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DK 14/15 |
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There is nothing I'd like better
Nel 1982, dopo esser stato nominato ricercatore presso l'Università di Genova, feci domanda per una borsa di studio che mi permettesse di trascorrere un lungo periodo presso il Bodega Marine Laboratory dell'Università di California, Berkeley. Il motivo era di studiare la tassonomia e l'ecologia della locale fauna di meduse (sì, c'è gente che si guadagna da vivere studiando meduse). |
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In effetti il vero motivo era un altro: conoscere Frank Zappa.
La mia strategia era semplice.
Così presi il mio macchinone (una Ford LTD Station Wagon del 1972, 6000 di cilindrata, 4 km con un litro) e andai a Los Angeles.
Arrivato lì telefonai al numero comunicatomi e mi fu dato l'indirizzo di casa Zappa. Una villa in stile pseudo-tirolese in cima a
Laurel Canyon. Gail mi fa entrare e mi fa accomodare nello studio di registrazione. Dopo qualche minuto arriva Frank, con una tuta
grigia sformata nelle ginocchia, una Winston in bocca e un tazzone di caffé in mano. Ci salutiamo, gli faccio vedere i disegni delle
mie meduse, e lui ne sceglie una, quella che sarebbe diventata Phialella zappai. Parliamo un po' di biologia marina, poi mi chiede se
sono interessato al suo lavoro. «Bé, un po'...» fu la mia risposta. Mi fece visitare lo studio, la cantina con tutti i nastri,
il nuovo computer per elaborare i suoni campionati. «Oggi deve venire Chad (Wackerman) per incidere la batteria su una nuova
versione
di 'The torture never stops', ti interesserebbe vedere come facciamo?» «Per oggi non ho impegni...» fu la mia risposta
«posso anche restare, se non disturbo».
Arriva Chad e va nello studio. Ascolta la musica in cuffia e ci suona sopra. Frank, dalla sala di controllo, lo interrompe di
continuo e gli dice passo passo che cosa deve "mettere" nella sua parte. E lui lo fa. Nel frattempo si scambiano battute,
si fanno pause per raccontare storielle, si discutono i possibili miglioramenti del pezzo. Si ride molto, ma il lavoro procede
speditamente.
Viene l'ora di pranzo e Gail ci prepara da mangiare.
Ma è tempo di andare, mi aspetta un lungo viaggio in Messico, a vedere le balene. E così lascio casa Zappa. «Torna
quando vuoi !» mi dicono in coro Frank e Gail, salutandomi sulla porta di casa.
Prenotai un biglietto per il concerto con tre mesi di anticipo, c'erano posti solo in ultima fila. A Parigi andai a
incontrare Frank nel suo albergo, c'era anche Tanino Liberatore. E Frank ci raccontò delle difficoltà di esecuzione incontrate con l'orchestra di Boulez. «...Se questi tipi non riescono a suonare la mia musica, nessun essere vivente ci può riuscire. Meglio il computer...». E, infatti, da quel momento Frank usò il computer sempre più frequentemente, anche se diceva spesso che i suoi musicisti rock ne sapevano di più di quelli classici (ma l'Ensemble Modern gli fece cambiare idea). Mi fece avere due biglietti gratis in terza fila, centrale. Fuori c'era una folla di persone che cercava disperatamente dei biglietti. Cercai una coppia dall'aria simpatica cui regalare i miei biglietti di ultima fila. Ricordo ancora l'espressione sui loro volti.
Rividi Frank diverse volte, a casa sua e in Europa, durante i vari tour. E ogni volta che lo andavo a trovare, al
sound check, mi salutava dal palco, riconoscendomi a distanza. E si ricordava anche il mio nome.
«Ciao Nando !» urlò nel microfono durante un sound check a Torino.
