(copie non più disponibili)    

 

DK 14/15
(Febbraio 1996)
Arf!
NeFZ
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Negativland
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Forse non tutti sanno che ...
Hungry freaks, daddy

     
 
     

There is nothing I'd like better
than having a jellyfish named after me


(Frank Zappa)

Nel 1982, dopo esser stato nominato ricercatore presso l'Università di Genova, feci domanda per una borsa di studio che mi permettesse di trascorrere un lungo periodo presso il Bodega Marine Laboratory dell'Università di California, Berkeley. Il motivo era di studiare la tassonomia e l'ecologia della locale fauna di meduse (sì, c'è gente che si guadagna da vivere studiando meduse).

In effetti il vero motivo era un altro: conoscere Frank Zappa.

La mia strategia era semplice.

Quella fauna era (ed è) poco conosciuta ...
Sicuramente avrei trovato delle specie nuova ...
Trovandole avrei dovuto dar loro un nome ...
Glielo avrei comunicato ...
Mi avrebbe invitato per una visita...

E COSI' E' ANDATA !


Nel febbraio 1993 andai in California per un periodo di sette mesi. Bodega Bay è un bellissimo posto, Settanta chilometri a nord di San Francisco, Hitchcock lo scelse per girare «Gli Uccelli», e la fauna è veramente ricca. Trovai molte specie nuove per la scienza e, un bel giorno, mi decisi a scrivere a Zappa, comunicandogli che mi sarebbe piaciuto dedicargliene una. Dopo qualche settimana ricevetti una lettera da Gail Zappa (sua moglie) che diceva: «Frank has asked me to reply to your letter of June 10th. And he says "there is nothing (he'd) like better than to have a jellyfish named after him". At present it appears that Frank will be in Los Angeles in July, and we look forward to seeing you and your drawings.»

Così presi il mio macchinone (una Ford LTD Station Wagon del 1972, 6000 di cilindrata, 4 km con un litro) e andai a Los Angeles. Arrivato lì telefonai al numero comunicatomi e mi fu dato l'indirizzo di casa Zappa. Una villa in stile pseudo-tirolese in cima a Laurel Canyon. Gail mi fa entrare e mi fa accomodare nello studio di registrazione. Dopo qualche minuto arriva Frank, con una tuta grigia sformata nelle ginocchia, una Winston in bocca e un tazzone di caffé in mano. Ci salutiamo, gli faccio vedere i disegni delle mie meduse, e lui ne sceglie una, quella che sarebbe diventata Phialella zappai. Parliamo un po' di biologia marina, poi mi chiede se sono interessato al suo lavoro. «Bé, un po'...» fu la mia risposta. Mi fece visitare lo studio, la cantina con tutti i nastri, il nuovo computer per elaborare i suoni campionati. «Oggi deve venire Chad (Wackerman) per incidere la batteria su una nuova versione di 'The torture never stops', ti interesserebbe vedere come facciamo?» «Per oggi non ho impegni...» fu la mia risposta «posso anche restare, se non disturbo».

Arriva Chad e va nello studio. Ascolta la musica in cuffia e ci suona sopra. Frank, dalla sala di controllo, lo interrompe di continuo e gli dice passo passo che cosa deve "mettere" nella sua parte. E lui lo fa. Nel frattempo si scambiano battute, si fanno pause per raccontare storielle, si discutono i possibili miglioramenti del pezzo. Si ride molto, ma il lavoro procede speditamente.

Viene l'ora di pranzo e Gail ci prepara da mangiare.
Dopo pranzo mi fa vedere dei disegni di un pittore "un po'matto" che dipinge cani vestiti. «Penso che lo userò per qualche copertina, mi piacciono».
Vien tardi e, a un certo punto, mi chiede se ho un posto dove andare a dormire. «Veramente no ... » «Allora puoi restare qui da noi ... » ed io ... «Grazie, accetto».
La sera mi proietta "Uncle meat" sul videoregistratore e se ne va a lavorare al computer. Ogni tanto me lo ritrovo alle spalle che guarda il nastro da dietro il divano dove sono accomodato, e mi spiega particolari tecnici.
Poi ci mettiamo a parlare di politica, di religione, di scienza. La mattina dopo ci svegliamo sul tardi e già a colazione mi porta uno stampato del copione di un balletto rappresentato nel febbraio precedente,
la musica è quella di 'Moe'n Herb Vacation'. Copione mai pubblicato, credo.

