Puntualizzazioni, segnalazioni, opinioni e provocazioni
Contributi e suggerimenti sono BENVENUTI !!!

FRANCESCO GENTILE 
Fri Sep 10 12:32:00 2005

Verso la seconda Conferenza Internazionale
di Zappologia Esemplastica
.

Ben Watson
Ben Watson è noto agli appassionati di Frank Zappa per aver pubblicato nel 1994
The Negative Dialectics of Poodle Play (Quartet Books), un corposo volume di zappologia applicata che non ha mai smesso di far parlare di sé. Molti, infatti, hanno storto il naso accusando l’autore di voler ricondurre l’opera di Zappa alle proprie ragioni di materialista adorniano e marxiano, nonché di cultore di musiche d’improvvisazione, e delle opere di Attali, Benjamin, Freud, e Joyce.
Probabilmente questa sorta di accusa viene formulata da quanti non afferrano il senso del sogno di Watson: “fare in modo che l’eredità della musica e dello spirito zappiani non vada perduta, senza essere però condannata a ripetersi nella vuota e pedissequa celebrazione” (
Marco Maurizi, ‘ICE-Z’, Debra Kadabra, n. 27, ottobre 2004).
Tuttavia, un nutrito gruppetto di zappologi/zappofili condivide con Watson l’idea secondo la quale è necessario ‘utilizzare’ l’opera di Zappa (anche con spirito ludico), non limitandosi alla sola contemplazione.
Il libro di Watson costituisce un punto di riferimento per queste persone.
Lo stesso Zappa, ormai malato, mostrò una divertita curiosità quando nel 1993 Watson gli presentò il progetto, leggendogliene alcune sezioni. Ma non ci fu tempo per approfondire: era ottobre, Zappa moriva il successivo 4 dicembre (il tutto è raccontato alla fine del libro).
Da allora Watson ha continuato ad occuparsi della figura di Zappa venendo in contatto, anche grazie ad Internet, con un sempre maggior numero di persone interessate al suo approccio. Ne sono seguiti articoli, anche criticati, ed accese discussioni, circostanze che hanno rivelato un ambito culturale particolarmente vivace.

Londra
Un’importante tappa di questo percorso è stata la prima
International Conference of Esemplastic Zappology (o ICE-Z) tenutasi a Londra il 16 gennaio 2004, i cui proceedings sono stati pubblicati di recente (Academy Zappa, edited by Esther Leslie and Ben Watson, saf publishing, 2005).

Esemplastic’ è una parola inventata da Samuel Taylor Coleridge la cui corrispondente azione significa: ‘to shape into one’. Ovvero, dare forma unitaria, coagulare in una forma unica. Secondo Watson, Esemplastic Zappology vuole dire scrutare gli eventi in questione, analizzandone non solo il carattere puramente zappiano, ma cercando anche di comprenderne cause e conseguenze politiche e sociali.

For us, ‘shaping into one’ means the attempt to understand the Whole by looking at the Details.
[Esther Leslie and Ben Watson, Academy Zappa, p. 22]

There is, and always has been, a conscious control of thematic and structural elements flowing through
each album, live performance, and Interview. [...] What I’m Trying to describe is the type of attention
given to each lyric, melody, arrangement, improvisation, the sequence of these elements in an
album, the cover art which is an extension of the musical material, the choice of what is recorded,
released, and/or performed during a concert, the continuity or contrasts of material album to album,
etc., etc., etc.... all of these detail aspects are part of the Big Structure or The Main Body of Work. The
smaller details comprise not only the contents of The Main Body of Work, but, because of the chronology of execution, give it a ‘shape,’ in an abstract sense.

[F. Zappa, ‘Instructional Material’, Circular, “a weekly news device from warner/reprise”, vol. 3 number 29, September 20, 1971]

La conferenza di Londra ha avuto contributi di varie provenienze e di varia estrazione: tra i convenuti ricercatori universitari ma anche appassionati duri e puri. L’idea è accogliere, indipendentemente dalla provenienza, interventi che siano di stimolo ad usare il lavoro di Zappa come uno strumento adatto ad analizzare il mondo circostante. La pura accademia è lontana, anche se a volte se ne utilizzano, ludicamente, gli strumenti. L’attitudine è alla discussione, la speranza è l’imprevisto.

