DK 29
(Giugno 2006)
Editoriale
Imaginary Diseases
Resolver & Brutality
Festival de Amouges
Zap-Machine
Thing-Fish
I Leggendari suoni di Zappa

DK 29

  Imaginary Diseases
di Alessandro Pizzin

Era atteso da molto tempo un vero documento sonoro dedicato ad una delle formazioni più sconosciute del variegato universo cre-attivo di mister FZ. Grand o Petit Wazoo che fosse, era finalmente giunto il momento di far prendere aria a quel progetto così ambizioso e ricco di entusiasmo creativo da parte del suo stesso creatore. Questo documento sonoro ci offre la non comune opportunità di ascoltare con sufficiente qualità dell’audio questo ancora insuperato esempio di organizzazione musicale su “larga scala”.

Scrive STEVE VAI sulle note di copertina di Imaginary Diseases:

In molti hanno tentato di definire chi veramente fosse Frank Zappa nel suo “essere creativo”, eppure ogni cosa egli abbia composto, suonato, cantato o detto lo ha inevitabilmente definito come squisitamente “indefinibile”. Imaginary Diseases è un altro gioiello zappiano che pone il suo lavoro ancora una volta lontano da qualsiasi facile categorizzazione generica. E questo aspetto è quello che ci piace di Zappa.
Alcuni dei brani qui contenuti ci permettono di dare un’occhiatina da più vicino nella costantemente cangiante musa ispirativi di Frank.
A volte è stato in grado di lavorare su di un brano e pubblicarlo ad un certo punto del suo stesso possibile sviluppo per poi continuare a lavorarci in seguito ulteriormente.
Ricordo che una volta mi mostrò dieci differenti re-armonizzazioni per “Twenty small cigars” e molte di più ancora per “Village of the sun”.
Nel solo tessuto compositivo della quarta traccia di questo disco “Farther O’Blivion” possiamo chiaramente sentire elementi e frasi musicali che poi diventeranno parti integranti di molti altri brani come “The Steno Pool (section)” ed altri ancora che diventeranno elementi fondanti di “Greggery Peccari”, “Be-Bop Tango”, “Cucamonga” o di chissà quali altre composizioni che mai ascolteremo in futuro. Il tutto nella ben conosciuta concezione della “Continuità concettuale” dell’universo musicale di Frank, che è adesso celebrato come un artista di portata storica. Ed in futuro questa sua importanza verrà ancor più messa in evidenza.
Per fortuna, essere in grado di poter documentare a posteriori la storia della musica ci dimostra che un giudizio futuro non è più condizionato dalla contemporanea moda o tendenza, grazie a Dio Come chitarrista che ha lavorato con Frank, posso ritenermi fortunato per essere stato parte integrante di diverse Sue bands. Ho trascritto un numero incalcolabile di ore del suo modo di suonare la sua chitarra e sono stato a pochi centimetri da lui sul palco per molti mesi in tournee, guardandolo suonare una media di un’ora e mezza di assolo ogni sera.
Ascoltando il suo lavoro chitarristico di questo disco ho avuto una ulteriore conferma che Frank non abbia mai avuto limiti nella capacità di creare composizioni istantanee sul suo strumento. Sembra non ripetersi mai, funziona sempre e ciò che ne esce è dannatamente buono!

Se siete un novizio Zappiano e vi siete imbattuti solo per caso in Imaginary Diseases, è molto probabile vi troviate a grattarvi la testa chiedendovi “ah, non ho mai sentito nulla di più diverso eppure comunque musicale e divertente allo stesso tempo”. ambizioso e ricco di entusiasmo creativo da parte del suo stesso creatore. Potreste anche sentirvi un po’ contrariati nel realizzare il fatto che possiate mai essere stati convinti ad acquistare del materiale attraverso gli ascolti con la radio pubblica che molto raramente trasmette la musica di Frank, propinando invece delle stupide produzioni stereotipate.

