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DK 00 |
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Mi ricordo benissimo
della realizzazione del primo numero del DK, anzi del NUMERO ZERO, Era
una specie di bollettino carbonaro, o quella specie di dispense
fotocopiate tipiche del movimento studentesco degli anni settanta. Mi
ricordo molto bene le riunioni con Maurizio per impaginare il materiale
e l'entusiasmo con cui abbiamo perso ore e ore di tempo per fotocopiare
correttamente i fogli da lui preparati separatamente con il suo pc
e da me con un programma di scrittura elettronica dell'atari
1040st ... e quando poi anche Giorgio Salvadego ha aggiunto il suo
significativo contributo redazionale... l'ha fornito con lo standard
dello Spectrum Zx ... tombola! L'incompatibilità di formato tra le due
sorgenti è stato inizialmente il vero grave problema per la preparazione
del nostro DK magazine, ma l'idea di produrre qualcosa che documentasse
la nostra volontà di riunire quanta piu' gente possibile intorno al
personaggio FRANK ZAPPA è stata più forte di qualsiasi difficoltà. Anche
perchè all'epoca avevamo già progettato l'evento Z(h)APPY BIRTHDAY
presso una discoteca locale e con quella dispensa cartacea volevamo
anche dare un piccolo segno identificativo della nostra bizzarra idea
aggregativa a tutti i potenziali presenti. Alessandro Pizzin/debrakadabra |
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MONACO 1988
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Conservato, rispetto al 1984, il nucleo storico della band (Ike Willis, chitarra e voce; Bobby Martin, tastiere e voce; Ed Mann, percussioni; Chad Wakerman, batteria; Scott Thunes, basso), Zappa lo ha integrato con alcuni dei migliori sessionmen disponibili sulla piazza. Ecco quindi arrivare il chitarrista Mike Keneally, un tipetto che sembra essere stato paracadutato sul palco direttamente dal periodo del Flower Power, e soprattutto una sezione fiati da big band jazzistica. La compongono, in effetti personaggi quotatissimi alla borsa dei musicisti, Tali sono senz'altro il sax tenore Albert Wing, il sax baritono Paul Carmen e Kurt McGettrick, e soprattutto i due fratelli Walt e Bruce Fowler, |
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rispettivamente tromba e trombone,
che in passato hanno ripetutamente incrociato i loro nomi con le avventure zappiane.
Risultato? Uno dei gruppi più corposi e
poliedrici con cui il nostro abbia mai avuto a che fare. Capace di passare in
assoluta scioltezza da tema di "Big
Swifty" a quello della "Carmen"
di Bizet (!),salvo poi riprendere il refrain di base trasformarlo in un rock
oleoso modello anni cinquanta. E, con la stessa suprema indifferenza, recuperare
un fondo d'archivio come "Cruisin'
for burgers", che è del
1969, scomporlo completamente, pur rispettandone la partitura originale, e
trasformarlo in una finale clamorosa, "I
am the Walrus" dei Beatles.
Il pubblico della Rudy Seldmayer Halle, solitamente tempio bavarese dell'heavy
metal (!) nelle due ore e mezza di concerto deve aver avuto la sensazione di
assistere ad un corso accellerato di composizione musicale, Zappa, rilassato,
estremamente a proprio agio, ha intercalato una direzione d'orchestra
a-la-Karajan in vacanza a micidiali aperture chitarristiche. Ha dialogato continuamente con il pubblico, nonostante il copione preveda, in pratica , un'ora e quarantacinque di musica non stop. Ha gigioneggiato sul palco, sfoderando quello humor corrosivo che fa ormai parte della storia del rock (pezzo forte una nuova canzoncina country sarcasticamente dedicata a Jesse Jackson, candidato democratico alle presidenziali Usa ...). Ha soprattutto rivisitato la sua intera produzione, dimostrandone, se ce ne fosse stato bisogno, l'estrema, incredibile attualità anche a distanza di vent'anni.
Qualche titolo?
La dinastia è salva
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Furio Baldassi |
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