(copie non più disponibili)    

 

DK 11
(Gennaio 1995)
Arf!
NeFZ
Enormous Wazoo
Libretto « CIVILIZATION PHAZE III »
Next stop planet ZappaFrank
Agosto Zappiano
Mothers, John & Yoko
The band from Utopia
Forse non tutti sanno che ...
The LAST episode (intervista "Pulse!" 1993)
Cheesee, please
Cacca all'errore
Planet Zappa (vignetta)

     
 
     

MOTHERS, JOHN & YOKO - Fillmore East, giugno 1971

(Alessandro Monti)

Cos'è accaduto realmente al Fillmore East nel giugno del 1971?

Oggi, con l'attesa pubblicazione del doppio "Playground psychotics", taccuino di viaggio dei Mothers, abbiamo sicuramente qualche elemento in più per saperlo..

Sometime in New York City

 

Playground Psychotics

1. Well (baby please don't go)
2. Jamrag (incl. King Kong)
3. Scumbag
4. Aù
 

 

1. Well
2. Say please
3. Aaawk
4. Scumbag
5. A small eternity with Yoko Ono
 

Quella mezz'ora scarsa di musica folle ed irripetibile, spesso snobbata sia dagli amanti di John che dagli zappiani più convinti, ha sempre rappresentato per chi scrive una specie di Eldorado del pop anni '70. La musica di quell'evento è, a mio parere, una di quelle perle rare che appaiono di tanto in tanto nel discontinuo mondo rock... un happening collettivo, un'orgia sonora improvvisata, una esaltazione della creatività spontanea. Riascoltandola nella nuova versione remixata dal Maestro, ho avuto la netta sensazione che in quel teatro stesse accadendo qualcosa di mitico, troppo bello per essere vero.
La sola idea che i due grandi musicisti abbiano collaborato insieme, mi riempie di un'eccitazione incontrollabile: davvero non riesco ad immaginare una coppia più straordinaria di Frank e John...

Ma veniamo al dunque, Zappa narra nelle note di "Playground Psychotics" che aveva dato una copia del 16 piste a John perchè entrambi potessero ricavarne del materiale da pubblicare.
La personale interpretazione di Lennon, realizzata in collaborazione con il celebre
Phil Spector (il responsabile della produzione di "Let it be"), era l'unica disponibile sul mercato fino ad oggi.
Zappa ce la restituisce rinnovata ed addirittura trasformata. Innanzitutto colpisce la suddivisione dei brani, cinque anzichè quattro come nell'originale, poi la straordinaria trasparenza del suono (Utility Muffin Research Kitchen, naturalmente ...). Ma le cose più interessanti riguardano ovviamente la musica.
La prima novità è l'assenza nella nuova versione di una parte della presentazione di Frank e precisamente «...e per voi della band che non avete idea di quello che sta per succedere, questo è in La minore e non è un giro standard di blues...» (vedi "
Sometime in NYC").
Dopo questo taglio tutto sembra essere ristabilito, ma "
Well" ha un finale completo e non sfumato come nel mix di John che ci permette di apprezzare uno splendido assolo al mini moog di Don Preston e perfino una ripresa di quello del Maestro.
L'altra cosa sbalorditiva è la misteriosa esclusione del tema di "
King Kong" (che appare invece, senza essere citato, nella versione di Lennon/Spector sotto il nome di "Jamrag").
Si passa direttamente alla sezione urlata con Volman e Kaylan in folle evidenza. Ecco poi "
Scumbag", apparentemente identica ma incredibilmente diversa con il passare dei minuti; affiora nel mix di Zappa una specie di rap nascosto dei Mothers e addirittura una linea rumoristica di moog del solito Don Preston, che pare anticipare di dieci anni le intuizioni di Allen Ravenstine (Pere Ubu!).
Sorprendente, anche se identico, il finale del set: un feedback incredibile alla maniera di "
Live peace in Toronto", sul quale si staglia un'incontenibile Yoko Ono. Si può dedurre quindi, dalle porzioni usate dai due musicisti (a vent'anni di distanza!!), che la lunghezza totale dell'happening si aggira approssimativamente attorno ai 35 minuti, da cui sono stati poi scelti i momenti migliori.
Interessante a questo proposito il rispetto reciproco del lavoro dei due musicisti: il mix di John regola il livello della chitarra di Frank in maniera roboante e spettacolare citando (musicalmente) addirittura un brano in più ("
King kong"); mentre Zappa rende chiara e pulita la voce dell'amico onorando la presenza di una vocalist sconvolgente quale Yoko.
Davvero curioso; uno scambio di cortesie? Può darsi, comunque l'effetto finale è, in entrambi i casi, brillante e coinvolgente.
Va anche detto che la formazione del 1971, spesso additata a torto come una delle meno interessanti, offre qui un saggio delle sue capacità improvvisative, cosa che forse le formazioni successive, tecnicamente più precise, non sarebbero riuscite a fare.
Non ci resta che ricordare le parole di Yoko alla fine del set : «...he's great, he's the greatest!!»

... scegliete voi chi.

 

     

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