(copie non più disponibili)    

 

DK 00
(Dicembre 1991)
Editoriale
The Duke Of Prunes - parte 1
Monaco 1988
Video video video: The dub-room special
Una serata con Frank Zappa e Pierre Boulez
The grand wazoo
Trivia

Mi ricordo benissimo della realizzazione del primo numero del DK, anzi del NUMERO ZERO, Era una specie di bollettino carbonaro, o quella specie di dispense fotocopiate tipiche del movimento studentesco degli anni settanta. Mi ricordo molto bene le riunioni con Maurizio per impaginare il materiale e l'entusiasmo con cui abbiamo perso ore e ore di tempo per fotocopiare correttamente i fogli da lui preparati separatamente con il suo pc e da me con un programma di scrittura elettronica dell'atari 1040st ... e quando poi anche Giorgio Salvadego ha aggiunto il suo significativo contributo redazionale... l'ha fornito con lo standard dello Spectrum Zx ... tombola! L'incompatibilità di formato tra le due sorgenti è stato inizialmente il vero grave problema per la preparazione del nostro DK magazine, ma l'idea di produrre qualcosa che documentasse la nostra volontà di riunire quanta piu' gente possibile intorno al personaggio FRANK ZAPPA è stata più forte di qualsiasi difficoltà. Anche perchè all'epoca avevamo già progettato l'evento Z(h)APPY BIRTHDAY presso una discoteca locale e con quella dispensa cartacea volevamo anche dare un piccolo segno identificativo della nostra bizzarra idea aggregativa a tutti i potenziali presenti.

Alessandro Pizzin/debrakadabra

MONACO 1988
Entra sul palco con il solito fare sornione, il pizzo appena imbiancato dai suoi 47 anni.
Qualche veloce convenevole con la tribù dei fans, un cenno della mano e già la Stratocaster inizia a sparare note a velocità supersonica. Alle sue spalle, la band tiene lezioni di professionalità per il popolo del rock.
Frank Zappa è tornato! Ed è tornato alla grande!!
Dopo quasi quattro anni di silenzio (l'ultimo tour era datato 1984), rotto da isolate uscite discografiche e da voci più o meno attendibili sul suo futuro artistico, il Mefistofele del rock ha deciso di averne abbastanza della vita domestica nella sua casa californiana. E dal momento che non ama le mezze misure, si è comportato di conseguenza. Una tournée mondiale di svariati mesi, e una vera infornata di incisioni (due doppi cd, per oltre quattro ore di musica) costituiscono la sua idea del ritorno "on the road".
Ma BROADWAY THE HARDWAY,questo il nome del tour, è qualcosa che va al di là del solito giro promozionale. E' una vera e propria celebrazione dei vent'anni di attività del musicista siculo-californiano, una "summa" dell'arte zappiana. Forse per questo il chitarrista ha deciso di portarsi dietro una delle formazioni meglio assortite tra quelle con cui si è esibito negli ultimi anni, molto vicina per compattezza e caratteristica dei suoni a quella del leggendario "Roxy and Elsewhere", uno dei periodi top della produzione discografica del nostro eroe.

Conservato, rispetto al 1984, il nucleo storico della band (Ike Willis, chitarra e voce; Bobby Martin, tastiere e voce; Ed Mann, percussioni; Chad Wakerman, batteria; Scott Thunes, basso), Zappa lo ha integrato con alcuni dei migliori sessionmen disponibili sulla piazza. Ecco quindi arrivare il chitarrista Mike Keneally, un tipetto che sembra essere stato paracadutato sul palco direttamente dal periodo del Flower Power, e soprattutto una sezione fiati da big band jazzistica. La compongono, in effetti personaggi quotatissimi alla borsa dei musicisti, Tali sono senz'altro il sax tenore Albert Wing, il sax baritono Paul Carmen e Kurt McGettrick, e soprattutto i due fratelli Walt e Bruce Fowler,

rispettivamente tromba e trombone, che in passato hanno ripetutamente incrociato i loro nomi con le avventure zappiane. Risultato? Uno dei gruppi più corposi e poliedrici con cui il nostro abbia mai avuto a che fare. Capace di passare in assoluta scioltezza da tema di "Big Swifty" a quello della "Carmen" di Bizet (!),salvo poi riprendere il refrain di base trasformarlo in un rock oleoso modello anni cinquanta. E, con la stessa suprema indifferenza, recuperare un fondo d'archivio come "Cruisin' for burgers", che è del 1969, scomporlo completamente, pur rispettandone la partitura originale, e trasformarlo in una finale clamorosa, "I am the Walrus" dei Beatles. Il pubblico della Rudy Seldmayer Halle, solitamente tempio bavarese dell'heavy metal (!) nelle due ore e mezza di concerto deve aver avuto la sensazione di assistere ad un corso accellerato di composizione musicale, Zappa, rilassato, estremamente a proprio agio, ha intercalato una direzione d'orchestra a-la-Karajan in vacanza a micidiali aperture chitarristiche.

Ha dialogato continuamente con il pubblico, nonostante il copione preveda, in pratica , un'ora e quarantacinque di musica non stop. Ha gigioneggiato sul palco, sfoderando quello humor corrosivo che fa ormai parte della storia del rock (pezzo forte una nuova canzoncina country sarcasticamente dedicata a Jesse Jackson, candidato democratico alle presidenziali Usa ...). Ha soprattutto rivisitato la sua intera produzione, dimostrandone, se ce ne fosse stato bisogno, l'estrema, incredibile attualità anche a distanza di vent'anni.

Qualche titolo?
Apertura con "
Stink foot", seguita a ruota da "What's new in Baltimore", "Find her finer", "King Kong", "Heavy duty Judy", "Zomby woof", "Who needs the peace corps", per raggiungere lo zenith con i due medley di "Trouble everyday/Penguin on bondage/Green Hotel" e soprattutto "Florentine Pogen/Andy/Inca roads". Li citiamo peraltro a puro titolo di cronaca. Lo show, infatti, cambia completamente ogni sera, e quando approderà a Udine il prossimo 30 Maggio c'è da giurare che riuscirà a stupirci ancora, con altre sorprese.
A proposito di sorprese graditissime, gradita quella riservata ai bavaresi, in occasione del secondo, lunghissimo bis, la classica "
Whippin' post". Zappa è stato infatti affiancato sul palco dal figlio diciottenne Dweezil, chitarrista pure lui. Una veloce accordatura, una serie di scale alla velocità della luce e pacche di incoraggiamento dal padre.

La dinastia è salva

 

Furio Baldassi

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