Pubblicare un articolo scientifico richiede molto tempo e il lavoro uscì nel 1987, su una buona rivista, il Journal of
Natural History. Mandai i reprint a Frank, insieme con un disegno originale. Rividi poi quel disegno incorniciato, appeso al muro del suo studio, vicino al video del computer dove lavorava per
intere giornate. Vicino c'era una foto di Gail e dei ragazzi. L'ultimo concerto rock di FZ ebbe luogo a Genova, il 9 giugno 1988. E io sono di Genova. Ovviamente andai al concerto.
Dopo pochi minuti, con la musica di 'Lonsome cowboy Burt'Frank cominciò a cantare
«My name is Nando, I am a marine biologist, but my friends they call me DO» Era una canzone su di me e sulla medusa.
E il coretto faceva «Nan Nan Nan Do Do Do », mimando il suono delle bolle nell'acqua.
Mi tremavano le gambe.
Rividi Frank il giorno dopo, all'Hotel Splendido di Portofino. Ridacchiava sotto i baffi. «Allora, ti è piaciuto il
jellyfish concert?» Poi ci mettemmo a parlare dei suoi impegni politici, di Havel, della sua nuova agenzia,
la Why Not?. Mi disse che aveva sciolto la band, che i "ragazzi" litigavano sempre.
E che Moon voleva sposarsi con una sorta di prete (il colmo).
Lo rividi a casa sua nell'89, stava lavorando a 'You can't do that on stage anymore'. Passammo una giornata insieme e
portai con me degli amici del California Institute of Technology. Parlammo di fisica e di biologia molecolare, ovviamente di politica, e anche di musica. Frank stava anche lavorando a delle
campionature di musica sarda. Ci fece ascoltare i nuovi pezzi.
Fu l'ultima volta che lo vidi.
Entrare nei negozi di dischi, per me, significa andare subito alla Z e vedere che cosa ha architettato lo
zio Frank. In cuor mio mi aspettavo che Frank pubblicasse la mia canzone, ma quando lessi "Lonsome Cowboy Nando"
nei titoli di 'YCDTOSA Vol 6' mi vennero i brividi. Frank mi aveva fatto veramente
un bel regalo, molto più che avere una medusa col mio nome (tra parentesi, un mio amico mi ha addirittura
dedicato una famiglia di meduse... le 'Boeromedusae!' ... cose da zoologi). Telefonai a Frank la sera stessa. Gail fu molto cordiale, in effetti Frank aveva sempre scritto canzoni "di derisione" ed era la prima (e l'ultima) volta che trattava di qualcuno parlandone bene.«Allora, ti è piaciuta la canzone?» mi chiese per telefono. Cosa si risponde a una domanda così?
Andai a vedere 'The Yellow Shark, a Vienna. Gail mi aveva mandato un fax per darci un appuntamento, ma
Frank si sentì male e partirono prima. li telefonai diverse volte. L'ultima volta, due mesi prima della
morte, mi disse che non sarebbe mai più tornato in Europa.
Frank era un mio amico, siamo diventati amici fin dal primo momento. Io di sicuro lo ero
(chi non vorrebbe esserlo?) e i fatti mi hanno dimostrato che anche lui la vedeva nello stesso modo.
Ci incontravamo di rado, ma ogni volta era come se ci fossimo lasciati il giorno prima, cominciavamo a
parlare del più e del meno e le cose straordinarie che faceva erano così naturali, così semplici. E non lo faceva pesare.
Oltre ad essere un grande musicista, Frank era anche un grand'uomo, un modello di comportamento.
Comunque non sono il solo ad aver dedicato una bestia a Frank.
E. O. Murdy, 1989,
Il mio articolo è
Al Bodega Marine Laboratory, stanno pensando di costruire un acquario con Phialella zappai con un poster
vicino che racconti tutta la storia di questa medusa. Dovrei partire per la California in un prossimo futuro
ed aiutarli in questo progetto. Ma parlare di Frank mi fa venire il magone.
Non si meritava di morire così presto, per me è ancora nel suo studio in Woodrow Wilson Drive e se mi capita
di entrare in un negozio di dischi ancora vado alla Z a vedere se ha inciso qualcosa di nuovo.
Nando Boero |
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