra del capo ... sempre brillante (ma non è certo il
caso di tessere le lodi della chitarra del Nostro, soprattutto in un
contesto dove il suono grezzo e molto elettrico a-la-HotRats è ancora
sanguigno e vitale in prima battuta. Forse non troppo raffinato, ma
straordinariamente efficace ... come sempre, appunto). A seguire un solo
di trombone (Bruce Fowler?) che poi sfocia in un interplay con le note
più basse della chitarra di Frank fino a far riprendere a quest'ultima
il bandolo della matassa sonora fin qui ingarbugliata. La conclusione si
prospetta massiccia, con un imponente impianto sonoro della full-band in
background e la voce nasale tipica della chitarra di QUEL Frank a farla
da padrone nella scena conclusiva del brano.
FARTHER OBLIVION (data e concerto imprecisati)
Che dire di questa composizione? Forse proprio che non fu per Zappa una
semplice composizione, quanto piuttosto un LABORATORIO di idee da far
crescere e sviluppare in altri contesti. Infatti è la STENO POOL SECTION
di Greggery Peccary che apre questa sequenza di temi e textures che
troveranno poi maggior fortuna e identità creativa altrove nell'universo
delle composizioni del Maestro in futuro. E siamo nel 1972 e ancora una
volta la chitarra "hotratziana" cesella qua e là le complesse
orchestrazioni dei fiati. Che meraviglia! Un altro assolo di trombone su
una base stranamente ordinariamente armonica (questo si, sembra Bruce!)
che anticipa solamente di poco l'esposizione di un altro celebre tema
futuro, quello dell'immortale BE-Bop tango (che qui comunque sembra
essere frutto di un abile "taglio" audio. Più lento dell'inarrivabile
versione di Roxy and Elsewhere (anzi, a proposito, a quando la
pubblicazione del DVD di Roxy?!), ma proprio per questo estremamente
interessante per capirne gli intrecci delle varie frasi affidate agli
strumenti coinvolti. Attenzione speciale merita il basso di Dave Parlato
che sottolinea con precisione ed intelligenza la partitura efficacissima
di Zappa. Il solo di Bruce Fowler invece è strutturato in modo pressochè
analogo a quanto accadrà in quel fatidico dicembre Losangelino del 1973
(di cui stiamo ancora aspettando la documentazione video … Gail!). Solo
da notare l’accompagnamento della chitarra che sembra con un
ring-modulator ... avete presente l'effetto che Don Preston usa in Waka
Jawaka generato con le molle dei materassi? ... ecco, più o meno. Bello
anche l'interplay tra i due tromboni (Ken Schroyer, Bruce Fowler, Glen
Ferris?), mentre al chitarra armonizza con fare inusuale per Frank.
Stupendo l'inserimento puntato dei fiati ad introdurre la risoluzione
dello stato magmatico delle cose con l'esplosivo Dunbar e la sua
batteria. Il tutto fino all'imperioso tema che diventerà poi (più
efficacemente, direi) tema vocale base per "Cucamonga".
D.C BOOGIE (Washington DC, Usa 11 novembre 1972 – primo show)
Una lunga improvvisazione su un ostinato molto lineare di basso dove
chitarra e batteria hanno modo di dialogare efficacemente (avete notato
come questo “modus-operandi” sia stata di fatto une delle
caratteristiche principali dell’intero lavoro live di Zappa?). Molto
bello anche il crescendo armonico della sezione fiati che introduce di
fatto la sezione conclusiva di questa improvvisazione … una ennesima
occasione per una di quelle improbabili “audience partecipation” tanto
care al Nostro: «(..) usiamo un procedimento democratico … come vorreste
che finisse questa canzone … uno alla volta! … Con un Boogie? …
aspettate un attimo, un attimo … vediamo di non essere scorretti … di
essere scorreti qui … allora noi qui abbiamo una parte del pubblico che
dice che dovremmo finire con un “boogie” … c’è qualcuno di voi che
preferisce un finale a “ballad”? .. Ok, abbiamo altre persone che voglio
finire con una ballata … Quanti di voi preferirebbero una “marcetta”? …
E quanti di voi preferirebbero una “polka”? … E quanti di voi invece
vedrebbero un finale con un finalino da pubblicità televisiva? … humm
vediamo … mi pare abbastanza evidente che la scelta sia tra un “bolgie”
ed una “ballad”. Allora il primo finale ad essere votato sarà il
“boogie” … quanti vogliono il “boogie”? … Quanti vogliono un finale
stile “ballad”? … ok bene, immaginate con cosa si chiuderà allora il
brano!»