Se invece siete già dei profondi appassionati di Zappa, non siete certo soli. Dopo aver ascoltato questo album potreste trovarvi interdetti nel pensare perché in questo mondo mortale un tizio come lui sia scomparso a 52 anni (un’età tutto sommato giovane per un compositore), che avrebbe potuto tranquillamente essere l’artista di gran lunga più prolifico della storia ed il cui intero lavoro rimane come un vero testamento per l’umanità “creativa”, la cui cifra stilistica è ancora impossibile da definire … uno dei tanti elementi, questo, che distingue Frank e lo pone come un vero genio.

E voi, appassionati Zappiani, dopo aver letteralmente consumato il suo catalogo negli ultimi trent’anni (se non addirittura quaranta) avete esaminato come feticci tutti i reperti possibili ed immaginabili resi disponibili e forse conoscete anche più di qualsiasi altra cosa, provate a riflettere su quanto segue:
Frank ha costruito un magazzino nel suo giardino e vi ha sepolto un numero incalcolabile di tesori come quello che state ascoltando ed un altrettanto innumerevole quantità di materiale mai pubblicato che con ogni probabilità (a prescindere dalla vostra età mentre leggete queste righe …) non riuscirete ad ascoltare nelle vostra vita.
E non dimentichiamo gli oltre 400 lavori al Synclavier che sono stati conservati (a vari livelli di rifinitura) nella memoria digitale del magazzino stesso.

E allora, Frank?

Forse voi siete quel tipo di persone che sono state colpite così profondamente dalla musica di Frank che vorreste battergli sulla spalla dicendogli: “…ma ti renti conto di quanto hai fatto per me e per la qualità della mia vita con la tua musica?, Come è possibile che esistano persone con queste idee senza tempo e così lungimiranti? Lo sai che ti voglio bene per questo?”

Ma a quel punto l’amara realtà ci ricorda che Frank ci ha lasciato senza darci nemmeno il tempo di poterglielo dire.

Cristo, che nervi.

Ok, riascoltiamo nuovamente per cortesia … QUESTA VOLTA CON IL VOLUME PIU’ ALTO!

 

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Ma veniamo al contenuto (ed in qualche caso … anche al maltolto…) di questo manufatto…

ODDIENTS (Montreal, Canada 27 ottobre 1972)
un bizzarro interplay tra improvvisazione della band ed il pubblico in una delle tipiche direzioni gestuali tanto care a FZ, qui viene comunque proposto con un "montaggio" audio che non rende probabilmente giustizia alla vera atmosfera creatasi in quel determinato momento

ROLLO (Philadelphia, Usa 10 novembre 1972 – show 1)
una delle composizioni a mio avviso più lucide e brillanti dell'intera opera zappiana, per quanto quella proposta in questo caso sia solamente una piccola parte, per la qualità della composizione, meglio fare riferimento altrove (cfr YCDTOSA vol.1). Per la qualità della performance e dell'organizzazione sonora questo combo è comunque straordinario, i temi sono esposti con grande serenità ed efficacia, frutto di un lavoro certosino di limatura e contemporanea composizione atta ad ottimizzare qualsiasi eventuale necessità. Una sola doverosa osservazione: in occasione del primo show di Kansas City vi fu una straordinaria esecuzione dell’intero brano … possibile che i responsabili editoriali di questo progetto non se la siano sentita di pubblicarne una versione integrale? Davvero rimango esterrefatto!