Roma
AmnesiaVivace, un’associazione e una rivista italiana (disponibile solo via web) che si occupa di Teatro e di altre attrezzature per la comunicazione, e
Debra Kadabra, l’associazione e la rivista italiana dedicata all’opera di Frank Zappa, hanno partecipato ad ICE-Z, edizione uno, traendone effetti benefici di varia natura.
Unite nello sforzo organizzativo, le due associazioni stanno progettando la seconda edizione di ICE-Z, da tenersi a Roma intorno alla metà del 2006 (a 40 anni dall’uscita di
Freak Out! il primo album dei Mothers of
Invention). Naturalmente Ben Watson è coinvolto anche come catalizzatore internazionale. In Italia cercheremo di coinvolgere anche il gruppo di persone che ha reso possibile nel 1999 a Tivoli la prima conferenza italiana dedicata a Zappa, dalla quale è stato tratto l’omonimo libro
Frank Zappa domani (a cura di Gianfranco Salvatore, Castelvecchi, 2000), ed alla cui organizzazione ha collaborato Debra Kadabra.

Dato il carattere internazionale della conferenza (della durata prevista di una giornata), la lingua sarà
l’inglese. Allo scopo di coinvolgere pienamente il pubblico italiano, sarà importante prevedere la traduzione simultanea degli interventi.

Al contorno, sono previsti concerti e spettacoli per la sera della conferenza, e sperabilmente per la precedente e la successiva.
Stiamo prendendo in considerazione performance musicali, teatrali e di danza. L’idea è quella di presentare spettacoli concettualmente ispirati all’opera di Zappa, con l’intenzione di stimolare chi salirà sul palco ad andare oltre la dimensione della lettura filologica.

La Discoteca di Stato
Siamo convinti che la Discoteca di Stato rappresenta per ICE-Z 2 una sede ideale per la giornata dedicata agli interventi, considerato il suo carattere di istituzione indipendente abituata ad indagare in profondità.
Frank Zappa, infine, è stato appassionato sperimentatore delle tecnologie per la registrazione e la manipolazione dei suoni, e ha spesso utilizzato apparati se non prototipali (un registratore a 5 piste nei primi anni ’60), comunque d’avanguardia (il Synclavier a metà degli anni ’80). Nel corso della sua vita il compositore ha prodotto e conservato una quantità impressionante di supporti fonografici registrati. Analogamente a quanto accade alla Discoteca di Stato in relazione al patrimonio di fonogrammi residente in Via Caetani, anche per gli eredi di Frank Zappa si pone la questione di una efficace e corretta conservazione del lascito zappiano e del suo trasferimento verso nuovi formati digitali.
Chissà che ICE-Z 2 non costituisca uno stimolo per una collaborazione con gli eredi, fin ora neanche immaginata!

Roma, 10 settembre 2005
Francesco Gentile/Debra Kadabra

     
GIORGIO CASADEI 
Fri Jul 22 19:39:41 2005

In PojamaPeople Renzo ha scritto:
<< New entry nella sezione documenti di PojamaPeople >>
23a RASSEGNA DI NUOVA MUSICA
trombone, Mike Svoboda
flauto, Manuel Zurria
violino, Aldo Campagnani
violoncello, Francesco Dillon
percussioni, Giovanni Damiani
chitarra elettrica, Giorgio Casadei
pianoforte, Fausto Bongelli

Frank Zappa
Black Page# 2
RDNZL !

Alessandro ha replicato:
>> sarebbe bello saperne un pò di più sul progetto in questione
>> ... se solo Giorgio ci scrivesse due righe su PojamaPeople ...