Io cercavo di comportarmi nel modo più naturale possibile, mentre accadeva tutto questo. Ma ogni tanto mi fermavo a pensare. Sono a casa di Zappa, uno dei geni di questo secolo, e lui si comporta come un vecchio amico, mi chiede giudizi sulla sua musica, ci scambiamo opinioni, è interessato a quello che dico! Ancora oggi mi sembra incredibile. Dopo pochi minuti avevo l'impressione che casa Zappa fosse casa mia. Moon mi fa visitare la sua stanza, Diva mi viene sulle ginocchia (con grande sorpresa di Gail, perché Diva è molto introversa), Dweezil va avanti e indietro con una chitarra in mano («... lo mando a lezione da Van Halen ...» dice papà), Ahmet guarda la televisione.

Ma è tempo di andare, mi aspetta un lungo viaggio in Messico, a vedere le balene. E così lascio casa Zappa. «Torna quando vuoi !» mi dicono in coro Frank e Gail, salutandomi sulla porta di casa.
«Ah! sarò in Europa all'inizio del 1984, devo fare un concerto con Boulez, perché non mi vieni a trovare?» «Ci penserò...» dissi.

Prenotai un biglietto per il concerto con tre mesi di anticipo, c'erano posti solo in ultima fila. A Parigi andai a incontrare Frank nel suo albergo, c'era anche Tanino Liberatore. E Frank ci raccontò delle difficoltà di esecuzione incontrate con l'orchestra di Boulez. «...Se questi tipi non riescono a suonare la mia musica, nessun essere vivente ci può riuscire. Meglio il computer...». E, infatti, da quel momento Frank usò il computer sempre più frequentemente, anche se diceva spesso che i suoi musicisti rock ne sapevano di più di quelli classici (ma l'Ensemble Modern gli fece cambiare idea). Mi fece avere due biglietti gratis in terza fila, centrale. Fuori c'era una folla di persone che cercava disperatamente dei biglietti. Cercai una coppia dall'aria simpatica cui regalare i miei biglietti di ultima fila. Ricordo ancora l'espressione sui loro volti.

Rividi Frank diverse volte, a casa sua e in Europa, durante i vari tour. E ogni volta che lo andavo a trovare, al sound check, mi salutava dal palco, riconoscendomi a distanza. E si ricordava anche il mio nome. «Ciao Nando !» urlò nel microfono durante un sound check a Torino.
In quell'occasione non volle nessuno nel Palasport (era il 3 giugno 1988), chiese a tutti di uscire e quando il servizio d'ordine arrivò vicino a me disse nel microfono «... no, loro possono restare»
E 'The best band you never Heard in your life' suonò; quasi due ore solo per me e per Simona (mia moglie).

Pubblicare un articolo scientifico richiede molto tempo e il lavoro uscì nel 1987, su una buona rivista, il Journal of Natural History. Mandai i reprint a Frank, insieme con un disegno originale. Rividi poi quel disegno incorniciato, appeso al muro del suo studio, vicino al video del computer dove lavorava per intere giornate. Vicino c'era una foto di Gail e dei ragazzi.
Evidentemente la cosa gli aveva fatto veramente piacere.

L'ultimo concerto rock di FZ ebbe luogo a Genova, il 9 giugno 1988. E io sono di Genova. Ovviamente andai al concerto. Dopo pochi minuti, con la musica di 'Lonsome cowboy Burt'Frank cominciò a cantare «My name is Nando, I am a marine biologist, but my friends they call me DO» Era una canzone su di me e sulla medusa. E il coretto faceva «Nan Nan Nan Do Do Do », mimando il suono delle bolle nell'acqua.
Tutto il concerto continuò su quel tono, ogni tanto Nannandodo rispuntava fuori nel coro, veniva inserito in altre canzoni. Alla fine di una versione di 'The torture never stops', la musica si fermò e Frank scandì «Nando, you amazing,little marine biologist».

Mi tremavano le gambe.