Ed infatti a quel punto il tutto si chiude con un classico “shuffle
boogie” a-la-Grand Wazoo con una slide-guitar performance del
fidatissimo Tony Duran a precedere l’ultima “dichiarazione sonora “
della chitarra di Frank … davvero un’ottima scelta … Washington!
IMAGINARY DISEASES (Waterbury, Usa 1 novembre 1972)
Senza dubbio una delle rare gemme della produzione di quel periodo
inspiegabilmente mai più ripresa e rielaborata dal Maestro … peccato,
probabilmente qualcosa non lo convinceva abbastanza da indurlo a perdere
del tempo per riordinare quello che a me sembrerebbe un tema
apparentemente efficacissimo ed estremamente accattivante … davvero un
mistero (sempre che Gail non abbia a casa una versione registrata con
durante le registrazioni di Grand Wazoo … ma no … non pensiamoci nemmeno
… meglio non farsi del male!!).
MONTREAL
(Montreal, Canada 27 ottobre 1972)
In chiusura di questa raccolta, un altro estratto dalla performance di
canadese del 1972 che attira subito l’attenzione del conoscitore di temi
Zappiani grazie alla ripetuta figura melodica che la chitarra propone
all’inizio del solo … non ricorda forse lo stacco che verrà
successivamente inserito in “San Ber’dino” qualche anno più tardi? In
realtà è sostanzialmente uno dei tanti soli … avrebbe potuto benissimo
essere parte integrante di una sorta di “SUNPYG” dedicato ai primi anni
settanta … (oops, speriamo che ZFT non legga queste righe, potrebbe
sempre posticipare l’uscita di ROXY AND ELSEWHERE per produrre prima un
cofanetto decuplo di assoli di chitarra tratti dal tour del 1972 …acc).
Molto carino il finale con i contrappunti fiatistici a sottolineare la
chiusura del solo e della serata …
In conclusione, IMAGINARY DISEASES è uno di quei tipici documenti
musicali che avremmo sempre voluto venissero pubblicati da ZFT. Anche
se, onestamente nello stesso tempo, sapere che esistono registrazioni
INTEGRALI di quei concerti, fa venire la malinconia di non poterli
ascoltare nella loro totalità … i vecchi zappiani sanno PERFETTAMENTE
che c’è sempre un BUON MOTIVO per ascoltare TUTTE le registrazioni delle
varie serate di Frank Zappa e le sue bands … nessun concerto è mai
uguale a se stesso e ogni volta il genio del Maestro riusciva a rendere
unico quell’evento.
Un ultima osservazione, nel sito ufficiale www.zappa.com, alla pagina
dedicata all’album in questione, è presente un “regalino” sonoro da
parte dello ZFT … se cliccate infatti all’interno della prima A di ZAPPA
potrete ascoltare un monologo di Frank che spiega esattamente il
concetto di IMAGINARY DISEASES … una sorpresina dal vault!
FZ- Direzione, Chitarra, Voce
Tony Duran- Chitarra slide
Malcolm McNab- Tromba
Gary Barone-Tromba e Flicorno
Tom Malone- Tuba, Sax, Tromba
Bruce Fowler - Trombone
Glenn Ferris- Trombone
Earle Dumler- Fiati
Dave Parlato- Basso
Jim Gordon- Batteria
(continua sul DK n.29) |