Caro Alessandro,
ho scritto, ma non due righe, anzi ma mi è venuta una dissertazione lunghissima a causa di alcune associazioni mentali che mi hanno portato a un pò di riflessioni. Per questo invio la mail a te.
Sino ad un certo punto punto ho scritto circostanziatamente all'esperienza Maceratese, ma poi c'è altro. (...)

giorgio



Resoconto Maceratese.
Era dicembre del 2004 quando Stefano Scodanibbio, contrabbassista, compositore e, nello specifico che ci interessa, direttore artistico della Rassegna di Nuova Musica di macerata mi contattò per collaborare
con il Festival. Da un paio di edizioni la Rassegna è dedicata alla musica contemporanea americana e quest'anno tra i vari compositori (Morton Feldman, Elliott Carter, Steve Reich, John Cage, Charles Ives,
Conlon "another great italian" Nancarrow e molti altri) era contemplato anche Frank Zappa. Due erano i brani da fare e Scodanibbio aveva già deciso di mettere in cartellone "
The Black Page", poi insieme, sulla
base di ascolti vari e alcune mie proposte, abbiamo scelto "
RDNZL". Una delle cose belle di questo Festival è che c'è un gruppo di musicisti che per quattro giorni si dedicano interamente all'interpretazione
delle varie composizioni, avvicendandosi tra brani in solo, duetti, sino all'ensemble di medie proporzioni. Quindi per i due pezzi in questione abbiamo deciso l'organico sulla base dei musicisti disponibili. L'ensemble era formato da flauto/ottavino, trombone, pianoforte, vibrafono/marimba, violino e violoncello (in
RDNZL
partecipavo anch'io alla chitarra). Per i due pezzi in questione non esiste una partitura originale con questo organico, quindi era inevitabile scrivere un arrangiamento.
Questo è il lavoro che ho fatto io: adattare, sulla base delle mie conoscenze e del mio gusto, le due composizioni di Zappa per l'organico a disposizione.
Black Page è "The Black Page #2" e se era facile stabilire cosa facesse il vibrafono (che si occupa solo delle parti tematiche), non era così altrettanto scontato cosa dovessero fare gli archi e, per certi versi, il pianoforte. Si doveva costruire un "accompagnamento" intorno a quella che è principalmente una linea melodica (Black Page potrebbe funzionare benissimo anche suonata monodicamente, non a caso è nata come solo di batteria). Zappa però la suonava con ensemble avvezzi all'estemporaneità, grossolanamente possiamo dire così: un gruppo di musicisti in grado di suonare liberamente su armonie più o meno complesse, cambiando stile a piacere e stabilendo oralmente determinate convenzioni e caratteristiche. In questo caso specifico tutto andava scritto, niente poteva essere lasciato al caso (diverso il caso di RDNZL). Così gli archi sono diventati una specie di base ritmica e il pianoforte il collante ritmico-armonico per le evoluzioni
tematiche di vibrafono, flauto e trombone. La cosa difficile era far suonare questo pezzo con la scioltezza con cui suona nelle esecuzioni zappiane e con il poco tempo a disposizione per le prove è stato miracoloso essere riusciti a farla filare tutta sino in fondo.