BEEN TO KANSAS CITY IN A MINOR (Kansas City, Usa 2 dicembre 1972)
Blues routine (che all’inizio sembra quasi una possibile estensione di “King Kong” …) che si apre con un ordinario assolo alla tromba di Malcolm McNabb, nella tradizione dei blues zappiani utili soprattutto per rimpinguare le serate musicali e per offrire un minimo di libertà creativo-interpretativa ai musicisti altrimenti ossessionati dalle rigide partiture d'insieme. Inevitabile in queste circostanze anche lo spazio per la chitarra del capo ... sempre brillante (ma non è certo il caso di tessere le lodi della chitarra del Nostro, soprattutto in un contesto dove il suono grezzo e molto elettrico a-la-HotRats è ancora sanguigno e vitale in prima battuta. Forse non troppo raffinato, ma straordinariamente efficace ... come sempre, appunto). A seguire un solo di trombone (Bruce Fowler?) che poi sfocia in un interplay con le note più basse della chitarra di Frank fino a far riprendere a quest'ultima il bandolo della matassa sonora fin qui ingarbugliata. La conclusione si prospetta massiccia, con un imponente impianto sonoro della full-band in background e la voce nasale tipica della chitarra di QUEL Frank a farla da padrone nella scena conclusiva del brano.

FARTHER OBLIVION (data e concerto imprecisati)
Che dire di questa composizione? Forse proprio che non fu per Zappa una semplice composizione, quanto piuttosto un LABORATORIO di idee da far crescere e sviluppare in altri contesti. Infatti è la STENO POOL SECTION di Greggery Peccary che apre questa sequenza di temi e textures che troveranno poi maggior fortuna e identità creativa altrove nell'universo delle composizioni del Maestro in futuro. E siamo nel 1972 e ancora una volta la chitarra "hotratziana" cesella qua e là le complesse orchestrazioni dei fiati. Che meraviglia! Un altro assolo di trombone su una base stranamente ordinariamente armonica (questo si, sembra Bruce!) che anticipa solamente di poco l'esposizione di un altro celebre tema futuro, quello dell'immortale BE-Bop tango (che qui comunque sembra essere frutto di un abile "taglio" audio. Più lento dell'inarrivabile versione di Roxy and Elsewhere (anzi, a proposito, a quando la pubblicazione del DVD di Roxy?!), ma proprio per questo estremamente interessante per capirne gli intrecci delle varie frasi affidate agli strumenti coinvolti. Attenzione speciale merita il basso di Dave Parlato che sottolinea con precisione ed intelligenza la partitura efficacissima di Zappa. Il solo di Bruce Fowler invece è strutturato in modo pressochè analogo a quanto accadrà in quel fatidico dicembre Losangelino del 1973 (di cui stiamo ancora aspettando la documentazione video … Gail!). Solo da notare l’accompagnamento della chitarra che sembra con un ring-modulator ... avete presente l'effetto che Don Preston usa in Waka Jawaka generato con le molle dei materassi? ... ecco, più o meno. Bello anche l'interplay tra i due tromboni (Ken Schroyer, Bruce Fowler, Glen Ferris?), mentre al chitarra armonizza con fare inusuale per Frank. Stupendo l'inserimento puntato dei fiati ad introdurre la risoluzione dello stato magmatico delle cose con l'esplosivo Dunbar e la sua batteria. Il tutto fino all'imperioso tema che diventerà poi (più efficacemente, direi) tema vocale base per "Cucamonga".