Rividi Frank il giorno dopo, all'Hotel Splendido di Portofino. Ridacchiava sotto i baffi. «Allora, ti è piaciuto il jellyfish concert?» Poi ci mettemmo a parlare dei suoi impegni politici, di Havel, della sua nuova agenzia, la Why Not?. Mi disse che aveva sciolto la band, che i "ragazzi" litigavano sempre. E che Moon voleva sposarsi con una sorta di prete (il colmo).

Lo rividi a casa sua nell'89, stava lavorando a 'You can't do that on stage anymore'. Passammo una giornata insieme e portai con me degli amici del California Institute of Technology. Parlammo di fisica e di biologia molecolare, ovviamente di politica, e anche di musica. Frank stava anche lavorando a delle campionature di musica sarda. Ci fece ascoltare i nuovi pezzi.

Fu l'ultima volta che lo vidi.

Entrare nei negozi di dischi, per me, significa andare subito alla Z e vedere che cosa ha architettato lo zio Frank. In cuor mio mi aspettavo che Frank pubblicasse la mia canzone, ma quando lessi "Lonsome Cowboy Nando" nei titoli di 'YCDTOSA Vol 6' mi vennero i brividi. Frank mi aveva fatto veramente un bel regalo, molto più che avere una medusa col mio nome (tra parentesi, un mio amico mi ha addirittura dedicato una famiglia di meduse... le 'Boeromedusae!' ... cose da zoologi). Telefonai a Frank la sera stessa. Gail fu molto cordiale, in effetti Frank aveva sempre scritto canzoni "di derisione" ed era la prima (e l'ultima) volta che trattava di qualcuno parlandone bene.«Allora, ti è piaciuta la canzone?» mi chiese per telefono. Cosa si risponde a una domanda così?

Andai a vedere 'The Yellow Shark, a Vienna. Gail mi aveva mandato un fax per darci un appuntamento, ma Frank si sentì male e partirono prima. li telefonai diverse volte. L'ultima volta, due mesi prima della morte, mi disse che non sarebbe mai più tornato in Europa.

Frank era un mio amico, siamo diventati amici fin dal primo momento. Io di sicuro lo ero (chi non vorrebbe esserlo?) e i fatti mi hanno dimostrato che anche lui la vedeva nello stesso modo. Ci incontravamo di rado, ma ogni volta era come se ci fossimo lasciati il giorno prima, cominciavamo a parlare del più e del meno e le cose straordinarie che faceva erano così naturali, così semplici. E non lo faceva pesare.

Oltre ad essere un grande musicista, Frank era anche un grand'uomo, un modello di comportamento.

Comunque non sono il solo ad aver dedicato una bestia a Frank.
Edward O. Murdy, nel 1989, gli ha dedicato un nuovo genere di pesce: Zappa.
La referenza bibliografica esatta è

E. O. Murdy, 1989,
A Taxonomic revision and cladistic analysis of the Oxudercine gobies (Gobiidae: Oxudercinae).
Records of the Australian Museum, Supplement 11: 1-90.
La specie si chiama Zappa confluentus e la dedica è
«The generic name is in honour of Frank Zappa for his articulate and sagacious defense of the First Amendment of the U.S. Constitution».

Il mio articolo è
Boero F., 1987.
Life cycles of Phialella zappai n. sp., Phialella fragilis and Phialella sp.
(Cnidaria, Leptomedusae, Phialellidae) from central California.
Journal of Natural History, 21: 465-480.
La dedica è:
«I have pleasure in naming this species after the modern music composer Francis (Frank) Vincent Zappa » (a quel tempo neppure Frank sapeva di non chiamarsi Francis).

Al Bodega Marine Laboratory, stanno pensando di costruire un acquario con Phialella zappai con un poster vicino che racconti tutta la storia di questa medusa. Dovrei partire per la California in un prossimo futuro ed aiutarli in questo progetto. Ma parlare di Frank mi fa venire il magone.

Non si meritava di morire così presto, per me è ancora nel suo studio in Woodrow Wilson Drive e se mi capita di entrare in un negozio di dischi ancora vado alla Z a vedere se ha inciso qualcosa di nuovo.

Nando Boero

     

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