RDNZL invece si basa sull'arrangiamento che già avevo realizzato con l'Orchestra Spaziale. Anche qui bisognava sopperire all'assenza della base ritmica (e se hai quella che funziona bene il più è fatto), allora ho lavorato molto sul pianoforte come elemento unificante e ritmicamente trainante. Sulle parti solistiche (gli unici improvvisatori eravamo io e Mike Svoboda - trombonista dell'Ensemble Modern anche in Yellow Shark) poi era fondamentale ci fosse l'energia che consentisse al solista di muoversi liberamente.
Per questo è stato importante lavorare con il pianista su quanto poteva essere fatto anche allontanandosi dalla parte scritta. Per chi non è abituato al mondo zappiano è forse importante capire quanto sia necessario andare al di là delle note scritte, riuscire cioè ad infondere una carica particolare a ciò che si suona ed entrare in uno spirito che va oltre l'essere un eccellente esecutore di parti articolate e complesse.
Da parte mia credo che uno dei contributi maggiori sia stato quello di portare i musicisti, che prima di allora non conoscevo, nella giusta direzione, o in quella che io ritenevo essere tale. è stato positivo lavorare con gente che era interessata a quanto si stava facendo e che collaborava con grande passione. Può sembrare un'ovvietà ma chi ha avuto a che fare con il mondo della musica classica può comprendere che spesso non è così e alle volte ci si trova a fronteggiare menefreghismo, ignoranza e disinteresse.
Più in generale questa esperienza mi porta ad una serie di riflessioni che ora vi sottopongo..
Quando è stato trasmesso il concerto per radio non è stato specificato che si trattava di arrangiamenti. Ma non mi voglio lamentare di questo in quanto arrangiatore non citato, ma voglio solo sottolineare che chi ascoltava poteva immaginare che quelle fossero le partiture originali di Zappa e quindi farsi un'idea non proprio esatta di ciò che udiva.
Sembrerà una considerazione oziosa ma nel circuito "classico" se ad esempio si suona Mozart, nella migliore delle ipotesi si ascolta ciò che Mozart ha scritto, e la stessa cosa vale anche per un compositore come John Cage, pure nei suoi pezzi più aleatori e fortemente condizionati dalla discrezionalità dell'interprete.
Nell'ambito della musica colta è raro che ci si trovi di fronte a brani in cui sia preso in considerazione il concetto di arrangiamento, in genere il compositore è anche l'arrangiatore, nel senso che chi scrive un tal pezzo lo fa per un organico preciso ed eventualmente farà poi delle variazioni o in seguito elaborerà delle revisioni (come ha fatto Strawinsky con diverse sue opere). Se si ascolta un quartetto d'archi di Haydn si ascolta quello che ha scritto Haydn, poi cambia l'interpretazione a seconda di chi sono i musicisti, ma
difficilmente ci si troverà di fronte all'arrangiamento di tale quartetto. Questo accade solo con progetti specifici come ad esempio quelli di Uri Caine su Mahler, Bach, Verdi o Beethoven, dove Uri Caine usa il materiale di partenza per un suo percorso, che stravolge sensibilmente l'originale.
Zappa, dal canto suo, ha scritto tonnellate di musica, ma di partiture vere e proprie delle sue composizioni (soprattutto quelle più note) non ne siamo sommersi. Se voglio eseguire un pezzo qualunque di Schubert o di Berio, sto sicuro che trovo tutto ciò che mi serve. Per quanto riguarda Zappa, posso consultare il sito di vendita delle partiture della Barfko e vedere cosa mi viene offerto. Trovo questo annuncio:

Selected Works and Arrangements for Orchestra and Chamber Orchestra by Frank Zappa are now available for rental. Send an e-mail with your request to munchkinmusic@zappa.com

Works include:
Be Bop Tango
Bob in Dacron and Sad Jane
Bogus Pomp
Dog Breath Variations
Get Whitey
G-Spot Tornado
Mo 'N' Herb's Vacation
Outrage at Valdez
Peaches en Regalia
Pedròs Dowry
The Perfect Stranger
Sinister Footwear
Strictly Genteel
200 Motels - The Suites


Considerando i problemi che possono insorgere con gli eredi di Zappa in merito all'esecuzione pubblica della musica di Frank Zappa, cosa significa ciò, che lo Zappa eseguibile pubblicamente è questo e con queste partiture? Questa è la musica di Zappa che è consentito suonare, affittando le partiture direttamente alla fonte? Tra l'altro può anche essere che una parte di queste partiture siano in verità gli arrangiamenti di Ali Askin per Yellow Shark. Comunque sia, trattandosi di brani orchestrali o cameristici è evidente che questa
offerta è rivolta ad un ristretto mondo di esecutori. (Quindi se vogliamo suonare "
Holiday in Berlin", "The Idiot Bastard Son" o "RDNZL" cosa si fa?). è così lampante che Zappa risponde solo in parte alla figura generica del compositore che la storia ci ha voluto tramandare, che cercare di porre la sua figura alla stregua di coloro che sono consegnati alla storia della "grande musica" o della musica del novecento è drammaticamente corretto ma al tempo stesso riduttivo (contemporaneamente anche puerile e nobile, in definitiva abbastanza inutile se non per una migliore divulgazione delle sue opere). è un'illazione, ma è come se chi detiene i diritti sulla sua musica vivesse un pò una sorta di complesso di inferiorità verso un mondo
che tutto sommato a Zappa interessava sì, ma solo in parte (a meno che la stragrande maggioranza del suo operato non sia una sorta di automistificazione o mercificazione cui il compositore sia stato costretto).
Zappa è un compositore, ma non nel senso classico del termine (in questo lontano anche dal suo idolo di gioventù), eppure appartiene anche a quel mondo perchè la sua musica offre una tale ricchezza che
confinarla in un ambito come quello rock è semplicemente un'ottusità.
Al tempo stesso zappa è un musicista rock, ma non nel senso tipico del termine, eppure appartiene anche a quel mondo perchè la sua musica offre una tale ricchezza che confinarla in un ambito come quello della
musica contemporanea è semplicemente un'ottusità.
Zappa stesso ha insegnato a tutti noi a desacralizzare l'oggetto musicale, a trascendere alcune categorie, e quindi a vedere anche la sua musica in una prospettiva "aperta", non sacra. Egli ci ha sempre proposto, e posto di fronte ad alternative dei suoi stessi brani, pensate a "
Village of the sun" su ROXY & ELSEWHERE e su YCDTOSA Vol.2, qual'è la versione "vera"?
Domanda sbagliata.
Il punto fondamentale è che per molti di noi è stato Zappa più di ogni altro a indicare la possibilità (filosofica e pratica) di scardinare qualcosa di apparentemente dato e sacro (senza nulla togliere a Marcel Duchamp). Sarà anche vero che gli arrangiamenti del 1988 siano definitivi, ma se Zappa fosse ancora vivo, definitivi sino a quando?
Qualcuno, tra i gli eredi, prima o poi si dovrà rassegnare all'idea che le opere di Zappa, proprio per come ha egli stesso ci ha comunicato il suo rapporto con la sua musica, possono essere suonate alla lettera
(ricalcando i dischi), riarrangiate, stravolte e anche rovinate senza nulla togliere (e aggiungere) alla sua grandezza, importanza e bellezza.
Senza dover ricorrere ancora all'esempio degli interessanti risultati ottenuti da Uri Caine in merito a riletture di classici, basta dire che quando negli anni '70 si sfornavano a pieno ritmo riletture pop, discomusic o rock di opere dei compositori classico-romantici, mica succedeva nulla di grave o di irreparabile, non veniva certo a
squalificarsi l'opera originaria. La quinta di Beethoven restava quella che era anche se esisteva la versione di "
Saturday Night Fever", stessa cosa per il Bolero di Ravel rielaborato dai Colosseum, da James Last o
da Zappa stesso (anche la versione di James Last è una delle più belle mai realizzate). Guarda caso proprio il Bolero può offrire degli spunti interessanti. Agli aventi diritto la versione di Zappa infastidiva (e così è stata tolta dai cd successivi alla prima uscita) così come oggi agli aventi diritto di casa Zappa infastidisce
che altri suonino la musica di Zappa senza autorizzazione. Probabilmente anche Bach non avrebbe particolarmente amato sentire la sua toccata e fuga in re minore nella versione disco-pop di Andrè Carr
(alias Vince Tempera) e magari avrebbe protestato, forse fatto causa, chissà... anche Strawinsky si era alterato con Leopold Stokowski per il taglia e cuci operato sulla "
Sagra" per "Fantasia" di Walt Disney,
ma poi evidentemente devono aver trovato un accordo soddisfacente. La questione è un pò quella del riconoscimento di un autore (con i relativi risvolti economici) e della sua autorevolezza con la conseguente paura o ansia di subire un qualche danno (vedi anche i casi di U2/Negativland, Michael Jackson/John Oswald e chissà quanti altri). Insomma è chiaro che la musica deve essere libera di essere suonata, ma teniamo presente che ci può essere sempre un avente diritto dietro l'angolo pronto a non essere d'accordo. Figuriamoci se dovessimo introdurre l'argomento copyleft.
Ciao a tutti.
Giorgio!

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