D.C BOOGIE (Washington DC, Usa 11 novembre 1972 – primo show)
Una lunga improvvisazione su un ostinato molto lineare di basso dove chitarra e batteria hanno modo di dialogare efficacemente (avete notato come questo “modus-operandi” sia stata di fatto une delle caratteristiche principali dell’intero lavoro live di Zappa?). Molto bello anche il crescendo armonico della sezione fiati che introduce di fatto la sezione conclusiva di questa improvvisazione … una ennesima occasione per una di quelle improbabili “audience partecipation” tanto care al Nostro: «(..) usiamo un procedimento democratico … come vorreste che finisse questa canzone … uno alla volta! … Con un Boogie? … aspettate un attimo, un attimo … vediamo di non essere scorretti … di essere scorreti qui … allora noi qui abbiamo una parte del pubblico che dice che dovremmo finire con un “boogie” … c’è qualcuno di voi che preferisce un finale a “ballad”? .. Ok, abbiamo altre persone che voglio finire con una ballata … Quanti di voi preferirebbero una “marcetta”? … E quanti di voi preferirebbero una “polka”? … E quanti di voi invece vedrebbero un finale con un finalino da pubblicità televisiva? … humm vediamo … mi pare abbastanza evidente che la scelta sia tra un “bolgie” ed una “ballad”. Allora il primo finale ad essere votato sarà il “boogie” … quanti vogliono il “boogie”? … Quanti vogliono un finale stile “ballad”? … ok bene, immaginate con cosa si chiuderà allora il brano!» Ed infatti a quel punto il tutto si chiude con un classico “shuffle boogie” a-la-Grand Wazoo con una slide-guitar performance del fidatissimo Tony Duran a precedere l’ultima “dichiarazione sonora “ della chitarra di Frank … davvero un’ottima scelta … Washington!

IMAGINARY DISEASES (Waterbury, Usa 1 novembre 1972)
Senza dubbio una delle rare gemme della produzione di quel periodo inspiegabilmente mai più ripresa e rielaborata dal Maestro … peccato, probabilmente qualcosa non lo convinceva abbastanza da indurlo a perdere del tempo per riordinare quello che a me sembrerebbe un tema apparentemente efficacissimo ed estremamente accattivante … davvero un mistero (sempre che Gail non abbia a casa una versione registrata con durante le registrazioni di Grand Wazoo … ma no … non pensiamoci nemmeno … meglio non farsi del male!!).

MONTREAL
(Montreal, Canada 27 ottobre 1972)
In chiusura di questa raccolta, un altro estratto dalla performance di canadese del 1972 che attira subito l’attenzione del conoscitore di temi Zappiani grazie alla ripetuta figura melodica che la chitarra propone all’inizio del solo … non ricorda forse lo stacco che verrà successivamente inserito in “San Ber’dino” qualche anno più tardi? In realtà è sostanzialmente uno dei tanti soli … avrebbe potuto benissimo essere parte integrante di una sorta di “SUNPYG” dedicato ai primi anni settanta … (oops, speriamo che ZFT non legga queste righe, potrebbe sempre posticipare l’uscita di ROXY AND ELSEWHERE per produrre prima un cofanetto decuplo di assoli di chitarra tratti dal tour del 1972 …acc). Molto carino il finale con i contrappunti fiatistici a sottolineare la chiusura del solo e della serata …


In conclusione, IMAGINARY DISEASES è uno di quei tipici documenti musicali che avremmo sempre voluto venissero pubblicati da ZFT. Anche se, onestamente nello stesso tempo, sapere che esistono registrazioni INTEGRALI di quei concerti, fa venire la malinconia di non poterli ascoltare nella loro totalità … i vecchi zappiani sanno PERFETTAMENTE che c’è sempre un BUON MOTIVO per ascoltare TUTTE le registrazioni delle varie serate di Frank Zappa e le sue bands … nessun concerto è mai uguale a se stesso e ogni volta il genio del Maestro riusciva a rendere unico quell’evento.
Un ultima osservazione, nel sito ufficiale www.zappa.com, alla pagina dedicata all’album in questione, è presente un “regalino” sonoro da parte dello ZFT … se cliccate infatti all’interno della prima A di ZAPPA potrete ascoltare un monologo di Frank che spiega esattamente il concetto di IMAGINARY DISEASES … una sorpresina dal vault!


FZ- Direzione, Chitarra, Voce
Tony Duran- Chitarra slide
Malcolm McNab- Tromba
Gary Barone-Tromba e Flicorno
Tom Malone- Tuba, Sax, Tromba
Bruce Fowler - Trombone
Glenn Ferris- Trombone
Earle Dumler- Fiati
Dave Parlato- Basso
Jim Gordon- Batteria

(continua sul DK n.29)

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